Editoria Digitale

La Stampa: il caso virtuoso della moderazione su Facebook

Il quotidiano torinese La Stampa ha dato una svolta importante al mondo del social media management nel mondo dell’editoria. Basta dare uno sguardo alle pagine Facebook di altre importanti testate giornalistiche per rendersi conto che la moderazione dei commenti degli utenti spesso non è contemplata, tutt’altro.

Il caso è nato da un’articolo riguardante le doti matematiche di una giovane inglese di etnia rom. I commenti razzisti, offensivi  e gretti non si sono fatti attendere. La reazione del team che gestisce i social del quotidiano piemontese non si è fatta attendere. Lo stesso è avvenuto per un altro articolo pubblicato questa mattina sul tema immigrati e rimpatri.

Non ci troviamo di fronte semplicemente ad un caso di censura. Non si tratta in effetti solo di eliminare commenti offensivi e razzisti (che ricordiamo vìolano la policy di Facebook). Nel caso del

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P.S. tra le decine di feedback positivi c’è pure qualche utente che parla di attacco alla democrazia. Che dire, certe volte è meglio sorvolare…

Il prezzo di un eBook

La diffusione di strumenti quali eReader e tablet ha favorito la nascita di quella che comunemente viene chiamata editoria digitale.

Ad approfittarne sono stati una miriade di autori “improvvisati”. In questo caso però il termine “improvvisato” non ha una connotazione negativa. È intuibile anche dai più ottusi che i motivi che possono spingere un editore ad ignorare un certo autore sono molteplici e non solo la scarsa qualità delle opere prodotte. La vendibilità, la consistenza della nicchia alla quale lo scrittore si rivolge, e molti altri motivi sono determinanti (ricordiamoci che non c’é molto di cui andare fieri pubblicando “50 sfumature di grigio”…). Negli Stati Uniti questi autori improvvisati sono i responsabili del 30% dei Best Seller venduti su Amazon (leggi qui).

Qualche mese fa feci un breve sondaggio, qui sul mio blog, e proprio in questi giorni torna a parlarne un autore indipendente, Alessandro Girola, sul suo blog Plutonia Esperiment. Oggi vorrei incrociare i dati del mio sondaggio (che ha visto comunque una partecipazione numericamente troppo scarsa per essere considerato indicativo) con le tesi di Girola che potete leggere qui.

Ripeto, il totale dei partecipanti al mio sondaggio è troppo basso per poter essere considerato significativo. Io posi tre domande relative al prezzo “giusto” per un eBook di un autore indipendente. La prima verteva su racconti o romanzi non più lunghi di 100 pagine, la seconda su romanzi brevi o raccolte di racconti dalle 100 alle 200 pagine e la terza relativamente a romanzi oltre le 200 pagine.

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È interessante vedere che 26 dei 46 che hanno risposto alla prima domanda hanno optato per una cifra sotto l’euro (<99 cent), come era prevedibile.

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Per i romanzi brevi la percezione del prezzo giusto cambia. 22 su 43 ritengono di poter spendere fino a 2 € per un romanzo breve autoprodotto. Mentre 21 sono disposti a superare la soglia dei 2 €.

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I romanzi lunghi vengono valutati maggiormente. 31 votanti su 47 suggeriscono un prezzo superiore ai 3 euro. È abbastanza curioso vedere come, pure per opere di una certa mole, alcuni lettori non sono disposti a spendere più di 0,99 €.

In molti hanno definito i 99 cent come il nuovo gratis e anche a parer mio lo è.
Se vogliamo che nel futuro della letteratura indipendente ci sia posto per un self publishing di alto livello, fatto non solo di aspiranti scrittori annoiati, dobbiamo imparare a non svendere nulla. Dare valore alle loro opere è il primo passo.

Se spendiamo 9,99 € per l’ultimo noiosissimo eBook di Dan Brown (ebbene sì, pure io l’ho acquistato), ma 2 o 3 € per un bel thriller di un autore sconosciuto ci sembrano troppi, allora è il momento di ripensare il nostro ruolo di lettori.

Breve guida per approcciare la letteratura digitale

L’editoria Digitale ha rivoluzionato l’approccio al giornalismo quanto alla letteratura. Il tema della riflessione di oggi è proprio quest’ultima: la letteratura digitale.

Con questo breve articolo spero di rispondere a due domande critiche che negli ultimi mesi stanno attanagliando anche alcuni tra i più accaniti fan della carta.

  1. Perché avvicinarsi al supporto digitale?
  2. Come organizzarsi nell’approccio al digitale?

La carta è solo un supporto
In molti mi hanno detto che il libro, quello vero, è fatto di carta. Miei cari, mi dispiace contraddirvi, ma il libro, quello vero, è fatto di idee e di emozioni, di parole che accarezzano le nostre cellule grigie (per dirla alla Poirot), di intimità fra autore e lettore. Il supporto, che sia una tavoletta di terracotta o un ologramma, poco importa. Evitiamo di rifugiarci dietro a comode scuse per non affrontare l’innovazione. Innovazione che, ad oggi, ci permette di risparmiare spazio (non so voi, ma in casa mia regna il più totale disordine a causa dei numerosi libri senza fissa dimora) innanzitutto e che ci permette anche di portare con noi tutta la letteratura che vogliamo senza dover per questo girare con un trolley. Senza contare chi come me ha problemi di vista e gli eReader permettono di stancare meno gli occhi rispetto ai libri cartacei (questo nella mia personalissima esperienza).
Per conoscere meglio il tema dell’editoria digitale vi consiglio qualche blog come editoria crossmedialeeditoria-digitale o iltuoebook.it. Molto interessante è pennyebook o il notissimo Il Giornalaio.

Gli Indipendenti e i Self Published
Il principale motivo per il quale io consiglio vivissimamente di sperimentare il digitale è la scoperta dei cosiddetti autori indipendenti. Come riportato da ilmiolibro.kataweb.it oramai il numero dei libri pubblicati da autori indipendenti ha superato di gran lunga quello di opere pubblicate da case editrici, il che si traduce: in più scelta per il lettore. Inoltre all’interno di questa ampia scelta va sottolineato che acquistano più spazio quelle nicchie altrimenti snobbate dalle case editrici perché economicamente non interessanti. Il mondo degli autori indie è un mondo sconfinato e va letto oggi alla luce della social web revolution, ovvero di quella rivoluzione culturale in atto da qualche anno che ha permesso e permette tuttora la disintermediazione tra utenti e autori. Non è trascurabile neppure il fatto che i prezzi per eBook auto pubblicati sono bassi, forse troppo!

Communities e Recensioni
Nello sconfinato mondo della letteratura, come districarsi tra opere improvvisate ed astri nascenti? La risposta siamo noi, i lettori. Mai come oggi diventa essenziale interfacciarsi con le communities che nascono intorno ai temi ai noi più cari. Grazie alle recensioni presenti su portali come Goodreads, Anobii, o gli stessi online stores dove vogliamo acquistare il nostro prossimo libro, possiamo farci un’idea di cosa stiamo andando a leggere. Il nuovo passaparola ha questa forma!

La scelta del Dispositivo
Ad oggi vi sono diversi eReader in commercio, ma a quel che sembra la parte del padrone la fa Amazon con l’ormai famoso Kindle, seguito da Mondadori con il suo Kobo. Oltre a questi dispositivi se ne possono trovare molti altri e per una scelta oculata io consiglio di dedicare qualche minuto alle numerose video recensioni che si trovano sul web. Tra le più interessanti, a parer mio vi sono quelle di Riccardo Palombo di Netbooknews.it

Gestione della Libreria
Avvalersi di dispositivi come Kindle e Kobo permette di potersi rifornire in online store come Amazon o InMondadori che sono oggettivamente rifornitissimi. In ogni caso il dispositivo non preclude l’acquisto del libro su altri store. Quello che fate acquistando online, con un semplice pc, non è altro che scaricare un file. Una volta scaricato, questo file lo potrete caricare sul vostro dispositivo. Uno strumento utilissimo alla gestione della libreria è Calibre, un software gratuito che permette di organizzare i propri eBook, convertire il loro formato in modo da leggerli sul proprio dispositivo, e interfacciare la libreria con il dispositivo stesso. È vero che con disposotivi tipo Kindle i libri si possono acquistare direttamente dal dispositivo sfruttando connessioni wi-fi o addirittura il 3G, ma a parer mio è sempre utile avere un back up della propria libreria al sicuro a casa propria.

Buona lettura!

Editoria in mutazione e autopromozione

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“Un declino inarrestabile?
Inequivocabili, impietosi e tragicamente allarmanti, i dati pubblicati da Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione Europea, che comparano la spesa pubblica dei 27 stati-membri, hanno suscitato un flebile dibattito sui giornali e il disinteresse più totale del ceto politico nazionale”.

Così esordisce Neri Pozza Editore sulla sua pagina Facebook il 10 aprile 2013.
Effettivamente allarmanti i dati che vedono l’Italia all’ultimo posto in Europa per percentuale di spesa pubblica destinato alla cultura, 1,1% a fronte del 2,2% della media europea, e al penultimo, seguita solo dalla Grecia, per la percentuale di spesa in istruzione, l’8,5% a fronte del 10,9%.

Oltre ad una palese cecità dimostrata dal Paese Italia e dal crescente fenomeno del neo-analfabetismo, in questo momento l’editoria tradizionale sta vivendo una grande mutazione. Sia chiaro, non si parla di crisi, bensì di mutazione. La crisi è destinata a finire, questa mutazione sta invece trasformando la natura stessa dell’editoria.

In cosa consiste questa mutazione? Semplicemente nel ripensamento della relazione autore/lettore. Può sembrare semplicistico,  in realtà è semplice. Guardate cos’è successo nel mondo della musica con l’avvento dell’mp3 e saprete che errori non fare con l’avvento dell’eBook!

Non mi stancherò mai di citare la prima tesi del cluetrain manifesto: “i mercati sono conversazioni”!
Conversazioni che, nell’era digitale, sono diventate liquide, fluttuanti nella sconfinata rete.

Come faceva notare Luca Masali sul suo blog pennyebook gli investitori stanno abbandonando la carta, avvicinandosi sempre più al digitale, dove la forma comunicativa è dialogica e non unidirezionale, dove l’advertising perde il senso stesso che lo fonda in quanto l’advertiser vero e proprio diventa l’utente. Come sottolinea lo stesso Masali, negli USA è previsto che il budget pubblicitario destinato ai media digitali passi da 42,5 a 60,4 miliardi di dollari contro la costante contrazione dei cosiddetti media classici (in questo caso si tratta di quotidiani o periodici)

Ahimè, una conseguenza di questa rivoluzione è pure la riduzione dei budget delle case editrici o la totale assenza di budget degli autori indipendenti che porta ad una frammentazione delle opere e degli editori. Mentre nell’epoca dell’editore come filtro il punto di riferimento potevano essere proprio le webzine che filtravano e recensivano le opere, oggi siamo in mano principalmente ad Amazon e alle recensioni di altri utenti con il rischio di leggere cose come quella riportata nello screenshot qui sotto.

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Il punto è allora, come muoversi? I portali di settore spesso non tengono conto del cosiddetto self-publishing per non intasare il proprio lavoro (spesso è un hobbie), dato che aprendo le porte a tutti il numero di news e recensioni da dare crescerebbe in maniera spaventosa. Questo al contempo significa che spesso le cosiddette webzine stanno ignorando il fenomeno più interessante del momento, ovvero la fetta di mercato costituita dagli autori auto pubblicati.

L’unica strada sembrerebbe affidarsi alla capacità di fare Personal Branding dei singoli autori. O forse qualche alternativa esiste?

Strategie Social nell’era dell’eBook

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Da un tweet attraverso il carrello di Amazon fino al mio Kindle.
La storia che voglio raccontare oggi riguarda le relazioni tra le persone, nel mondo della lettura, all’interno dei social network.
Questo racconto parte da un tweet. E si conclude con un acquisto su Amazon.
È il racconto della “relazione digitale” di uno scrittore, Luca Rossi (@LucaRossi369), con i suoi lettori.
Mentre i grandi editori italiani si muovono, chi meglio chi peggio all’interno del mondo del social web, le piccole case con gli stessi autori si muovono nel sottobosco.

L’era degli eBook e dell’auto pubblicazione è l’era dei social network e delle relazioni digitali. Come chiunque oggi, pure l’editoria (digitale in particolar modo) deve fare i conti con la social revolution. Nel mio post precedente ho messo sul tavolo qualche numero per capire come il mercato dell’editoria digitale sia in crescita, non solo economicamente, bensì pure culturalmente. L’80% del mercato digitale è in mano ai piccoli e medi editori.

Il tam tam digitale parte spesso dagli autori stessi e dalle loro relazioni digitali con i lettori. Una serie di scambi che man mano si propagano in rete, non perdono la propria grande forza: l’autenticità. La formula è concettualmente semplice, ma soffre di un limite che è la capacità dell’autore di gestire questi strumenti.
C’è chi, come Luca, si muove con disinvoltura su Twitter, c’è chi invece fatica ad interagire. In un epoca dove il Personal Branding è una competenza quasi necessaria per emergere, questo può costituire un forte limite.

Ecco che si riscopre la figura dell’editore. Editore come facilitatore di relazioni online. Editore come “centro” delle conversazioni sui social. Editore anche come comunicatore del proprio valore, del valore della propria “scuderia”.
Competenze di Social Media Marketing sono oggi più che mai indispensabili in un mercato frammentato e privo dei grandi “mediatori”. Che siano competenze prese in outsourcing o che siano interne all’azienda, poco importa, la questione principale è interagire e coinvolgere in prima persona.

L’Editoria digitale (e non) del terzo millennio

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Il mercato dell’editoria digitale è ormai una realtà dal punto di vista dei numeri e dei volumi.
Non Parliamo più di promesse, né di un mercato per soli “innovatori”.

In un recente articolo Luca Masali sostiene che negli USA circa un terzo dei libri è venduto in formato digitale, mentre il 20% dei ricavi delle 5 principali case editrici al mondo proviene dagli eBook (fonte: Pennyebook).
Sempre secondo Pennyebook il fatturato previsto nel 2012 era di 550 milioni di dollari, mentre il fatturato reale raggiunto loscorso anno risultaessere di 859 milioni, ben il 22% in più.
Solo Amazon, che detiene il 45% del mercato, ha incassato quasi 400 milioni di dollari.

Questi sono dati che sorprendono nonostante le previsioni dell’Associazione Italiana Editori (Rapporto sullo stato dell’editoria 2011). Nonostante si parli di un mercato dell’editoria (digitale e non) che passa di 3,4 milioni di euro nel 2010 a 3,3 nel 2012, l’AIE prevedeva comunque una crescita del mercato eBooks a fine 2011 di 4-5 milioni di euro. In realtà emerge, dal rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2012, che nel 2011 il volume dei ricavi provenienti da eBook sia stato di 12,6 milioni di euro, oltre il doppio del previsto (+740% sul 2010). Complici di questo fenomeno sicuramente il numero di titoli disponibili, sempre maggiore, e il prezzo degli eReader in netto calo.
Nel nostro paese oltre l’80% dei titoli pubblicati proviene dalla piccola e media editoria.
Mantenendo il trend 2010-2011, i canali tradizionali soffrono (la Gdo a -17,9%), mentre i libri venduti online (digitali e non) crescono del 14,2% (fonte: www.aie.it)

Mentre tuttavia le strategie di vendita dei big (Mondadori, Giunti, Feltrinelli, etc.) hanno approcciato al mondo Social in maniera “aziendale”, il fenomeno dei più piccoli sta divenendo interessante.
In molti casi gli stessi scrittori si relazionano ai lettori utilizzando i social network in prima persona aprendo così le porte ad una comunicazione frammentata, ma affascinante ed efficace!
Si tratta di una rilettura forse inconsapevole della prima tesi del Cluetrain Manifesto del 1999: “i mercati sono conversazioni”.

Approfondirò questo aspetto nel seguito di questo articolo.