Narrazione

Quando un contenuto diventa storia?

Quali caratteristiche deve avere un contenuto per essere storia?
Quali elementi sono necessari affinché si possa parlare di storytelling?
Dal punto di vista narrativo, cosa distingue un professionista da un web writer improvvisato?

A queste e ad altre conseguenti domande dobbiamo saper rispondere, per noi e per chi ci da fiducia. Dobbiamo sapere da dovere partire per dare valore al nostro processo creativo.

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1. Avere un inizio
Ogni storia ha un inizio. Rompere uno stato di equilibrio e creare domande, andare a disturbare lo status quo del nostro lettore è spesso il punto di partenza migliore. Andare a sottolineare quel conflitto che motiva il lettore a seguirci è fondamentale. Su questo si basa la struttura che creeremo successivamente. Il conflitto in questo caso può essere evidente o meno al lettore, meno sarà evidente e più dovremo motivarlo.

2. Suscitare interesse
Interesse e curiosità sono due utili aspetti da non dimenticare. Tutta la storia della filosofia, fino a Cartesio, si può dire essere fondata sulla meraviglia come motore dell’indagine filosofica. Essere interessanti vuol dire essere utili al lettore, dare informazioni gradite o che, se non sono gradite, siano funzionali per lui e lo aiutino a svolgere il proprio lavoro. Più è ristretta e definita la nostra nicchia, più sarà facile. Più ampio è il nostro pubblico, e più facile sarà cadere nelle trappole di immagini di gattini e donne in abiti succinti.

3. Avere un protagonista
Non c’è storia senza protagonista. Più questo sarà simile al nostro lettore o a chi il nostro lettore vorrebbe identificarsi, più sarà facile mantenere il suo interesse.

4. Avere una missione da compiere
Le storie sono fatte di sfide, di missioni, di percorsi da compiere insieme ai lettori. La storia non è data in un singolo momento, è un tendere verso un obiettivo, un traguardo. Senza questo nessuna carovana avrebbe mai attraversato il deserto alla ricerca di oasi o miniere d’oro.

5. Avere una trama
Un percorso non si conclude in un giorno. Un viaggio ha una durata nel tempo e nello spazio. Gli accadimenti che compongono storia, il succedersi degli eventi, sono legati gli uni agli altri indissolubilmente dal fil rouge che lo storyteller deve saper rendere al lettore in cambio della sua fiducia. La trama è la concatenazione degli eventi tra di loro, dalla crisi al raggiungimento della missione. In un’ottica di Social media Marketing vuol dire riuscire a inserire i contenuti coerentemente in un Piano Editoriale.

6. Avere una fine/soluzione
Che storia è senza una fine? A dispetto di quanto credeva Michael Ende (ne ho parlato qui) ogni storia ha una fine. La nostra Shahrazād racconta ogni notte una storia diversa, seppur concatenata a quella precedente.

6+1. Orizzonti assiologici
I valori sono il valore che trasmettiamo al lettore, alle persone che ci seguono e si aspettano qualcosa da noi. Già in precedenza ho scritto che nel Corporate Storytelling, l’azienda non è la protagonista della storia. L’azienda deve essere presente in modo non autoreferenziale, ma come discreto e irrinunciabile sfondo della vicenda. La presenza dell’azienda nella narrazione d’impresa sta nel far vivere nella storia i propri valori fondanti.

Mi racconto quindi esisto

Mi racconto quindi esisto. Questo è il nostro inizio, il punto di partenza del nostro essere persone ed in fin dei conti del nostro cammino insieme.

Dietro al fenomeno apparentemente recente del Digital Storytelling si nasconde una necessità ancestrale dell’essere umano: la necessità di raccontarsi.

Nulla è reale se non è stato raccontato, ciò che è stato raccontato esiste seppur non sia mai stato reale. La narrazione è l’entrata principale della realtà e dell’esistenza, in tutto e di tutto ciò che ci circonda. Nel raccontarsi, non solo acquistiamo credibilità ontologica verso chi ci ascolta, bensì anche verso noi stessi.

È nel racconto che i principi primi della nostra cultura sono arrivati a noi, nella forma di mito. Ed è sempre in forma di racconto che le verità più antiche di ogni religione sono arrivate ad oggi. È quindi il racconto la forma privilegiata dell’esistenza e della comunicazione.

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Lo spazio sociale del web 2.0 è quantitativamente il luogo privilegiato, o perlomeno uno dei luoghi privilegiati, di questo riconoscersi. All’interno di questo spazio, racchiusi in community identitarie, troviamo persone  desiderose di raccontarsi e di essere raccontate. L’indicibile essere stesso trova casa nel linguaggio .

Il desiderio più intimo delle persone oggi è essere considerate persone, non sentirsi parte di un budget. Le persone sono esseri umani con paure, desideri e necessità. Hanno momenti di felicità e di frustrazione, di rabbia e di irragionevole euforia. Lo spazio sociale oggi è diventato, anche, un luogo libero per sentirsi in questo senso umani e qualche volta, perché no, per sfogarsi. Un luogo “virtuale” dove troviamo la realtà personale nel raccontarci e nel ritrovarsi nella narrazione degli altri.

Uno dei più acuti interpreti del fenomeno social network identificò il successo di questi grazie alla piramide di Maslov, raccontare insieme ai nostri fan, follower, amici o conoscenti diventa il modo più diretto per far entrare loro nel nostro mondo e riconoscerli come persone. Capire questo meccanismo è la base per poter affrontare un percorso come quello che stiamo facendo alla ricerca delle origini e delle declinazioni del cosiddetto corporate storytelling.

La cura della persona nella sua ricerca identitaria attraverso il racconto è oggi la prima occasione delle organizzazioni per identificarsi con le proprie communities di utenti.