Twitter

Quali strumenti uso per trovare informazioni

La fase di ascolto è la prima in un qualsivoglia progetto di social media marketing. Senza le preziose informazioni recuperate in questo momento iniziale ogni futuro progetto si baserebbe su fondamenta di cartone. Al contrario di quello che si possa pensare, la fase di ascolto non ha un vero e proprio termine. È una fase che occupa, almeno a me, un buon 30% della quotidianità del progetto.

Immagina che un progetto di Social Media Marketing sia una discussione nella vita reale. Ciò che succede nella realtà tra due persone è che una parli e l’altra presti attenzione per poi ribattere mentre la prima che prima esplicava il proprio pensiero ora ascolta. È un passarsi la palla creando un circolo (si spera virtuoso) che noi tutti chiamiamo di-alogo. Per quanto riguarda il web è lo stesso.

Questo dialogo può essere strutturato come un flusso di informazioni. Ma da dove vado a pescare le mie informazioni? Io personalmente uso quattro strumenti per saziare la mia sete di sapere e mantenermi aggiornato sui temi che più mi interessano in ambito lavorativo, ma non solo.

1. Feedly
Feedly è un aggregatore di notizie. Il più usato da quando Google Reader ha chiuso i battenti. In Feedly ho creato una serie di cartelle ognuna delle quali racchiude gli aggiornamenti di una decina di blog o siti di settore. Non mi piace inserire più di 10 blog per cartella per non avere troppe info, piuttosto rinfresco questa lista ogni due o tre mesi oppure creo più liste con contenuti più specifici (anziché avere un gruppo di 10 blog sotto marketing, ne creo tre con contenuti più verticali)

2. Alert
Gli alert di google sono utili per essere aggiornati quotidianamente sull’utilizzo di uno o più termini sul web. A differenza di Feedly le fonti non sono selezionate in anticipo quindi spesso alcuni alert sono spazzatura, ma abbastanza frequentemente ho trovato informazioni utili che altrimenti, attraverso i canali tradizionali, mi sarebbero sfuggite.

3. Liste Twitter
Twitter rimane forse il mio social preferito. Faccio un uso spasmodico delle liste, che ritengo essere uno strumento efficace e preciso che mi permette di non perdermi nel flusso della home. È molto utile quando come me lo si usa per motivi diversi e quindi accanto ai gurudei social media, ci si ritrova atleti o musicisti. Twitter è una delle mie basi di ricerca preferite, molto spesso uso il social di microblogging ancor prima di usare Google alla ricerca di post utili. Le informazioni che vi trovo sono spesso le più interessanti e affidabili.

4. Hootsuite
Uso costantemente lo strumento di Hootsuite per monitorare i Flussi. Impostando tra le ricerche i termini che mi interessano posso verificare se qualcuno ne parla su Twitter, Google o su altri portali,  e approfittare per intavolare una discussione con lui (o lei ovviamente). Anche in questo caso le fonti non sono filtrate quindi vanno selezionate con cure le informazioni.

5. Wikipedia
Questo è da sempre un tasto dolente. Wikipedia è tra le più grandi innovazioni di sempre, ma ritenerlo una fonte sempre affidabile è a parer mio eccessivo anche se ad un corso qualche anno fa il docente mi disse che si stimava che l’enciclopedia libera contasse un numero di errori pari a quelli dell’Enciclopedia Britannica. Se questo sia o non sia vero poco importa, la cosa che realmente conta è che grazie a Wikipedia ci si può fare un quadro generale di un argomento andando successivamente ad approfondire ed incrociare le fonti. Sicuramente sono molti i detrattori dell’Enciclopedia libera, ciononostante le informazioni che offre sono spesso utili e affidabili, soprattutto quando si incrociano portali di lingue diverse per confrontarne i contenuti.

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Perché Twitter non è un’occasione sprecata

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A inizio aprile mi capitò di leggere un articolo intitolato “perché Twitter è solo un’occasione sprecata“.

Il nucleo centrale del tema era appunto il fatto che la piattaforma di microblogging non fosse riuscita a compiere la rivoluzione dell’informazione che ci si era aspettati.

Il mio punto di vista sulla questione è diametralmente opposto a quello dell’autore, Antonio Lupetti, per essenzialmente due motivi.

Il primo motivo riguarda l’informazione stessa. Il 6 aprile 2013 viene pubblicato sul Blog di Mario Sechi un post interessante intitolato Twitter e l’informazione finanziaria dove si racconta che Bloomberg e Reuters monitorano costantemente Twitter per la ricerca di informazioni. È invece del 12 aprile 2013 l’articolo di Anna Masera su La Stampa relativo al futuro dell’editoria e del giornalismo nell’era digitale. Senza contare il post di Pier Luca Santoro dedicato alla presentazione del suo ebook “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole” dove il tema centrale è il ripensamento del mondo dell’editoria alla luce delle nuove connessioni permesse dal web. In breve, il tema è delicato e parlare di promesse disattese mi sembra a dir poco prematuro, senza contare che molti addetti ai lavori nascono digitali e si connettono naturalmente alle proprie communities sui social. Senza contare i rapporti tra Pubbliche Amministrazioni e cittadini o il live twitting durante eventi come la nomina del nuovo pontefice.

Il secondo motivo riguarda le nicchie. La ricchezza di un social non si misura con i grandi numeri delle maggioranze. Al contrario, la ricchezza è data dalla varietà di nicchie che trovano al suo interno gli strumenti per comunicare. Tentare di capire Twitter a partire dai Trend topics è voler leggere il Marketing 2.0 con la forma mentis del Marketing 1.0. Il web 2.0 trova la sua ricchezza nel rapporto one-to-one, prescindere da questo principio vuol dire, a parer mio, non afferrare i concetti stessi di 2.0 e di Social.

Parafrasando Ludwig Mies van der Rohe il quale sosteneva che “Dio è nei dettagli”, potremmo sostenere che il 2.0 sta nel singolo Tweet. Ci basti guardare i comportamenti virtuosi di alcuni account come quello di @Einaudieditore per capire in molti abbiano saputo cogliere l’occasione offerta da Twitter. Certo, perché Twitter è un’occasione che gli utenti hanno per creare relazioni digitali. Il social dei 140 caratteri non ha contenuti propri, è ovviamente reso vivo dai cosiddetti Prosumer. Affrontare questo argomento prescindendo dai contenuti, e quindi dalle community delle quali si fa parte, ci mette di fronte ad una scatola vuota, perché sì, un social senza persone è una scatola vuota. I grandi numeri, le grandi folle, lasciamole ai media del passato e accettiamo l’idea che il cuore pulsante dei media del futuro sono le persone.

Facebook e Hashtag: riflessioni di una mente sociale

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Si vocifera dell’introduzione su Facebook degli Hashtag, conosciuti ai più principalmente per l’utilizzo su Twitter e Instagram.
Cosa potrebbe cambiare nel Social Network più diffuso nel mondo occidentale, con l’introduzione di questo strumento?
A parer mio molto!

Sappiamo bene che i Social sono luoghi relazionali. Luoghi dove le persone si mettono in relazione tra loro. La grande differenza tra Facebook e gli altri (penso a Twitter, Instagram, G+, Pinterest, etc.) consista proprio nel principio che regola questa relazione.

Su Facebook il legame ci lega a chi fa parte della nostra rete è determinato da un’amicizia (con persone) o da un apprezzamento (per brand/organizzazioni). Non vi è attualmente un luogo attraverso il quale filtrare i contenuti. Questo è invece cuore di Twitter, la capacità di mettere in relazione sconosciuti attraverso interessi comuni (cercati con gli Hashtag).

Portare gli Hashtag in Facebook vorrebbe dire ampliare le possibilità di utilizzo del Social aprendo le porte ad un modo di relazionarsi meno vincolato ai propri contatti.
La domanda da porsi è: questa rivoluzione in casa Zuckerberg funzionerà nonostante le limitazioni alla privacy che molti utenti hanno adottato? o diventerà interessante solo per interfacciarsi con pagine pubbliche?

Ai posteri l’ardua sentenza……..

Strategie Social nell’era dell’eBook

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Da un tweet attraverso il carrello di Amazon fino al mio Kindle.
La storia che voglio raccontare oggi riguarda le relazioni tra le persone, nel mondo della lettura, all’interno dei social network.
Questo racconto parte da un tweet. E si conclude con un acquisto su Amazon.
È il racconto della “relazione digitale” di uno scrittore, Luca Rossi (@LucaRossi369), con i suoi lettori.
Mentre i grandi editori italiani si muovono, chi meglio chi peggio all’interno del mondo del social web, le piccole case con gli stessi autori si muovono nel sottobosco.

L’era degli eBook e dell’auto pubblicazione è l’era dei social network e delle relazioni digitali. Come chiunque oggi, pure l’editoria (digitale in particolar modo) deve fare i conti con la social revolution. Nel mio post precedente ho messo sul tavolo qualche numero per capire come il mercato dell’editoria digitale sia in crescita, non solo economicamente, bensì pure culturalmente. L’80% del mercato digitale è in mano ai piccoli e medi editori.

Il tam tam digitale parte spesso dagli autori stessi e dalle loro relazioni digitali con i lettori. Una serie di scambi che man mano si propagano in rete, non perdono la propria grande forza: l’autenticità. La formula è concettualmente semplice, ma soffre di un limite che è la capacità dell’autore di gestire questi strumenti.
C’è chi, come Luca, si muove con disinvoltura su Twitter, c’è chi invece fatica ad interagire. In un epoca dove il Personal Branding è una competenza quasi necessaria per emergere, questo può costituire un forte limite.

Ecco che si riscopre la figura dell’editore. Editore come facilitatore di relazioni online. Editore come “centro” delle conversazioni sui social. Editore anche come comunicatore del proprio valore, del valore della propria “scuderia”.
Competenze di Social Media Marketing sono oggi più che mai indispensabili in un mercato frammentato e privo dei grandi “mediatori”. Che siano competenze prese in outsourcing o che siano interne all’azienda, poco importa, la questione principale è interagire e coinvolgere in prima persona.