Formazione

Il tempo e il cambiamento

Riccardo Scandellari scrive

L’inclinazione naturale di una persona a far bene una certa attività, potrebbe, in questo momento storico, non essere il fattore determinante ai fini del raggiungimento dei propri obiettivi

Il rapido cambiamento che stiamo vivendo e di fronte al quale vediamo molti capitolare, sta valorizzando la versatilità, e lo farà sempre di più. Versatilità intesa come capacità di agire/reagire in maniera diversa alle situazioni.

Ricordo che nelle presentazioni che preparavo nel 2007-2008 chiudevo sempre i miei interventi con una citazione di Jean Paul Getty

In times of rapid changes your experience could be your worst enemy

Negli anni abbiamo capito che coloro che ci parlavano di Change Management non si riferivano ad un insieme di competenze da mettere in campo negli anni della crisi, bensì di una predisposizione al cambiamento da acquisire nel nostro patrimonio genetico professionale. A proposito di change management ti consiglio il mio post di luglio L’irreversibile magia del cambiamento.

Il grande insegnamento degli ultimi anni è stato proprio questo: non esistono strutture universalmente efficaci. Essere versatili vuol dire saper applicare una diversa struttura ad ogni diversa situazione. La versatilità di cui parla Skande vive di competenze, di continua ricerca e formazione. Il modo in cui viviamo il mondo che ci circonda va a sua volta ri-strutturato attraverso filtri cognitivi diversi.

Proprio alcuni giorni fa leggevo su LinkedIn Pulse un articolo intitolato The Business of a CEO is not to do Business. Si tratta oggi di orientare le proprie competenze verso la forma dei problemi. Un’organizzazione che non sappia mutare di fronte al variare dell’ambiente in cui vive è destinata a soccombere, è solo una questione di tempo. La figura dell’imprenditore oggi più di ieri è legata all’immagine del coach che scende in campo per segnare, ma mette in atto la formazione e gli schemi migliori che portano la squadra a segnare.

Il tuo futuro, e di chi ti circonda se sei a capo di un’organizzazione, lo decidi ora grazie a:

  1. Competenze
  2. Resilienza
  3. Curiosità

Investire tempo ed energie per ampliare, affinare e accrescere queste tre componenti della tua vita è l’unico modo per creare la tua competitività futura.

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Resilienza per management e runners

La resilienza secondo Pietro Trabucchi è

la capacità di persistere, di far durare la motivazione nonostante gli ostacoli e le difficoltà

È un termine che va molto di moda negli ultimi anni e fa leva sul concetto di motivazione. Che sia per affrontare una maratona o per attuare un piano di sviluppo per un nuovo prodotto, poco importa: il tema della resilienza è centrale nella vita professionale così come lo è negli sport di resistenza.

Essere motivati e rimanere motivati per un lungo periodo fa la differenza. La capacità di mantenere a lungo la motivazione si accresce con la pratica costante. Dare la precedenza all’automotivazione piuttosto che a fattori esterni (denaro, talento, fama, etc.) vuol dire cercare in se stessi, nella gioia di acquisire costantemente nuove capacità e nuove competenze la spinta ad impegnarsi ancora.

La resilienza è, sempre secondo Trabucchi, una capacità cognitiva, un modo attraverso il quale leggiamo e interpretiamo la realtà. Come tale è sostanzialmente migliorabile, incrementabile, attraverso l’allenamento, la pratica costante e continua nel tempo. Imparare la resilienza vuol dire non accontentarsi semplicemente di fare pratica attraverso la routine, ma orientando i propri sforzi con costanza verso attività che non sai fare bene (non ancora) o che non sai addirittura fare. Aumentare la capacità di automotivarsi con la pratica e il miglioramento costante.

Ad ottobre 2014 il bellissimo blog mammeimperfette.com pubblica 25 idee per insegnare a tuo figlio la resilienza. Come nella gestione delle persone, così nel bellissimo, ma impegnativo mondo della genitorialità la resilienza occupa un posizione chiave. Contrapponendosi alla filosofia del talento secondo la quale qualcosa ti riesce bene se sei dotato del talento necessario per farlo, l’approccio alla resilienza responsabilizza la persona orientandola all’impegno e alla soddisfazione nell’acquisizione di nuove capacità e competenze. La motivazione nasce in se stessi e non da fattori esterni che, così nel bimbo come nel manager, nel lungo periodo possono essere controproducenti. La gioia nell’acquisizione di nuove capacità e competenze sta alla base del motore motivazionale.

Mentre nella già citata filosofia del talento ti riesce bene qualcosa se sei dotato del talento per farla, nell’approccio alla resilienza si insegna che attraverso la pratica costante e l’auto-miglioramento si raggiungono i risultati. Non si tratta di negare il fatto di essere portati o meno verso qualcosa (uno sport o una qualsiasi attività), si tratta di dare la precedenza all’approccio attraverso la pratica e la continua dedizione.

Approcciare questo affascinante tema significa cercare in se stessi l’energia per portare se stessi là, oltre i limiti delle motivazioni che non provengono da noi, oltre la volpe che si arrende perché oggi non è riuscita a raggiungere l’uva, oltre i “non si può” o i “non ce la farai mai”, oltre le scuse di chi non ha raggiunto un obbiettivo, perché se c#é una cosa che la resilienza ci insegna è che il nostro obiettivo non lo raggiungiamo oggi, beh forse lo raggiungeremo domani.

Mi sembra scontato al termine di questa riflessione rimandarvi alla lettura, per me proficua, dei testi di Pietro Trabucchi e al bellissimo blog di mammeimperfette.com

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La deriva oclocratica del web

Cos’è l’oclocrazia? Ho scoperto questo temine proprio ieri. Secondo wikipedia è una forma degenerativa di democrazia. Il referendum greco è un caso lampante di oclocrazia: in centinaia credevano e probabilmente credono tutt’ora che la Grecia abbia indetto un referendum per rimanere o uscire dall’Euro e dall’Europa.

Ora, senza entrare nel tema Grecia, che a me è servito esclusivamente come casus belli: In cosa consiste la degenerazione oclocratica e come può interessare il social media marketing? La differenza tra oclocrazia e democrazia sta, secondo alcuni, nella mancanza di etica della demagogia  e nel fatto che l’oclocrazia porti ad una trasformazione della forma di governo dittatoriale. Ora, secondo me invece, la differenza sta nella figura e nel ruolo del demos. Il gioco delle parti tra comunità e governo, funziona nel momento in cui il popolo rispetta le proprie competenze delegando a coloro che hanno una preparazione adeguata le decisioni chiave. Nel momento in cui la decisione viene delegata a chi non ha le competenze (e la visione d’insieme necessaria) si ha la deriva demagogica dove la politica travia il popolo. Il popolo rumoroso scavalca la delega data al parlamento ed espressa nel governo, attuando così la deriva oclocratica con la quale il governo si deresponsabilizza.

Ripeto, il caso greco a me interessa esclusivamente come esempio da non seguire nel rapporto con la community online. Quindi, quando la gestione della community è oclocratica? Quando l’opinione degli utenti è manipolata attraverso una visione distorta o incompleta della realtà. Una gestione quindi priva di etica e trasparenza. Alla luce di questo ci troviamo di fronte però una community impreparata o ignorante. È Come in precedenza ho sostenuto che è il demos a fare la differenza, allo stesso modo ora affermo che è la community a farla nel nostro caso. La partecipazione della community può avvenire solo su temi a proposito dei quali le persone coinvolte hanno qualcosa da dire alla luce delle loro competenze.

Il nocciolo della questione è proprio questo:

  1. La community che interpello e con la quale mi relaziono ha le competenze per partecipare attivamente alla mia discussione?
  2. Cosa sto facendo per creare una community più preparata e indipendente, in grado di avere una propria opinione a proposito dei temi che affronto?

Queste sono domande chiave da porsi. Più i temi che affrontiamo sono specifici (prodotti altamente tecnologici, B2B, ambienti dilaverò ad alta specializzazione, etc.) più gli interlocutori devono essere preparati e più lo saranno maggiore sarà il valore della loro partecipazione. Considerare la propria community per quello che è, ovvero un importante stakeholder al pari di soci e dipendenti ha il suo perché nella sfera di influenza che essi possono avere per noi. Ciò significa che come è saggio investire nella formazione dei propri collaboratori, altrettanto è importante (e lungimirante) inserire contenuti formativi per la propria community.

Investire nella formazione della community vuol dire investire nel valore del brand. Sia per la percezione che le persone avranno sia per il frutto di una partecipazione attiva nella conversazione tra il brand e le persone. Al contrario, la sterilità del dialogo sarà indicativa della credibilità del brand stesso.

P.S. a proposito di referendum, in Italia l’articolo 75 della Costituzione non ammette il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

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Formazione e competenze – La Lettura

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Ebbene sì: senza competenze e formazione continua non hai futuro!
In un periodo nel quale essere competitivi è una necessità, dobbiamo pensare che il nostro bagaglio di informazioni potrebbe essere obsoleto già l’anno prossimo. Il mondo si evolve, il mercato sta avendo ormai da anni una metamorfosi mai vista prima (dalle nostre generazioni perlomeno) e ciò vuol dire che se siamo competitivi oggi, l’anno prossimo potremo non esserlo più.

Sì, è vero, esiste Wikipedia ed esistono centinaia di blogger sempre attenti a darci consigli (spesso utili), ma Wiki non ci da competenze, ci da nozioni. Il trucco è saperle tradurre in attività e questo vuol dire avere competenze. Le competenze ci permettono di tradurre le nozioni in attività aventi lo scopo di creare valore per il nostro cliente. È su queste che dobbiamo lavorare, è per queste che dobbiamo leggere, studiare e confrontarci.

Competenze e formazione sono l’unica via per difendersi dall’estinzione. Ripeto un concetto già espresso altre volte: non sto parlando di strumenti. Gli strumenti si evolvono, cambiano, diventano obsoleti. Le persone no. È per questo che mi sono prefisso di dedicare una parte dei miei introiti alla mia formazione (coraggioso eh?).

Affinare le competenze
Ho deciso di orientare i miei sforzi all’approfondimento di competenze che già possiedo attraverso la lettura. L’autoformazione è più difficile di quanto sembri e la gestione del tempo in questo caso è fondamentale.

La sistematicità aiuta sempre e per questo motivo un aiuto potrebbe essere il ritagliarsi 30 minuti al giorno per dedicarsi alla lettura. Se per voi leggere quotidianamente è troppo potete sempre fissarvi un appuntamento settimanale, magari per più di 30 minuti. L’ideale sarebbe comunque uscire dal proprio ufficio e cercare un ambiente rilassante.Avere un occhio fisso sul libro e l’altro sullo schermo del pc non è proprio il massimo.

Ponetevi degli obiettivi, sempre. Un buon obiettivo potrebbe essere quello di leggere un libro al mese. Facendo così avrete sempre sott’occhio la vostra attività e saprete se state facendo bene oppure no.

Scrivete. Preparare modelli di progetti/offerte sulla base di ciò che si è letto, con delle liste di attività ben strutturate e dettagliate è, a parer mio il modo migliore di fissare e rendere fruibili per il futuro le nozioni acquisite. Stendere una bozza di progetto aiuta a poter utilizzare le nuove informazioni acquisite rendendo così spendibili le informazioni acquisite.

Buona lettura 🙂