Management

Le 8 competenze del manager

Il guaio quando si parla di management è che si identifica spesso nella figura del manager esclusivamente colui che prende decisioni senza che ci si interroghi sul come vengano prese queste decisioni.

Le aziende più performanti hanno spesso portato innovazione soprattutto e innanzitutto nei metodi gestionali. Nelle organizzazioni evolute è parte della cultura aziendale infatti monitorare il processo decisionale del manager accertandosi quindi dell’efficacia del processo stesso.

Il cuore della questione sta appunto nel termine processo; la differenza tra un buon manager e un manager improvvisato sta appunto nella tipologia di processo decisionale messo in atto: il manager applica un processo razionale fondato su evidenze e dati, il manager improvvisato usa – ahimè – la pancia!

Ma allora qual è il processo decisionale ottimale?

Il processo decisionale migliore – più affidabile – si basa su evidenze e dati e sfrutta le competenze e strumenti per arrivare a prendere le decisioni migliori. Io ho identificato otto diverse competenze che un buon manager deve avere per essere efficace. Andiamo ad elencarle e successivamente ad approfondirle uno ad uno.

  1. Analisi
  2. Definizione degli obiettivi
  3. Pianificazione strategica
  4. Definizione dei KPI
  5. Pianificazione operativa
  6. Gestione della squadra
  7. Monitoraggio dei risultati
  8. Capacità di presentare relazioni

Analisi
La capacità di trovare e sfruttare i dati (quantitativi: numeri, cifre, etc.) per avere informazioni fondate è la prima competenza che un manager deve avere. È necessario avere confidenza con i numeri e con gli strumenti di calcolo necessari: fogli Excel, software di Business Intelligence, etc.

Definizione degli obiettivi 
Il cosiddetto goal setting. Si tratta della capacità di definire degli obiettivi in base alla fotografia emersa dall’analisi (ne ho anche parlato qui). Avendo una chiara fotografia della situazione (impossibile da avere senza aver fatto un’analisi puntuale sui dati) è necessario saper fissare obiettivi realistici e stimolanti (S.M.A.R.T.).

Pianificazione strategica
Con questi paroloni s’intende la capacità di definire con precisione il proprio target e la segmentazione di mercato ottimale. Inoltre fa parte della Pianificazione Strategica l’identificazione delle strategie di vendita e dei vantaggi competitivi espressi attraverso la Unique Selling Proposition. Nella PS si tratta di definire più precisamente possibile le linee guida per raggiungere gli obiettivi fissati nella fase precedente. Ovviamente ci troveremo ad avere diverse strategie (e quindi piani strategici) a seconda dei diversi mercati o nicchie che affrontiamo.

Key Performance Indicator
Per KPI s’intendono gli indicatori chiave di performance. Essendo chiave devono essere necessariamente pochi ed estremamente rilevanti. A questi è necessario poter accedere in tempi rapidi e frequentemente perché grazie a questi ci si può rendere conto se strategia e tattica attuate sono efficaci o se vanno aggiustate con interventi ad hoc (come avviene praticamente sempre).

Pianificazione operativa
La Pianificazione Operativa è la trasposizione pratica/quotidiana del Piano Strategico, e consiste nella capacità di assegnare i task alle persone più adeguate, specificando gli obiettivi e le tempistiche affinché la risorsa possa esprimere il proprio meglio. In questo caso la competenza sta nell’orchestrare con maestria le attività che andranno a comporre il processo che a sua volta andrà monitorato attraverso i KPI affinché porti i risultati attesi (definiti in dopo l’analisi).

Gestione della squadra
Questo è forse l’aspetto più facile da fraintendere. Si tratta di scegliere e far crescere le persone all’interno della squadra, metterle in condizione di dare il meglio attraverso continui stimoli e confronti. Gestire la squadra attivamente vuol dire preoccuparsi delle competenze e della formazione di ognuno dei suoi membri affinché questi insieme portino valore all’organizzazione attuando con efficacemente d efficientemente il Piano Operativo. Almeno una volta all’anno un buon manager dovrebbe organizzare dei feedback con il suo team verificando i risultati delle azioni e la gestione dei task affidati. Non dobbiamo comunque dimenticare che il fattore motivazionale passa da logiche inaspettate, dalla concessione delle ferie al fatto di ricordarsi del compleanno del figli/a, così come dal coinvolgimento delle persone nelle fasi più strategiche.

Monitoraggio dei risultati
Non si intende la lettura del bilancio. Si tratta di verificare se i risultati intermedi (possono essere giornalieri, settimanali, mensili o trimestrali, dipende dal business) attraverso i KPI definiti in partenza. Se il nostro business fosse una gara di automobilismo potremmo parlare della verità del tempo al giro e dei singoli parziali. Lo scopo del monitoraggio è verificare che la strategia stia producendo i risultati attesi ed eventualmente far capire dove intervenire.

Presentare relazioni, piani e idee
Management vuol dire padroneggiare la lingua scritta e parlata. Vuol dir sapere presentare un piano scritto, dei report e delle presentazioni. Senza documentazione scritta non stiamo parlando di management, bensì di improvvisazione. Un buon manager deve avere il coraggio di mettere per iscritto quali sono propri obiettivi e deve permettere la misurazione della propria performance. Saper rendicontare per iscritto delle attività svolte e saper prenotare idee, visioni o strategia cercando di trasmettere il valore delle proprie proposte con numeri e analisi sono doti rare, ma necessarie se si vuole essere un manager.

Conclusioni
È da mesi – forse anni – che mi ronza per la testa un post nel quale avrei voluto sintetizzare  il concetto per me più rappresentativo di management. Ogni volta che ho provato a stendere qualche parola al riguardot mi sono scontrato con definizioni e problemi accademici che portavano l’articolo ad un concettualismo inutile e che poco ha a che fare con il management reale.

Successivamente ho tentato di uscire da questo impasse pensando agli strumenti utili al manager per attuare la propria managerialità e questo ha aperto la strada ad una chiave di lettura che mi ha permesso di scrivere finalmente il pezzo che hai letto; alcuni giorni fa ho pensato che essere un manager è innanzitutto una questione di competenze, non di ruolo né di compenso. Essere manager – secondo me – vuol dire avere competenze manageriali e applicarle quotidianamente. Una volta abbracciata la chiave di lettura attraverso le competenze il gioco è stato facile: ho semplicemente dovuto ricostruire il percorso, il ciclo di vita di un piano razionale basato su evidenze e dati sulla base di ciò che ho studiato e letto, ma soprattutto vissuto negli ultimi 10 anni.

Ringrazio Domenico, amico innanzitutto ma anche compagno di studi, per i preziosi suggerimenti che mi hanno permesso di integrare il mio articolo iniziale!

Spero inoltre che questa veloce riflessione non esaustiva sia utile a te o a qualche tuo collega con la quale vorrai condividerla e ti ringrazio per aver dedicato alcuni minuti del tuo prezioso tempo alla lettura del mio post.

Come si prepara il foglio attività?

In più di un’occasione ho scritto a proposito degli strumenti migliori per comunicare e coordinarsi all’interno di un team. Il foglio attività è uno strumento utile per chi lavora in team, soprattutto quando i team sono, come spesso accade oggi, composti da professionisti localizzati anche a decine di chilometri (o centinaia nel mio caso).

Un foglio attività di questo tipo va aggiornato settimanalmente, ma si possono fare eccezioni sulla base del carico di lavoro. Ci si può trovare il lunedì mattina per pianificare la settimana appena iniziata o il venerdì pomeriggio per pianificare quella successiva. Si tratta di una riunione, quindi si affronta in team e le singole attività vanno concordate tra responsabile del team e responsabile dell’attività. Non ha senso farlo se devono essere attività imposte dal responsabile del team.

Come ogni incontro che non sia un workshop con obiettivi specifici, pure questo tipo di incontri non deve durare più di 1 ora. Se il team è molto numeroso si può valutare di dedicare un’incontro per ogni gruppo di 2 o 3 membri. In questi casi esistono molte alternative da provare. Non spaventatevi se i primi incontri non vanno come previsto, ci vogliono un paio di mesi per ingranare.

Il foglio attività può un semplice a4 (anche più di uno) suddiviso in righe e colonne

Le righe

Ogni riga corrisponde ad una attività. La cosa più difficile per chi non ha una formazione in materia organizzativa o di management è far capire cosa sia un’attività.

Ad esempio esportare il prodotto x in Canada non è un’attività, è un progetto. Gestire il sito e i canali social non è un’attività, è una mansione. Contattare l’export manager Tizio per preparare l’offerta da presentare al nostro possibile cliente canadese è un’attività. Preparare una bozza di offerta da discutere con l’Export manager Tizio durante la telefonata è un’attività. Scrivere il post da pubblicare giovedì sul blog del cliente è un’attività. Un’attività consiste in una serie di azioni volte ad uno scopo.

Le colonne

Io ero solito utilizzare 4 colonne (da destra a sinistra)

  1. Progetto/Area di Lavoro
  2. Attività
  3. Responsabile
  4. Scadenza

Per chi lavora a progetto è forse più facile compilare la prima colonna. va da sé che per ogni progetto si possono avere più righe. Per chi non lavora a progetto è necessario capire che tipo di suddivisione del lavoro attuare. Quella per aree di lavoro è quella che preferisco.

L’Attività va descritta in maniera chiara e inequivocabile, e affidata ad un Responsabile che dovrà portarla a termine entro una Scadenza. Senza identificare responsabili e scadenze non si parla di management, sia ben chiaro. Ogni attività va inserita in un contesto temporale, che nel mio caso è la settimana. Trovo inutile inserire nel foglio attività della settimana 42-2015 un’attività che va svolta entro la settimana 23-2016.

Quando si parla di attività organizzative è necessario capire quali benefici portano. In molti casi la risposta è che è una perdita di tempo. Oltre al fatto che questa NON è una risposta razionale, bisogna comunque rendere conto di quali strumenti alternativi vengono messi in campo. I vantaggi indiscutibili di una gestione di questo tipo sono:

  1. Si ha un contatto razionale con il team. Razionale significa che ha avviene in luoghi e momenti preposti al coordinamento e non in pausa caffè.
  2. Il team leader ha un contatto frequente senza però rubare troppo spazio all’operatività (1 ora alla settimana costituisce il 2,5% del tempo lavorativo settimanale).
  3. Il team leader sa precisamente quali membri del team sono sovraccarichi e quali invece hanno poche mansioni. Si ha una visione chiara e razionale del volume di lavoro del team.
  4. I membri del team hanno settimanalmente una panoramica chiara di quelle che sono le attività da svolgere. Sanno quanti e quali attività viene chieste loro di svolgere.
  5. L’operato dei membri del team è misurabile razionalmente.

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Running & Management su Linkedin Pulse – aggiornamento

Nel frattempo il mio esperimento su LinkedIn sta procedendo non senza qualche soddisfazione. Gli argomenti sono molti e mi verrebbe voglia di raddoppiare l’appuntamento da qui a fine ottobre.

Nel frattempo ti aggiorno sui temi trattati:

Resilienza, running e management
Linkedin Pulse.005Ciò che ho vissuto correndo mi ha portato a trovare diverse similitudini tra i due mondi che costituiscono il mio presente: il running e il management. Da qui e attraverso la lettura di alcuni testi, ho approfondito questi temi sempre sul mio blog nella sezione dedicata al management.

Tra allenamenti e competizioni
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La quotidianità del manager è una continua prova o un continuo allenamento. nel mondo del manager i due concetti si fondono più spesso di quanto si possa pensare. Il concetto stesso di competizione è diverso nel mondo dello sport e nel mondo del business.

Perché ci piace il running
Linkedin Pulse.002Negli ultimi 15 anni il numero di praticanti attività sportive è cresciuto in maniera importante nel nostro paese. Il running ha preso piede anche in funzione della sua relativa economicità (un buon paio di scarpe all’anno da 130/160 euro non sono un grande investimento) e al fatto che lo si può praticare ovunque e quando si vuole. Perché sempre più spesso si associano attività come questa, e affini, al mondo del management? Io ho individuato 6 motivi per i quali molti manager sono passati al podismo.

I tre ingredienti della resilienza
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La buona notizia, secondo Trabucchi è che la resilienza si può imparare. È una capacità e come tale possiamo accrescerla. Non è un talento, non è un qualcosa di magicamente innato. È qualcosa che si ottiene con la continua pratica senza compromessi e senza scorciatoie. Ciò che infatti è necessario per essere resilienti cresce al contempo con la nostra resilienza e ne fonda l’essere.

Vivi l’errore resilientemente
Linkedin Pulse.007Uno degli aspetti maggiormente interessanti del concetto di errore sta nel fatto che è l’unica via sicura per raggiungere il successo. Non esiste grande impresa che non sia passata dall’errore. Alcuni mesi fa lessi degli oltre 70 prodotti lanciati dalla svedese (ora ha sede a Dublino) King prima di lanciare Candy Crush Saga, ma di storie come questa ne è pieno il web. Esistono una verità e due reazione quando si parla di errore.

Buona lettura 😉



Running e management: l’appuntamento su LinkedIn Pulse

L’appuntamento di oggi su Linkedin Pulse vuole rispondere alla domanda: perché ai manager piace tanto il running?

Io ho individuato 6 motivi per i quali tra manager e running si sia creato un rapporto privilegiato. Svieni su LinkedIn Pulse a conoscerli e dammi il tuo parere 😉

Se non sai ancora in cosa consiste l’appunto del venerdì su Pulse vieni a scoprirlo qui

Resilienza Running e Management su LinkedIn Pulse

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Dopo alcune settimane che riflettevo sul modo più opportuno di sfruttare uno strumento come LinkedIn Pulse ho pensato di approfittare del fatto che fra circa 2 settimane correrò la Stockholm Half Marathon e che la mia avventura con il progetto Run4Bethlehem giungerà quindi al termine (o comunque alla fine del suo primo capitolo)

Il tema che ho deciso di approfondire con cadenza settimanale è proprio quello della connessione tra running e management nel loro rapporto attraverso la resilienza. Saranno post veloci senza troppe pretese, che riprodurrò anche qui, magari ampliati, fra qualche mese.

Nel frattempo vi lascio al mio primo articolo: Running e management: tra allenamenti e competizioni

Buona lettura

Cosa sono le competenze?

Nei miei post parlo sempre spesso di competenze. ho sostenuto e sostengo ancora, che avere le competenze acquisire competenze e migliorare quelle che già si possiedono sia l’unica strada per raggiungere nostri obiettivi lavorativi. In molti si riempiono la bocca con questi paroloni, ma in buona sostanza, quando parliamo di conoscenze di cosa stiamo parlando?

Esistono molte accezioni della parola competenza che rendono quindi impossibile una definizione univoca del termine. A noi fortunatamente interessa rimanere nell’ambito manageriale. Ogni ambito di competenza avrà al proprio interno tutta una fila di professionisti competenti. Ma per essere appunto competenti questi professionisti dovranno possedere due caratteristiche fondamentali:

Conoscenza
Senza conoscenza non c’è competenza, mettitela via. Questo vuol dire, in ambito manageriale Formazione Continua e fare esperienza, continuamente. Il sapere è fatto di concetti acquisibili solo attraverso lo studio e l’esperienza (ricordate Kant?). Sottolineo che non è sufficiente studiare o fare esperienza. Servono entrambi per avere un costante confronto con l’esterno. Conoscere attraverso studio e esperienza , attraverso il confronto per poter padroneggiare nozioni utili.

Applicazione
Saper applicare queste nozioni al lavoro quotidiano strutturando le attività in processi è ciò che ci manca per poter parlare infine di competenze. Saper applicare non è altro che adattare la teoria alla pratica, saper inserire concetti in contesti no concettuali. Far dialogare i principi con l’esperienza in un orizzonte dinamico.

Saper tradurre in azioni e progetti le nozioni acquisite, tenendo conto delle contingenze e delle peculiarità del caso vuol dire essere competenti.

Facciamo un esempio banale. Io so cos’è il Social Media Marketing, ovvero quella disciplina che si occupa di tutte quelle attività aventi come fine l’utilizzo dei social media come strumenti di marketing al servizio di organizzazioni o individui. Il fatto che io lo sappia non vuol dire che sia anche in grado di preparare un progetto per un’azienda che attraverso questi nuovi media vuole far crescere un segmento di mercato fino ad oggi trascurato. Allo stesso modo posso sapere a memoria la ricetta per preparare i canederli, ma da qui a saperli fare c’è una bella differenza.

Avere competenze vuol dire sapere e saper fare, avere una profonda conoscenza teorica dei principi e delle norme che regolano un certo ambito e saper tradurre queste regole e norme in azioni aventi come finalità obiettivi chiari e definiti. Alla luce di questo per definirsi competenti serve porsi due domande:

  1. Ho profonda conoscenza delle nozioni e dei principi che regolano questa disciplina?
  2. So tradurre queste nozioni in attività che portino valore alla mia azienda/organizzazione?

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Lo spirito imprenditoriale è fatto di squadra

Perché l’imprenditore – che non è l’affarista – usa il denaro non per il potere, ma per realizzare le proprie idee. È pronto al sacrificio e ama il rischio e il cambiamento. È ottimista, fiducioso, responsabile e altruista.

Così scrive Daniele Barbone nel suo Runner si diventa: dall’ufficio al deserto, il libro uscito quest’anno, dove racconta di come in sei anni sia passato dal correre intorno al proprio isolato (finendo il giro con il fiatone) fino a correre la 100 km del Sahara.

Cosa c’entra questo con lo spirito imprenditoriale?
Tutto! Leggete il libro di Daniele, che è imprenditore oltre che runner, e capirete.

Oggi abbiamo bisogno di imprenditori. Abbiamo bisogno di sognatori che grazie a team costruiti intorno al loro sogno realizzino progetti per il nostro domani. Ciò che un imprenditore non deve dimenticare è infatti il team, il luogo delle competenze.

Il successo dell’individuo è in realtà frutto del lavoro di un microcosmo che si muove verso lo stesso obiettivo

scrive Daniele e come dargli torto? Ogni azienda gira se il il proprio microcosmo, il team, pedala nella medesima direzione. Avete mai provato ad andare in canoa con quello seduto dietro di voi che rema al contrario?

Il team è il luogo delle competenze, ho scritto poco sopra. ma è anche il luogo dove nascono le idee in fase di brainstorming e dove successivamente le idee si strutturano in progetto. Non capire le dinamiche di sviluppo e degli strumenti del team vuol dire non dare spazio a tutte le sue potenzialità.

È nel team che le competenze diventano impresa se alla guida c’è un imprenditore con un progetto. Facendo una facile metafora potremmo dire che:

  1. Il Team è l’auto
  2. Le Competenze sono la benzina
  3. Il Progetto è la strada
  4. L’Imprenditore è il pilota

Quindi é intorno a questi quattro punti fondamentali che si concentra tutto. Trascurarne uno metterebbe a dura prova la riuscita del business, pensate ad un team senza competenze o senza un progetto da seguire. tutto sarebbe affidato al caso.

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7 consigli per rimanere motivati

Qualche giorno fa ho letto un post molto bello di Run Like Never Before, un blog che si occupa di running (ovviamente), intitolato proprio così: 7 consigli da runners per rimanere motivati.

Mi ha colpito molto perché spesso la motivazione e non le gambe sono l’aspetto decisivo per portare a termine una gara. Ciò che mi ha colpito maggiormente è come almeno cinque di questi sette consigli si possano leggere in chiave manageriale. Più entro nel mondo del running e più mi rendo conto dei forti legami tra i due temi. Non a caso Daniele Barbone ne parla spesso nel suo bellissimo libro Runner si diventa: dall’ufficio al deserto. Il running diventa presto un approccio alla vita che ha molto in comune con lo spirito imprenditoriale. Di Daniele magari parliamo la settimana prossima

Non tutti i sette consigli per rimanere motivati sono centrali nella vita di un manager o di un professionista, ma è utile focalizzarci su ognuno di questi sette punti per capire come attività apparentemente così diverse abbiano così tanto in comune.

Pianifica la settimana
Mai attività si è dimostrata migliore nella vita di un manager o di un libero professionista. Dobbiamo essere consapevoli del tempo che le nostre attività ci chiedono, cosicché da poter sfruttare al meglio ogni mezz’ora del tempo che abbiamo. La gestione del tempo, grazie alla calendarizzazione degli appuntamenti e delle attività come gli allenamenti per i runners, è vitale e irrinunciabile. Pianificare, in entrambi i mondi (running e managerialità) vuol dire ottimizzare e focalizzare.

Svegliati presto
Io ho due bimbi piccoli quindi da questo punto di vista la decisione risvegliarsi presto non la prendo io, ma è pur vero che le prime ore del mattino sono le migliori e quelle dove riusciamo a ragionare meglio, com più lucidità. Svegliarsi presto vuol dire andare a letto presto per non essere degli zombie la mattina dopo. Svegliarsi presto vuol dire essere più attivi durante il giorno e non dover rinunciare a parte del carburante necessario per affrontare le sfide di ogni giorno. Questo è a parer mio un punto utile da ricordare, ma non essenziale.

Obiettivi a breve
Porsi obiettivi troppo lontani nel tempo può essere inefficace come porsene troppo importanti. Se si ha come obiettivo un risultato nei prossimi 12 mesi è il caso di darci dei sotto obiettivi mensili o almeno trimestrali, che ci facciano sentire il fiato sul collo. Si corre il rischio di fare male i conti e arrivare in prossimità delle scadenze che non si è lavorato abbastanza. Impegnarsi per qualcosa che verificherai a breve è tutt’altra cosa. Nel running sono delle gare da 10 km in vista della mezza maratona. Gli obiettivi a breve ci aiutano a tenerci focalizzati sui KPI (Key Performance Indicator, indicatori di performance) per noi più importanti.

Compagnia
Per i runners vale il correre in compagnia. Per i manager e i professionisti vale il continuo confronto attraverso riunioni e call periodiche (meglio se settimanali o quindicinali) costanti. Attraverso il confronto con colleghi, amici, competitore nascono sempre (e lo dico con cognizione di causa) idee fruttuose. Soprattutto circondarsi di professionisti di alto livello possiamo mettere in dubbio le nostre convinzioni e superare i nostri limiti. Nel running questo è vero per molti ma, a differenza del management, non è valido per tutti. Io ad esempio prediligo uscire da solo, senza distrazioni, per stare in silenzio e ritrovare un po’ di quel me stesso che si é perso nel frastuono del quotidiano. La compagnia per me è correre in competizione, in gara.

Scommettete su voi stessi
Chiunque voglia intraprendere qualsiasi attività deve imparare a credere in se stesso. Non esistono scorciatoie. Tanto per il runner quanto per il manager imparare a conoscersi e potersi fidare di se stessi è vitale. La strada per la conoscenza di sé passa da una costante attività di mettersi alla prova. Se impari a conoscerti sai dove puoi arrivare con un po’ di impegno e sai quando scommettere senza fare salti nel buio. Non si può credere in se stessi senza conoscersi almeno in parte, e la self confidence è la chiave del successo. Conosci te stesso gnôthi sautón, diceva Socrate citando l’incisione nel tempio di Apollo a Delfi. Socrate sapeva che qualsiasi tipo di conoscenza deve partire da se stessi e ci si conosce quando ci si mette alla prova nei momenti di extra-ordinarietà della vita, quando appunto si scommette su se stessi.

Medaglia
Questa è l’unica attività che, a mio parere, è difficile trovar nella vita professionale. Per un manager la vittoria e la medaglia può essere un premio per il raggiungimento di alcuni obiettivi particolarmente ardui da raggiungere, ma mi sembra quasi una forzatura. Certo, sentirsi apprezzati aiuta a restare motivati, ma non dobbiamo cercare in altri la fonte delle nostre motivazioni.

Corri bene, mangia meglio
Una vita sana, con un’alimentazione sana sono uno dei tanti accorgimenti per essere lucidi e focalizzati sul lavoro. L’alimentazione di un manager è data da quanto sa coltivare le proprie competenze, quindi in questa accezione possiamo dire che per un professionista la continua formazione e lettura di testi nei quali trovare nuove idee aiutano a rimanere motivati acquisendo nuovi punti di vista e ampliando i propri orizzonti di consapevolezza professionale. Questo punto, come il punto numero due, sono importanti anche se non essenziali. Vivere una vita sana aiuta anche ad essere più lucidi e a raggiungere una maggior efficacia ed efficienza nelle attività di concetto.

Concludendo. Il running (come molte altre discipline) ci insegna il sacrificio, l’impegno, la determinazione così come la conoscono molti professionisti o manager. Al centro di questo tema la motivazione è la spinta vitale ci fa accettare un incarico impegnativo sul lavoro o ci fa iscrivere ad una gara cercando il nostro personal best. Poco importa se indossi le scarpe da running o delle Fricker’s fatte a mano: dove trovi la tua motivazione?

Un'immagine tratta dalla toughviking.se

Un’immagine tratta dalla toughviking.se