Brand Reputation

Il tuo Brand sui social? Non pensarci nemmeno!

Lo so, tutti ti parlano di Facebook, di Twitter, di Google+ o di Pinterest. E se non fai foto con Instagram sei uno sfigato. Ormai senti parlare di condivisione, di follower, di timeline ovunque. Sembra che queste mode adolescenziali abbiano stregato almeno la metà delle persone che conosci. Ma questi social-qualcosa non erano nati per vedere quanto ci metteva la propria ex ragazza a trovarsi una nuova vittima?

C’è addirittura chi li usa per lavoro! Evidentemente la crisi sta concedendo troppo tempo libero a molti professionisti/imprenditori.

Se hai un’attività tua e se vuoi dei buoni motivi per NON approcciare il web e i Social Network, te li do io:

Il Tempo. Ti portano via troppo tempo. E il tempo passato a comunicare con i tuoi clienti è tempo buttato via. O si fattura o si muore, non ha senso sprecare energie in futili chiacchiere. Cosa avranno mai da dirsi poi, tutte queste persone sul web?

La Lingua. Si deve saper scrivere, almeno in italiano corrente. Il tuo scopo è fare business, non improvvisarti giornalista o scrittore. L’italiano poi è una brutta bestia, tutti pronti a prenderti in giro se ti scappano delle frasi in dialetto o se non sai usare i congiuntivi. I tuoi prodotti parlano per te.

La Sicurezza. Su internet è pieno di cinesi pronti a copiare tutto ciò che fai. Non ha senso che tu stia lì a descrivere ciò che fai e come lo fai, solo per far contenti coloro che non vedono l’ora di copiare il tuo prodotto o il tuo servizio. I clienti, quelli veri vengono in azienda a conoscerti!

Il Costo. Investire su target profilati attraverso il social web costa meno che investire a pioggia sui grandi mass media: ci sarà un motivo, no? Chiedetevi perché l’Amarone della Valpolicella costa più del Tavernello!

La Strategia. Differenziati! Sui social network ci sono tutti, perché dovresti esserci anche tu? Fatti notare non cedendo a queste mode passeggere, perché si tratta solo di questo. E non venitemi a dire che le persone hanno voglia di comunicare con le aziende. I clienti vogliono solo gli sconti!

Su Facebook, così come sugli altri Social, le persone ci stanno per farsi i fatti degli altri, non per mettersi in contatto con te e neppure per tenersi informati. È il pettegolezzo l’anima del web. Al limite puoi presenziare con profilo personale fake tanto per vedere che fanno i tuoi concorrenti.

stupidityQuesto articolo e frutto di ironia e di tante risposte insensate sentite troppo spesso!
Credete che ciò che ho scritto sia insensato e stupido? Allora siete sulla strada giusta, buon lavoro!

Dal mito del ROI alla realtà del progetto

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La parola magica negli ultimi anni è ROI.

ROI, il Return On Investment, è un indice aziendale cha sta a calcolare appunto il ritorno economico su un investimento, o per meglio dire la redditività del capitale investito.
Calcolarlo è molto semplice, risultato operativo diviso capitale netto investito. Fin qui non ci piove.

I problemi che emergono quando si ha a che fare con il ROI sono ahimè diversi.
Il ROI è un indice aziendale e ha senso quando i dati dell’operazione (Risultato Operativo e Capitale Netto Investito) sono attendibili. Ciò non risulta difficile se vogliamo calcolare il Return On Investment di una azienda, ma ci può causare diversi problemi quando vogliamo applicare la formula magica a singole attività su specifici canali di vendita. In breve, calcolare il ROI di un progetto di marketing può risultare una forzatura.

Se la mia azienda opera in più canali potrebbe essere fuorviante dare troppa credibilità al ROI di un singolo canale in quanto i ricavi da esso derivanti potrebbero non essere legati al capitale investito direttamente per promuovere il brand. Inoltre nel calcolo spesso ci si dimentica delle risorse umane impiegate (il capitale investito NON è solo il costo dei click) e di tutta una serie di costi impossibili da suddividere per canali (come i costi di R&D).

La differenza tra l’imprenditore e il contabile sta proprio nel sapere andare al di là dei numeri per ottenere risultati concreti. Sta nel sapere vedere/intuire ciò che succederà senza doverlo leggere da qualche parte. Nella matematica dell’imprenditore 1+1 non fa sempre 2.

Il nocciolo della questione è allora non è più il ROI, ma il progetto. Le competenze di Project Management portano alla definizione di una squadra di lavoro e alla definizione di obiettivi specifici (i famosi obiettivi SMART non sono una favola). La vera sfida nell’apertura di un progetto è capire di che cosa ha bisogno l’azienda per la quale lavoriamo. Diciamo subito che “vendere” non è di per sé un obiettivo, ok?

Per sapere di cosa ha bisogno il nostro cliente dobbiamo conoscere alcune importanti informazioni:

  1. Cosa offre l’azienda al mercato
  2. Quali canali presidia e quali no
  3. Quali sono i target ai quali si rivolge (gli influencer, i prescrittori, sono un target)
  4. Quali performance ha ottenuto e perché
  5. Cosa fanno i competitors e come lo fanno

Non c’è progetto senza le fasi di analisi (e quindi conoscenza delle informazioni), definizione degli obiettivi e un preciso scadenzario. Inoltre, avere degli obiettivi chiari in mente aiuta a svolgere bene il proprio lavoro. Se poi gli obiettivi sono condivisi trasparentemente con il cliente, si riducono le possibilità di scomodi fraintendimenti. Il cuore del progetto sta nell’obiettivo che il team di progetto si pone. No target, no party! La migliore, a parer mio, soluzione è sempre la cultura e l’informazione. Se un’azienda si affida a consulenti esterni, lo fa anche affinché questi portino comunque delle competenze in azienda.

Non sempre fissarsi su obiettivi quantitativi è la scelta migliore e soprattutto non è detto che un obiettivo economicamente misurabile sia economicamente più importante per l’azienda. Mentre è sempre un vantaggio per l’azienda rivolgersi a consulenti che non assecondano, ma che guidano l’imprenditore o il manager verso le scelte migliori anche se in un primo momento meno facili da cogliere.

La chiave del successo di un progetto non la si misura con un numero, ma certo aver strutturato il proprio lavoro professionalmente e in maniera coordinata con le varie “forze” aziendali è la migliore garanzia.