La punteggiatura come strumento di lavoro

La punteggiatura – chiamata anche interpunzione – è quell’insieme di segni che permette di separare gli elementi del testo (parole, proposizioni, periodi). Come specificato in Garzantina “il fine dell’interpunzione è di rendere evidente la struttura sintattica del testo”.

La punteggiatura può essere considerata dal web writer, ma non solo, una delle proprie cassette degli attrezzi. Scrivere è artigianato e come tutti gli artigiani anche noi abbiamo bisogno di strumenti.

Nel momento in cui approviamo una bozza possiamo considerare l’attività di punteggiare il testo come attività concettualmente – ma anche praticamente – separata da quella di scrittura delle parole in frasi di senso compiuto. Scrivere è quindi una macro attività formata da due micro attività. Da una parte: parole, frasi e periodi. Mentre dall’altra: punti virgole e altri segni di interpunzione.

Conoscere le regole della punteggiatura e le opportunità che essa offre ci permette di essere maggiormente incisivi nello strutturare sintatticamente un testo, ovvero del modo in cui le parole del nostro testo si combinano tra di loro nella costruzione del significato.

Un testo con una struttura sintattica chiara è più facile da leggere e da ricordare. Curare la combinazione di sintagmi in frasi e periodi è quindi un vantaggioso strumento del web writer. Rinunciare a questo strumento è perdere un’importante occasione per essere maggiormente incisivi e convincenti nel proprio lavoro; punteggiare significa quindi rendere più facile il lavoro del lettore che consiste nella partecipazione al compimento del testo.

In conclusione, se il nostro modus operandi è:
1. raccogliere le informazioni
2. stendere la bozza
3. correggere la bozza
Inserirei un passaggio successivo
4. Punteggiare il testo

Una lettura utile e che consiglio vivamente è sicuramente il libretto della Serafini “Questo è il punto: Istruzioni per l’uso della punteggiatura” (Laterza, 2014).

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Informare o narrare?

Si fa un gran parlare della ri-scoperta della narrazione nel mondo del business. Il cosiddetto Corporate Storytelling suscita ancora alcuni dubbi nei comunicatori più refrattari all’innovazione, ma di fatto è stato il tema centrale dell’anno passato.

Dal punto di vista di social web sono state premiate le piattaforme come Instagram che sono puro storytelling. L’attenzione degli addetti ai lavori è concentrata su Facebook Canvas, grande novità del 2016. In breve siamo passati dalla cura del contenuto all’inserimento dello stesso in una storia. Ho dedicato diversi post al tema dello storytelling e ti invito a leggerli.

Lo storytelling è sempre l’approccio giusto? A parer mio non esiste l’approccio giusto, esiste l’approccio che funziona. In secondo luogo, prima di rispondere dobbiamo confrontarci su quattro diverse questioni:

  1. A chi parliamo
  2. Chi siamo
  3. Di cosa stiamo parlando
  4. Dove lo stiamo facendo

Possiamo fin da subito dire che se è necessario che la narrazione dia informazioni, non è scontato che l’opposto. Nella forma del racconto non sono esclusi accorgimenti come quello delle 5W (Who, What, Where, When, Why). A proposito leggi questo bel post di Pier Luca Santoro.

Possiamo ricorrere alla semplice informazione nel momento in cui ci limitiamo nell’istantanea del fatto.

Il gruppo podistico Barefoot Friends si radunerà a Parco della Vittoria, domani 14 febbraio alle ore 9.00, per una sessione gratuita di 60 minuti aperta a tutti di tecnica di corsa barefoot.

La narrazione diventa un passaggio obbligato nel momento in cui vogliamo uscire dalla descrizione dell’istantanea del fatto. Uscire dall’istantanea significa relazionare il fatto con qualcosa e raccontare questa relazione in maniera più o meno emozionale.

Noi di Barefoot Friends siamo da sempre molto attenti ai vantaggi di un approccio naturale alla corsa. Per condividere con te l’esperienza di una corsa minimal, con una percezione maggiore dell’ambiente all’interno del quale corriamo, ti invitiamo a Parco della Vittoria alle 9 di domenica mattina per una sessione gratuita e aperta a tutti di tecnica di corsa barefoot.

Oppure sfruttare il cosiddetto diamante (Vedi Lavoro, dunque scrivo! Luisa Carrada, Zanichelli 2012, pag 140)

Seminario gratuito di barefoot running
Domenica 14 febbraio, ore 9.00 Parco della Vittoria

L’esperienza della corsa è ancora più entusiasmante se vissuta senza ingombranti barriere tra i nostri piedi e il terreno. Le prime volte che abbiamo indossato scarpe minima o barefoot la sensazione era … Per viverla al meglio, in sintonia con l’ambiente all’interno del quale ci immergiamo quando corriamo, noi di Barefoot Friends abbiamo organizzato un seminario gratuito per apprendere la tecnica di corsa con calzature minimal o barefoot. L’incontro durerà un’ora e sarà aperto a chiunque voglia sperimentare un nuovo approccio al running. Ti aspettiamo per vivere questa esperienza insieme a noi!

Il concetto di correlazione tra l’evento e le persone – il noi e il voi – è un’occasione ghiotta per creare il rapporto con la tua community e invitare il lettore a compiere un’azione. Quindi anziché chiedermi perché portare l’informazione sul piano narrativo, mi chiederei perché non farlo.

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Report o presentazione?

Quante volte si sente parlare di report presentazioni e magari ci troviamo in difficoltà quando ci viene chiesto di presentare il lavoro svolto?

Facciamo chiarezza sulla differenza tra i due strumenti, perché di strumenti si tratta. Sono strumenti utili a comunicare con i nostri colleghi, e non solo. Perché comunicare? Per rendere conto del lavoro svolto, per proporre un piano d’azione per il futuro, etc.

Che differenza c’è tra i due?

Si parla di presentazione quando si espongono i dati in prima persona, mentre di report se non si è presenti al momento della lettura. I vantaggi della presentazione sono innegabili, si è presenti e quindi si possono intercettare subito domande o perplessità, mentre nel caso del report non possiamo sapere cosa questo ha sortito nel lettore se non attraverso un feedback successivo.

Il supporto

Entrambi gli strumenti hanno bisogno di un supporto, un documento. Nel caso del report lo strumento e il suo supporto coincidono: è esso stesso lo strumento. Nel caso della presentazione invece, il file (Power Point, Keynote o Prezi per dirne alcuni) costituisce un ausilio visivo a ciò che è il discorso che dobbiamo fare. Quindi le componenti nella presentazione sono due: discorso e presentazione a video.

Quando usare entrambe?

Uno strumento non esclude l’altro. Per fare un esempio pratico prendiamo il caso di un Business Plan. Il mio BP sarà con tutta probabilità un report cartaceo di almeno 20/30 pagine se abbastanza dettagliato. Sarà ricco di informazioni, numeri, analisi, proiezioni, tabelle, matrici, etc. Per la maggior parte informazioni inutili da presentare a schermo durante un meeting. Una presentazione serve appunto a presentare i dati più rilevanti in maniera chiara e semplice. Mentre un report può essere letto e riletto con calma a più riprese, la presentazione è hic et nunc, qui ed ora. Il relatore deve far passare una serie (limitata) di informazioni chiave a delle persone.

Imparare ad usare questi strumenti basilari è necessario sia per lavorare in team che per essere convincenti e professionali. Pubblicherò presto degli approfondimenti per muoversi velocemente ed efficacemente  nel mondo dei report e presentazioni.

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Il tono di voce di un post

Saper comunicare online vuol dire sapere come ovviare all’assenza di un vero e proprio contatto con l’interlocutore attraverso specifici accorgimenti. Non poter avere di fronte a sé la nostra controparte ci impedisce di affidare il nostro messaggio a quella che abitualmente chiamiamo comunicazione non verbale (sguardo, postura, espressioni del viso, etc.).

Uno dei fattori più difficili da gestire, quando si comunica online, è proprio il tone of voice: il tono di voce. È un’espressione che si rifà alla comunicazione orale. La medesima frase, pronunciata con toni diversi può assumere significati diversi. Saper gestire il tono di voce di un post vuol dire rendere il proprio concetto più chiaro e meno fraintendibile.

In parte il tono di voce è determinato dalla scelta delle parole usate. Ad esempio parlare di sé in prima o terza persona singolare o prima plurale dice molto di noi. Sei ti occupi di social media management ti sarai trovato a tradurre – perché di traduzione si parla – un comunicato stampa tradizionale. La forma tradizionale del comunicato stampa è a dir poco agiografica e molto lontana dalla comunicazione diretta e trasparente tipica del social web, anche nella sua forma più istituzionale.

A chi mi rivolgo quando scrivo? Se i miei interlocutori sono professionisti preparati e se mi occupo di temi molto particolari o complessi utilizzerò una terminologia tecnica/specialistica. Se il mio utente è invece una persona comune, la scelta di una terminologia complessa risulterà quantomeno spocchiosa e allontanerà il lettore anziché avvicinarlo. Detto ciò devo rendermi conto che lo stesso messaggio, su piattaforme diverse potrà avere una diversa tipologia di utente e quindi anche un diverso linguaggio. Il medesimo post pubblicato su Facebook potrebbe essere diverso da quello che posterò su LinkedIn proprio per la differenza dell’utente tipo che mi segue. Non dobbiamo stupirci se oltre a contenuti diversi, su differenti canali ci potremmo imbattere in toni di voce diversi.

La scelta della parola è uno strumento di marketing per Hermès, ad esempio che conia dei neologismi per far respirare la propria identità ai propri fan su Facebook.

La sintassi è una delle quattro partizioni fondamentali della linguistica (insieme con la fonetica, la morfologia e la semantica). Essa studia la struttura della frase, gli elementi costitutivi della frase, le associazioni di frasi, cioè le unità superiori alla parola. Utilizzare una sintassi molto strutturata, con periodi lunghi e magari facendo uso spesso di subordinate, potrebbe allontanarci da quella parte di lettori non abituati a leggere o con una soglia dell’attenzione labile. In questo senso io consiglio di esprimersi sempre nella maniera più semplice e possibile. Oltre alla sintassi, la stessa lunghezza delle frasi potrebbe essere un ostacolo alla lettura e alla comprensione del testo scritto.

Utilizzare avverbi e aggettivi darà colore alla nostra comunicazione. Ci aiuterà a raccontare i colori e gli odori che si nascondono dietro un testo permettendoci di emozionare il nostro lettore. Al contrario, il nostro post potrà avere la forma asciutta dell’informazione pura, se dovessimo scegliere un tono di voce fortemente formale e istituzionale.

La scelta di riproporre per iscritto il linguaggio parlato è una scelta coraggiosa e ha senso per un’organizzazione giovane che ha a che fare con i giovani. È stata completamente fuori luogo quella utilizzata nel post della pagina Facebook di Italo Treno per giustificare la scelta delle promozioni per il Family Day. A questo proposito vedi il bellissimo post di Riccardo Esposito Family Day e offerte: dove ha sbagliato Italo?.

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Anche l’utilizzo di emoticon non è sconveniente, a meno che tu non sia Hermès, ovviamente. Gli emoticon nascono appunto per trasmettere – originariamente via email – lo stato d’animo di una persona. non mi aspetto l’utilizzo di emoticon da parte del Ministero della Difesa, non perché sia inappropriato, bensì perché non credo faccia parte della comunicazione istituzionale il comunicare stati d’animo personali.

Quella di dare del tu o del lei alla persona che ci scrive o che commenta un post è una diatriba ancora aperta. Io vivo in Svezia ed è da oltre 40 anni che la forma di cortesia non è più in uso. Ciò non vuol dire che il tu e il lei siano simili, come potrebbe apparire in inglese. La forma di cortesia esisteva e ora non si usa più. Al contrario in Italia anche Umberto Eco ha espresso il suo disappunto alla possibilità che questa debba venire meno. Noi però non dobbiamo esprimerci su cosa sia o non sia giusto. Sarebbe un grave errore. Dobbiamo pensare quali accorgimenti linguistici ci possano avvicinare maggiormente alla nostra controparte, a quelle persone che ci seguono – e ci leggono – online. È opinione condivisa che sul web sia più tollerato il passare al tu proprio per non aggiungere inutili barriere a quelle che già ci ostacolano. Anche qui credo che la cosa migliore sia valutare l’età e le aspettative dell’utente. Ceres è sicuramente un gran bell’esempio di comunicazione veloce e snella, ma non è l’unico.

Sia che ci si concentri sull’informazione, sia che lo si faccia sulla narrazione, l’utilizzo dell’ironia è uno strumento molto utile anche in ambito corporate, ma va gestito. Sempre Ceres qui la fa da padrona proprio per il suo essere una finestra ironica sul mondo, fuori dagli schemi antichi di una social presence a caccia di click da dirottare sul proprio sito. Prima di lanciarsi in un carosello di battute e barzellette, forse è meglio pensare se ciò è in sintonia con i Brand Values, i valori del nostro brand.

Lo scopo del tone of voice è quello di aiutare il lettore a capire chi siamo realmente, non di creare un’immagine compagnona di un brand serio e rispettabile. L’obiettivo del web writer o di chiunque scriva sui social o sul sito è quello di rendere l’identità dell’organizzazione per la quale scrive in maniera coerente. Quindi, come direbbe Gerry Calà: ocio!

Non solo parole: l’atmosfera

Come è possibile trasmettere significati attraverso le parole significanti, è possibile farlo anche attraverso la musica o l’arte visiva, anch’essi significanti. Non solo la qualità delle immagini, ma anche la tipologia delle stesse è un importante veicolo di significati.

Le immagini che condivido con la mia community devono essere coerenti con la storia che sto raccontando e con i valori che mi costituiscono. Un’immagine dice di me molto più di ciò che potremmo pensare. Un certo gusto e le competenze base in fatto di arti visive sono ormai necessarie chi opera nella comunicazione.

È molto bello, in questo caso l’esperimento sinestetico di Lindt Italia che ha voluto fondere – scusa il gioco di parole – il tema cioccolato con quello della musica nel tentativo di coinvolgere la propria community.

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Nel momento in cui non condivido contenuti proprietari, ma mi limito ad un link di un post interessante trovato in rete, mi devo assicurare che la fonte sia attendibile e l’informazione corretta. A proposito di bufale e analfabetismo funzionale ho scritto diversi post e già è triste vedere quanti creduloni ci cascano, se poi una tale figura la si fa fare ad un’organizzazione per la quale si lavora è infinitamente più grave.

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I tempo e la ripetizione nel social media marketing

Ogni volta che parliamo di Social Media Marketing parliamo di relazione. I Social Media così come i Social Network esistono per creare relazioni tra persone. Sia offline che online si cerca di costruire relazioni che persistano nel tempo.

Nel Social Media Marketing si utilizzano spesso termini che hanno in sé una fortissima connotazione temporale. Si tratta di una connotazione temporale orientata alla persistenza ed in certo qual modo alla ripetitività.

Non potete fare pubblicità oggi e smettere domani. Non state parlando a una piazza, state parlando a una processione

Questa esortazione di Francesco De Nobili in (prima) Content (poi) Marketing: Il contenuto al centro di ogni strategia di comunicazione (2015) rende chiaramente l’idea del fatto che neppure la mera attività di advertising è esente dal fare i conti con una prospettiva temporale allungata nel tempo. Il concetto si inserisce in un orizzonte temporale esteso.

La relazione – il concetto chiave per eccellenza nel social media marketing così come nello storytelling – si sviluppa all’interno di un orizzonte temporale. Tra le domande che ogni contenuto porta con sé, oltre a quando pubblicare? dobbiamo aggiungere per quanto tempo pubblicare? e ogni quanto pubblicare? Per questo è necessario preparare un piano editoriale ragionato e un calendario editoriale che si occupino coerentemente del singolo contenuto.

La realtà del contenuto condiviso è spesso una realtà fluida e incostante. La parola condivisa va riconfermata con ciclicità. È necessario capire con chi stiamo dialogando online anche quando questo risulta difficile. Uno dei maggiori errori commessi in questo senso è dimenticarsi di affermare la propria identità – e la base di valori che la contraddistingue – in ogni post che scriviamo.

Ogni qualvolta prepariamo un tweet, un post, un’immagine da condividere dobbiamo pensare che una parte delle persone raggiunte non avrà un’idea precisa di chi siamo o di cosa facciamo.

Il Social Media Marketing è ripetizione, affermazione e reiterata conferma della nostra identità e dei nostri contenuti.

 

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Cos’è il marketing?

Il Marketing è la somma totale di tutto ciò che fate

Fried & Heinemeier Hansson – Rework (2010)

Il marketing è un processo che ha lo scopo di trasmettere il valore di un’organizzazione, e delle soluzioni che offre, ai propri stakeholder affinché questa raggiunga risultati economici rilevanti.

Questo è il mio tentativo, neppur troppo originale, di dare una definizione di marketing che sia il più possibile precisa ed esaustiva. Non ho voluto parlare di interno/esterno perché gli stakeholder sono anche i dipendenti e collaboratori dell’organizzazione/azienda.

Ogni processo ha un oggetto e un obiettivo. L’obiettivo è ben chiaro dalla definizione che ho dato. L’oggetto sono i contenuti: informazioni, immagini, articoli, report, interviste, tutorial, etc.

Lo scopo di ogni azienda è quello di fare soldi offrendo al mercato un valore. Lo scopo del marketing è giustificare lo scambio di questo valore con del denaro. Per questo il prezzo è una percezione e se possibile si tenta di uscire dalle grinfie del mark-up come metodo di calcolo del prezzo.

Il valore di un servizio, di un oggetto, di una soluzione o di un’opportunità è dato dalla storia all’interno della quale questa soluzione/oggetto/servizio viene introdotto e dal finale al quale questa soluzione/oggetto/servizio permette alla storia stessa di giungere.

I protagonisti del processo

Il protagonista del processo è senza dubbio il contenuto. Content is King diceva Bill Gates qualche anno fa, e noi sappiamo che Bill è intelligente. Il contenuto è quella informazione o quell’insieme di informazioni aventi lo scopo di modificare o rafforzare il valore della propria soluzione/oggetto/servizio nella percezione o consapevolezza delle persone presenti all’interno della nostra community. Il contenuto deve poi trovare posto nella struttura del piano di marketing in maniera tale da coinvolgere una parte rilevante  della propria community di riferimento.

Quindi dobbiamo fare i conti con il concetto di qualità (parola che odio e che di per sé non vuol dire nulla, se non che il proprio copy writer ha finito le idee). La qualità del contenuto è determinata in maniera vergognosamente funzionalistica dalla riuscita dell’intento per il quale è stato creato un contenuto. Il contenuto deve funzionare, non deve essere bello.

Riconosci subito chi vuole venderti fuffa proprio perché ti propone di crearti (giustamente a pagamento) un contenuto senza dirti nello specifico per raggiungere quale obiettivo (oppure ti dice che devi fare branding). È qui che ci scontriamo – fortunatamente – con due concetti senza i quali ci potremmo perdere in chiacchiere inutili.

Il piano di marketing strutturato

Un contenuto che non sia stato creato per trovare posto nel Piano Marketing dell’azienda troverà il successo solo grazie al fattore culo. Senza un piano marketing strutturato (che vuol dire anche scritto, venga messo agli atti) entriamo nel mondo della telepatia, dell’improvvisazione e della faciloneria. A seconda di quali saranno i miei obiettivi e le azioni che ho deciso di intraprendere per raggiungere quei precisi obiettivi, creerò i contenuti più adatti.

Il concetto di rilevanza

Se parliamo di economia, e sappi che lo stiamo facendo, il concetto di rilevanza deve essere alla base di ogni nostro ragionamento. Un piano deve mirare a risultati rilevanti, ovvero che possano determinare il successo dell’attività. Deve valerne la pena! Se vendi il tuo prodotto orologio da 100 € ad una community di 50 persone è probabile che non avrai mai risultati rilevanti.

Il concetto di rilevanza è importante quando hai a che fare con una nicchia, che per quanto nicchia deve essere rilevante. Non dimentichiamo che lo scopo di un’azienda è quello di fare utili.

Dove inizia il processo

A meno che tu non detenga il monopolio nel tuo settore il marketing per te è un obbligo e come tutti gli obblighi è pure un’opportunità. Fare marketing vuol dire in breve raccontarsi, svelarsi continuamente, e per farlo bisogna sapersi ascoltare e capirsi.

Come in qualsiasi progetto, anche il processo inizia con una fase di ascolto. Sarà una fase ciclica di ascolto e verifica. Se dovessimo suddividere il processo di marketing in cicli trimestrali, ogni trimestre sarà diviso in fasi. La prima fase, nel marketing ma non solo, sarà quella di ascolto durante la quale si verificano i risultati e si raccolgono i dati relativi alla propria community.

Il Social Media Marketing allora a cosa serve?

Il Social Media Marketing serve a creare relazioni affinché i contenuti che condividi con la tua community ti rendano credibile e aiutino la community stessa a rendersi conto del valore delle tue soluzioni/oggetti/servizi.

Ecco perché il social media marketing non serve a vendere. Serve a permettere alla tua azienda di vendere bene.

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Fare Social Media Marketing nel 2016

È da qualche giorno che penso a cosa cambierà per chi si occupa di Social Media Marketing nel 2016. Un utile articolo di Dario Ciraci su Web in Fermento ne parla, relativamente a Facebook in un articolo intitolato I trend della Facebook Strategy del 2016.

I social non servono a vendere

Fare strategia oggi sul web vuol dire sapere quale approccio avere con i canali disponibili e conoscere precisamente cosa essi hanno da offrire e quali dinamiche offrono. Non è sbagliato chiedersi quanto posso guadagnare/raccogliere/vendere con Facebook o con Twitter. Ogni progetto deve avere un suo ROI, assolutamente. È sbagliato credere che questo ROI sia sempre e solo legato ad un risultato economico.

I social servono per creare interazioni e favorire rapporti digitali tra persone. Pensa a come questo può favorire il tuo business o la tua organizzazione. Una verità inconfutabile, che cito almeno tre volte l’anno qui sul blog, è la prima tesi del Clutrain Manifesto (1999):

I mercati sono conversazioni

Finché non hai chiaro questo, non hai ancora capito il marketing degli ultimi 10 anni almeno. I social servono a favorire (e solo in alcuni casi creare) queste conversazioni. La vera domanda da porsi è come inserire: voglio partecipare a queste conversazioni? Se inserisci la tua risposta in un piano marketing strutturato, i risultati non possono non arrivare.

Una volta capito questo dobbiamo capire come potrebbe evolvere il mondo dei social nell’anno appena iniziato per adattarvi le nostre strategie.

La casa dei contenuti 

Il 2016 sarà l’anno, a parer mio, dove dovremmo rivalutare il concetto di Inbound Marketing. Vedere i social come piattaforme all’interno delle quali incontrare utenti da portare sul proprio sito con contenuti interessanti potrebbe essere un errore. Non è nell’interesse di un social lasciar uscire utenti dal proprio sito per consumare contenuti.

È iniziato con i video e in breve Facebook ha capito che sarebbe stato saggio spodestare il primato di Youtube. Un video caricato su Facebook, quindi un contenuto nativo, avrà molte più visualizzazioni di un contenuto condiviso come un link a Youtube o Vimeo. Dal punto di vista dei contenuti scritti il tentativo di Facebook con lo strumento Note non sembra aver avuto molto successo, al contrario si è fatto notare Pulse su LinkedIn.

Il succo del discorso comunque non cambia: i contenuti nativi avranno sempre più visibilità dei contenuti condivisi all’interno del social web. Questo è un dato di fatto, prima lo si capisce e prima si aggiusta la propria strategia, se questa si basa su condividere sui social contenuti esterni creati su piattaforme proprietarie (il proprio sito).

I blog e i siti ovviamente non moriranno, ma a pare mio dovremmo sempre più aggiustare i contenuti di volta in volta a seconda di dove li pubblichiamo, senza dimenticare che in alcuni casi la scelta di condividerli sui social potrebbe non premiare quanto quella di crearli come contenuti nativi del social stesso.

In conclusione, le conversazioni nasceranno e rimarranno sempre più sui social.

Presenza organica e advertising

Il cruccio di ogni social media manager oggi è quello di aumentare la capacità organica di raggiungere più utenti possibili, senza quindi dover appunto investire in advertising per far vedere i propri contenuti alla propria community. Facebook è – e lo sarà sempre meno –  orientato alla possibilità di avere buoni riscontri in termini di copertura organica. Puntare la propria strategia sulla capacità di raggiungere senza budget i propri utenti in maniera massiva è una strategia fallimentare in partenza.

Se punti tutto (o quasi) su Facebook prepara (anche) il portafoglio. Sottolineo anche perché spingere in social advertising quando i tuoi contenuti non sono validi sarebbe come urlare ai quattro venti cosa tu NON sai fare. Il fatto che Facebook sia orientato a premiare chi investe in ads  non vuol dire che tu non sia obbligato a curare nei dettagli il tuo piano editoriale e pubblicare comunque contenuti di alto livello e che abbiano valore per la tua community.

Più lungimirante e saggio è guardarsi intorno e cercare canali alternativi che permettano una diversificazione strategica della propria social presence. Canali che sappiano offrire la possibilità di engagement attraverso un piano editoriale efficace.

Fare social advertising non è il male, ma se non si hanno risorse in abbondanza, potrebbe essere un terreno rischioso. Se competi contro chi ha budget limitati come i tuoi la partita vera e propria la sposti sulla qualità della comunicazione. Più la battaglia la sposti sul denaro, meno verrà riconosciuta e premiata la qualità della tua comunicazione. In breve, puoi affrontare e forse sconfiggere Golia finché non la metti sul piano del budget. Focalizzarsi troppo su una piattaforma che premia fortemente il budget investito non è per nulla saggio.

Instagram è pronto per salire sul trono

Il 2015 ha consolidato il ruolo di Instagram che può vantare 400 milioni di utenti attivi al mese con 80 milioni di foto condivise giornalmente. Come fa notare Maria Pia De Marzo (sempre su Web in Fermento il 6 marzo 2015)

La crescita [di Instagram, ndr] è esorbitante se si fa un raffronto con quanto avvenuto con altri canali. Facebook, ad esempio, nel range 2013-2014 è cresciuto solo, si fa per dire, del 3,4% mentre Twitter è cresciuto maggiormente con un +12%

La crescita di Instagram è stata tra il 2013 e il 2014 quasi del 60%. Ad oggi gli utenti attivi in Italia sono circa 8.4 milioni (contro i 4.7 di Twitter e i 7 di LinkedIn) e la promessa è diventata una realtà. Scommettere su Instagram oggi è un rischio meno azzardato che puntare la propria strategia solo su Facebook.

Il tasso di engagement è molto più alto che su Facebook, si raggiunge il 100% della community e (per ora) non si è vincolati ad algoritmi di sorta. L’advertising quindi qui è una scelta, non una necessità.

Un’indagine (anche se non troppo recente) di Forrester si è occupata di misurare il tasso di Engagement su Facebook, Twitter ed Instagram e su quest’ultima piattaforma il tasso di coinvolgimento (non a pagamento) è del 4.21%, mentre su Facebook è dello 0,7% e su Twitter dello 0,3%.

Non prendere questo treno oggi vuol dire perdere una ghiotta occasione. Questo sarà per molti il periodo migliore perché non è ancora troppo tardi per ottenere ottimi risultati senza investire in advertising e non è troppo presto, in quanto la piattaforma ha già dimostrato di essere una certezza nel presente e con ogni probabilità nel futuro. Investire su Instagram nel 2014 sarebbe forse potuto sembrare un azzardo per i più timorosi. Aspettare ad investire vorrà dire probabilmente fare i conti con i medesimi vincoli che esistono per Facebook oggi. Ecco perché il 2015 è stato l’anno del boom di instagram e il 2016 sarà quello dei ritardatari più “prudenti”.

Conclusioni

Il mondo del web muta con una rapidità disarmante. Fa parte della sua natura e va benissimo così, è uno dei sui vantaggi cometitivi. Nel 2015 tutto è un rischio, ma esistono rischi più o meno azzardati. Se si a che fare con piccole realtà il vantaggio competitivo è approfittare del momento giusto per trarre il massimo da un progetto con il minimo investimento. Ovvero affidarsi alle competenze dei propri collaboratori per agire con tempismo.

Se sei piccolo hai solo una chance: essere innovatore! Nelle scelte e nelle pianificazioni, sapendo quali rischi correre e quali no (scordati di non correre rischi), affidandoti alle  competenze delle persone e ragionando su numeri che, beninteso, non ti diranno mai tutto e saranno sempre parziali.

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Analisi del 2015

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 3.600 volte nel 2015. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 60 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Ricarichiamo le batterie

Come ho scritto in precedenza, nel 2016 vorrei apportare qualche miglioramento al blog con riferimento ai contenuti, ma non solo. Approfitterò dei prossimi giorni di festa per imbastire una serie di articoli e strutturare in maniera dettagliata il mio piano editoriale.

Detto questo, dovrò concentrarmi su un paio di progetti che vorrei diventassero operativi al 100% a gennaio 2016. Quindi ho deciso di sospendere le pubblicazioni per un paio di settimane.

I miei più sinceri Auguri di Natale e felice anno nuovo a tutti i miei lettori e soprattutto grazie per essere presenti.

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Ci si prepara per un nuovo anno

Il 2016 è alle porte e come tutti gli anni si fa il punto della situazione. Questo 2015 è stato decisamente ricco di novità: una nuova vita in un nuovo paese. I progetti in corso si sono spostati sempre di più verso il web writing e la scrittura oltre che al già presente social media management. È incredibile come siano i progetti stessi a volte, a orientarti verso un argomento più di un altro. In ogni caso ho voluto scegliere un’immagine particolare per parlare dell’anno che sta per arrivare, è una foto buia, un vagone vuoto di un treno in viaggio di notte. È un’immagine forse un po’ inquietante, ma rende l’idea del mio approccio agli obiettivi. Non miro al successo, concetto decisamente fumoso. Io credo che parlando del mio blog il mio obiettivo sia innanzitutto arricchirlo di contenuti e approfondimenti interessanti: questa sarà la mia sfida. I risultati in termini di visite e nuovi contatti arriveranno, ma a questo ci penserò più avanti: il mio obiettivo è creare contenuti in un piano editoriale strutturato. Ritornando all’immagine scelta per il post, non voglio spostare troppo lo sguardo verso la destinazione del viaggio, che a dir la verità non ho ben presente. Preferisco focalizzarmi su ciò che è alla mia portata e sulle attività che porteranno valore al mio lavoro.

Quindi, cosa mi aspetta per il 2016?

Blog

Per il mio blog voglio dedicare un post alla settimana al tema dei management almeno per il primo trimestre. Oltre a questo vorrei anche ritornare sul tema del Corporate Storytelling e orientare il mio sguardo sul tema del Web Writing andando ad analizzare il ruolo e l’importanza della parola nella comunicazione aziendale. Saranno principalmente questi gli argomenti che tratterò nel 2016, o per lo meno nel primo trimestre.

Medium

Medium è stata una scoperta graditissima. Per ora vorrei mantenere delle pubblicazioni regolari per Scrivere Oggi e I miei #2Cent. Sono sicuramente post più personali di quelli presenti qui, ma ho notato una buona risposta e lo trovo uno strumento tutto da scoprire.

Svedese per principianti

Ho decisamente trascurato il blog/diario sulla mia vita in Svezia. Per il 2016 ho intenzione di approfondire la conoscenza degli italiani in Svezia grazie ad una serie di interviste. Lo scopo di questa rubrica sarà capire chi sono gli expat italiani in Svezia, cosa li ha portati in Scandinavia e cosa effettivamente hanno trovato.

Conclusioni

Essere più concludente. Ho collezionato una trentina di bozze (più o meno sviluppate) su andreawierer.com e una decina su Medium. In breve, dovrò  focalizzarmi su obiettivi più ravvicinati (trimestrali) e trasformare le mie idee in post pubblicati con più determinazione. Per quelli che sono i temi trattati non mi discosterò molto da quello che è stato il passato più prossimo. Quindi:

 

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