Informazione

Le fonti, per piacere, le fonti!!!

Le fonti contano, non prendiamoci in giro. E non solo se sei un giornalista o uno storico. Ne parlo oggi perché mi sono trovato in una simpatica situazione dopo aver commentato un post del comico veneto Natalino Balasso. Vi riporto qui sotto lo screenshot della “conversazione”.

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Ovviamente stiamo parlando di un attore, un comico, forse poco educato, ma comunque non si tratta di un giornalista, non è appunto il Corriere della Sera e neppure il Corriere di Porto Viro.

Il punto non è questo, al di là del simpatico teatrino 🙂

Il punto è che le fonti vanno citate. I motivi sono semplici:

  1. fa bene all’informazione. Parafrasando un noto spot degli anni passati “far bene informazione, fa bene all’informazione”. Abituiamo i lettori a non credere a tutto quello che leggono, abituiamoli a cercare le “prove”, a verificare nei limiti del possibile, i fatti. È un doveroso servizio fatto al lettore.
  2. aumenta la nostra credibilità, rende il nostro messaggio trasparente, facendoci apparire attenti e affidabili.
  3. basta poco a copiare un link 🙂

Detto questo, le fonti (quella del Guardian me l’ha suggerita un lettore di Natalino sulla pagina Facebook) della notizia le ho poi trovate e ve le linko qui sotto

The Guardian
La Stampa

Perché Twitter non è un’occasione sprecata

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A inizio aprile mi capitò di leggere un articolo intitolato “perché Twitter è solo un’occasione sprecata“.

Il nucleo centrale del tema era appunto il fatto che la piattaforma di microblogging non fosse riuscita a compiere la rivoluzione dell’informazione che ci si era aspettati.

Il mio punto di vista sulla questione è diametralmente opposto a quello dell’autore, Antonio Lupetti, per essenzialmente due motivi.

Il primo motivo riguarda l’informazione stessa. Il 6 aprile 2013 viene pubblicato sul Blog di Mario Sechi un post interessante intitolato Twitter e l’informazione finanziaria dove si racconta che Bloomberg e Reuters monitorano costantemente Twitter per la ricerca di informazioni. È invece del 12 aprile 2013 l’articolo di Anna Masera su La Stampa relativo al futuro dell’editoria e del giornalismo nell’era digitale. Senza contare il post di Pier Luca Santoro dedicato alla presentazione del suo ebook “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole” dove il tema centrale è il ripensamento del mondo dell’editoria alla luce delle nuove connessioni permesse dal web. In breve, il tema è delicato e parlare di promesse disattese mi sembra a dir poco prematuro, senza contare che molti addetti ai lavori nascono digitali e si connettono naturalmente alle proprie communities sui social. Senza contare i rapporti tra Pubbliche Amministrazioni e cittadini o il live twitting durante eventi come la nomina del nuovo pontefice.

Il secondo motivo riguarda le nicchie. La ricchezza di un social non si misura con i grandi numeri delle maggioranze. Al contrario, la ricchezza è data dalla varietà di nicchie che trovano al suo interno gli strumenti per comunicare. Tentare di capire Twitter a partire dai Trend topics è voler leggere il Marketing 2.0 con la forma mentis del Marketing 1.0. Il web 2.0 trova la sua ricchezza nel rapporto one-to-one, prescindere da questo principio vuol dire, a parer mio, non afferrare i concetti stessi di 2.0 e di Social.

Parafrasando Ludwig Mies van der Rohe il quale sosteneva che “Dio è nei dettagli”, potremmo sostenere che il 2.0 sta nel singolo Tweet. Ci basti guardare i comportamenti virtuosi di alcuni account come quello di @Einaudieditore per capire in molti abbiano saputo cogliere l’occasione offerta da Twitter. Certo, perché Twitter è un’occasione che gli utenti hanno per creare relazioni digitali. Il social dei 140 caratteri non ha contenuti propri, è ovviamente reso vivo dai cosiddetti Prosumer. Affrontare questo argomento prescindendo dai contenuti, e quindi dalle community delle quali si fa parte, ci mette di fronte ad una scatola vuota, perché sì, un social senza persone è una scatola vuota. I grandi numeri, le grandi folle, lasciamole ai media del passato e accettiamo l’idea che il cuore pulsante dei media del futuro sono le persone.