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Instagram: il soggetto e il predicato dell’immagine

Instagram è una realtà con oltre 500 mila utenti attivi; tra i social media è sicuramente quello che ha attirato e sta attirando l’attenzione di molti specialisti del settore. Se due o tre anni fa traghettare le piccole medie aziende su Instagram poteva forse essere considerato pionieristico, oggi anche i più timidi e refrattari alle novità hanno intuito l’enorme opportunità che questo social offre.

Instagram è un social media che si basa principalmente sulle immagini; ciononostante l’aspetto testuale è determinante per l’efficacia del singolo post e per la riuscita della strategia. Il testo, quando parliamo di instagram, ha due principali declinazioni:

  1. il metatesto (o caption) è un testo che può accompagnare l’immagine o al quale l’immagine rimanda;
  2. gli hashtag grazie ai quali puoi aiutare il tuo follower a focalizzarsi sui principali concetti chiave del post e che possono aiutarti a farti trovare dalla tua community.

Un importante aiuto ad identificare gli hashtag migliori per la propria immagine ci viene dalla grammatica: una buona conoscenza della grammatica e dell’analisi logica ci aiuterà ad essere incisivi e a pubblicare post più efficaci.

Il nostro percorso verso l’identificazione degli hashtag migliori inizierà con l’analisi della storia per poi confrontarsi con l’effettiva presenza/utilizzo di hashtag per le parole chiave identificate durante l’analisi. Instagram è infatti un ottimo strumento di storytelling e come tale va utilizzato.

Il nucleo della storia

Quando dobbiamo preparare un metatesto da usare su Instagram (così come su Twitter, Facebook, etc.) dobbiamo concentrarci innanzitutto sui due nuclei irrinunciabili del testo:

  • Il soggetto
  • il predicato

Ogni storia si regge su questi due elementi. Instagram deve la sua fortuna alla propria capacità di raccontare storie attraverso immagini e brevi testi, aspetto che gli ha permesso di assurgere a strumento prediletto di storytelling. Nello storytelling appunto abbiamo sempre un protagonista (soggetto) che compie un’azione (predicato). In questo la forma del metatesto su Instagram differisce da quello potenzialmente ancora più semplice di Facebook dove in alcuni casi possiamo fare a meno anche del predicato (ricordo che dopo l’ennesima vittoria di Bolt alle Olimpiadi vidi un post su Facebook con un link ad un articolo e solo due parole: “ancora Bolt!”).

Identificare il soggetto e il predicato è quindi il primo compito da svolgere. Facciamo un esempio pratico dal mio account personale Andrea Wierer. Si tratta di un account che utilizzo principalmente per raccontare la mia passione: correre.

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L’immagine racconta da sé la storia: Il protagonista – io – ha partecipato ad una competizione podistica e ha vinto una medaglia. Andiamo per gradi e identifichiamo il soggetto che emerge chiaramente soprattutto dalla foto. Il secondo step è identificare il predicato che io formalizzerei con “ho corso”.

Su di me – come soggetto – non ho inserito alcun hashtag, ma avrei potuto fare diversamente se il soggetto fosse stato un terzo giocando su una serie di elementi che identificano una persona, se rilevanti ai fini della storia:

  • Tratti fisici (colore capelli, colore occhi, statura etc.)
  • Professione (se inerente all’immagine)
  • Provenienza (geografica, regionale, nazionalità, etc.)
  • etc.

A proposito del predicato ho inserito tre hashtag particolari (anche se incoerenti con la lingua con cui ho scritto il testo): #älskarlöpning #jagspringer #personalbest. I primi due si possono tradurre come “amocorrere” e “iocorro” e sono due hashtag propri della comunità dei podisti svedesi. In Italia avrei usato #iocorroqui #runlovers oppure i più internazionali #runnersofinstagram #instarunning #runnerlife etc. In tutti questi casi ho comunque trovato hashtag che hanno origine nel predicato della storia. Anche #runner o altri hashtag che potrebbero sembrare aver origine nel soggetto sono invece da ricondurre al predicato in quanto in questo caso il soggetto è tale (runner) in quanto pratica il running (predicato).

Un’altro esempio tipico di comunicazione corporate su Instagram vede l’utilizzo del prodotto come protagonista e quindi si utilizza il nome del prodotto come hashtag, rendendo di fatto anche più  rintracciabile il post. A questo proposito gli esempi sono infiniti.

Conclusione

Instagram ha coinvolto i propri utenti dando loro la possibilità di raccontare storie attraverso immagini/video e brevi testi. Per essere efficace il tuo post su Instagram deve raccontare una storia non necessariamente usando il testo; è l’immagine/video che innanzitutto deve raccontarsi e raccontarmi (come brand). Il testo può anche essere solo costituito dagli hashtag (dei quali comunque non si deve abusare!). La componente testuale è importante (io non vi rinuncerei), ma non necessaria a patto che la componente visual sia sufficientemente efficace. Essere sufficientemente efficace significa che deve saper raccontare la propria storia e trasmettere il proprio orizzonte valoriale senza l’ausilio di un testo.

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La struttura della grammatica

Se vuoi scrivere devi saperlo fare, ma non basta essere andati a scuola: saper scrivere è un altro paio di maniche! Come aver giocato a pallacanestro durante educazione fisica alle superiori non fa di te un giocatore di basket, così aver imparato a leggere e scrivere alle elementari non fa di te uno scrittore (o come mi piace dire, uno scrivente).

La prima cosa sulla quale porre l’accento è senza dubbio la grammatica; ma cos’è la grammatica?

La grammatica è l’insieme delle norme che regolano una lingua e il suo uso (Garzantina).

Ogni lingua ha i suoi elementi costitutivi e questi vengono studiati dalla grammatica

La grammatica si divide in:
– ortografia e fonetica
– morfologia
– sintassi

Se il tuo mestiere è scrivere devi conoscere l’ortografia, che si occupa delle regole che governano la lingua scritta; questa sta in contrapposizione alla fonetica che regola invece la pronuncia e quindi la lingua parlata. La morfologia invece è studio delle forme delle parole. Altrettanto importante è la conoscenza della sintassi, quel ramo della grammatica che studia il modo in cui le parole si combinano tra di loro.

La conoscenza della lingua italiana è conditio sine qua non: se non sai scrivere in italiano (e ripeto: non è così scontato saperlo fare) non fare il web writer. Conoscere la grammatica è un dovere per chi fa il nostro lavoro, è la base irrinunciabile. Non esistono eccezioni e “l’importante è farsi capire” può andare bene quando prendi l’aperitivo con gli amici, non quando scrivi per un’azienda o un’organizzazione. Non esiste pressappochismo, non esiste approssimazione: esiste la lingua italiana e l’immagine che vuoi dare di te o di chi rappresenti. Cosa penseresti di un’azienda che nei suoi comunicati ufficiali scrive ke anziché che? oppure che non scrive a al posto di ha?

Una lingua è qualcosa di vivo e dinamico. Una lingua muta nel tempo. Questo, lungi dal dall’essere un vincolo, ci permette – nei limiti della correttezza grammaticale – di cercare le soluzioni stilistiche più adatte al tipo di testo che stiamo scrivendo. La lingua è quindi fatta di regole, di abitudini, ma anche di opportunità. Poter giocare con le parole e i significati ci aiuta a trovare il tono di voce che più si confà allo spirito – e all’identità – dell’organizzazione per la quale dobbiamo scrivere. In questo caso è utile conoscere aspetti della linguistica esterni alla grammatica, come ad esempio la pragmatica, della quale parleremo in futuro.

Padroneggiare ortografia, morfologia e sintassi è l’abc del web writer. Solo grazie ad una solida preparazione è possibile giocare con le parole e ridurre al minimo eventuali scivoloni (Questo è infatti un rischio che non potrai mai portare a zero, l’errore lo facciamo tutti). Per poter arrivare fino a qui è necessario conoscere la grammatica della lingua nella quale vogliamo esprimerci; è necessario re-imparare a scrivere, riscoprire la lingua scritta come strumento di lavoro e luogo di formazione continua. Quindi se vuoi fare il web writer è buona cosa rimettersi a studiare, leggere molto e approfondire le nozioni acquisite.

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La punteggiatura come strumento di lavoro

La punteggiatura – chiamata anche interpunzione – è quell’insieme di segni che permette di separare gli elementi del testo (parole, proposizioni, periodi). Come specificato in Garzantina “il fine dell’interpunzione è di rendere evidente la struttura sintattica del testo”.

La punteggiatura può essere considerata dal web writer, ma non solo, una delle proprie cassette degli attrezzi. Scrivere è artigianato e come tutti gli artigiani anche noi abbiamo bisogno di strumenti.

Nel momento in cui approviamo una bozza possiamo considerare l’attività di punteggiare il testo come attività concettualmente – ma anche praticamente – separata da quella di scrittura delle parole in frasi di senso compiuto. Scrivere è quindi una macro attività formata da due micro attività. Da una parte: parole, frasi e periodi. Mentre dall’altra: punti virgole e altri segni di interpunzione.

Conoscere le regole della punteggiatura e le opportunità che essa offre ci permette di essere maggiormente incisivi nello strutturare sintatticamente un testo, ovvero del modo in cui le parole del nostro testo si combinano tra di loro nella costruzione del significato.

Un testo con una struttura sintattica chiara è più facile da leggere e da ricordare. Curare la combinazione di sintagmi in frasi e periodi è quindi un vantaggioso strumento del web writer. Rinunciare a questo strumento è perdere un’importante occasione per essere maggiormente incisivi e convincenti nel proprio lavoro; punteggiare significa quindi rendere più facile il lavoro del lettore che consiste nella partecipazione al compimento del testo.

In conclusione, se il nostro modus operandi è:
1. raccogliere le informazioni
2. stendere la bozza
3. correggere la bozza
Inserirei un passaggio successivo
4. Punteggiare il testo

Una lettura utile e che consiglio vivamente è sicuramente il libretto della Serafini “Questo è il punto: Istruzioni per l’uso della punteggiatura” (Laterza, 2014).

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