Run4Bethlehem

Non sono un atleta, ma il 5 gennaio 2005 ho deciso di iniziare a correre.
Ho deciso di farlo per il Caritas Baby Hospital di Betlemme, l’unico ospedale pediatrico della Cisgiordania.
Aiutami a raccogliere fondi per i loro piccoli pazienti
http://bit.ly/MezzaDiStoccolma

Si chiude un’avventura e se ne apre un’altra

Dopo praticamente nove mesi di allenamenti quasi ininterrotti, qualche sacrificio e quasi seicento chilometri percorsi è arrivato il giorno. Volenti o nolenti il momento di posizionarsi sulla linea dello start arriva per tutti, o perlomeno per quelli che si mettono in discussione. Il problema di mettersi in discussione è proprio questo: che alla fine ti fai prendere la mano e una volta raggiunto un traguardo ne vedi subito uno ancora più impegnativo.

Nove mesi fa iniziai a correre. Partii il 5 gennaio con l’idea di correre un minuto e camminarne un altro, per dieci volte. E dopo venti minuti tornai a casa stremato, sudato e senza fiato. Sono passati nove mesi, poco più e ho raggiunto il mio obiettivo: la Stockholm Half Marathon.

Allora mi sembrava qualcosa di impossibile. Correre 21 chilometri per me che a malapena riuscivo a portarne a termine uno senza dovermi fermare a prendere fiato sembrava un’impresa. Oggi ho deciso di pormi un nuovo obiettivo, ho deciso di spostare un pochino più in là l’asticella che segna i miei limiti. Il 24 settembre 2016 correrò la Lidingoloppet che viene definita dalla IAAF the longest and the largest cross country race in the world.

30 chilometri, una corsa leggendaria qui in Svezia, nella bellissima cornice dell’isola di Lidingö e parte dello Svensk Klassiker (che oltre ai 30 km di corsa prevede i 90 km di fondo della Vasaloppet, i 3 km a nuoto e 300 in bici da fare nello stesso anno).

La mia avventura si è quindi conclusa il 21 settembre, ma solo per dare spazio ad un’altra impresa

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Run4Bethlehem: le ultime settimane prima della Stockholm Half Marathon

Da qualche settimana non scrivo più a proposito di Run4Bethlehem. Gli allenamenti sono andati avanti, anche se le due settimane passate in Italia nella seconda metà di luglio mi hanno decisamente fatto male. Non essendo abituato a quel clima torrido ho sofferto ogni uscita e ho perso il ritmo degli allenamenti. Al mio ritorno qui in Svezia ho ripreso il programma stabilito in vista del 12 settembre grazie soprattutto al clima favorevole.

Nel frattempo ho partecipato alla Midnattsloppet di Stoccolma, la 10 km più partecipata d’Europa con oltre 40.700 iscrizioni nel 2014 e oltre 37 mila nel 2015. È piacevole partecipare a queste manifestazioni per prendere il feeling con la corsa competitiva. Trovo queste esperienze bellissime e rigeneranti tanto’è che ho percorso oltre metà gara con il sorriso stampato in faccia.

Ho ancora 10 uscite prima della tanto attesa Mezza Maratona di Stoccolma. Alle tre uscite programmate ne aggiungo una di 4-5 km di trail su sentiero con scarpe poco ammortizzate (natural) per rinforzare i piedi. Anche in questo caso non voglio strafare, aggiungerò magari un chilometro settimanale di natural trail una volta raggiunto l’obiettivo della mezza il 12 settembre. Quello di correre sui sentieri è un desiderio che vorrei portare avanti magari partecipando a qualche competizione l’anno prossimo.

Il mio primo obiettivo è stato fin dall’inizio quello di portare a termine i 21 km di Stoccolma, ma speravo di poterlo fare entro le 2 ore e 10. Ora devo essere realistico e puntare a chiuderla in meno di 2:30. Poco male, avrò tutto il 2016 per migliorare la mia performance sulla mezza maratona. Nel frattempo devo ammettere che la 10k è una distanza che mi piace tantissimo, chissà se proverò le stesse gioie con la 21k.

Dal punto di vista social puoi seguire il progetto Run4Bethlehem sulla pagina Facebook, iscrivendoti al Gruppo CBH Running Team oppure seguendoci su Twitter.

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Resilienza per management e runners

La resilienza secondo Pietro Trabucchi è

la capacità di persistere, di far durare la motivazione nonostante gli ostacoli e le difficoltà

È un termine che va molto di moda negli ultimi anni e fa leva sul concetto di motivazione. Che sia per affrontare una maratona o per attuare un piano di sviluppo per un nuovo prodotto, poco importa: il tema della resilienza è centrale nella vita professionale così come lo è negli sport di resistenza.

Essere motivati e rimanere motivati per un lungo periodo fa la differenza. La capacità di mantenere a lungo la motivazione si accresce con la pratica costante. Dare la precedenza all’automotivazione piuttosto che a fattori esterni (denaro, talento, fama, etc.) vuol dire cercare in se stessi, nella gioia di acquisire costantemente nuove capacità e nuove competenze la spinta ad impegnarsi ancora.

La resilienza è, sempre secondo Trabucchi, una capacità cognitiva, un modo attraverso il quale leggiamo e interpretiamo la realtà. Come tale è sostanzialmente migliorabile, incrementabile, attraverso l’allenamento, la pratica costante e continua nel tempo. Imparare la resilienza vuol dire non accontentarsi semplicemente di fare pratica attraverso la routine, ma orientando i propri sforzi con costanza verso attività che non sai fare bene (non ancora) o che non sai addirittura fare. Aumentare la capacità di automotivarsi con la pratica e il miglioramento costante.

Ad ottobre 2014 il bellissimo blog mammeimperfette.com pubblica 25 idee per insegnare a tuo figlio la resilienza. Come nella gestione delle persone, così nel bellissimo, ma impegnativo mondo della genitorialità la resilienza occupa un posizione chiave. Contrapponendosi alla filosofia del talento secondo la quale qualcosa ti riesce bene se sei dotato del talento necessario per farlo, l’approccio alla resilienza responsabilizza la persona orientandola all’impegno e alla soddisfazione nell’acquisizione di nuove capacità e competenze. La motivazione nasce in se stessi e non da fattori esterni che, così nel bimbo come nel manager, nel lungo periodo possono essere controproducenti. La gioia nell’acquisizione di nuove capacità e competenze sta alla base del motore motivazionale.

Mentre nella già citata filosofia del talento ti riesce bene qualcosa se sei dotato del talento per farla, nell’approccio alla resilienza si insegna che attraverso la pratica costante e l’auto-miglioramento si raggiungono i risultati. Non si tratta di negare il fatto di essere portati o meno verso qualcosa (uno sport o una qualsiasi attività), si tratta di dare la precedenza all’approccio attraverso la pratica e la continua dedizione.

Approcciare questo affascinante tema significa cercare in se stessi l’energia per portare se stessi là, oltre i limiti delle motivazioni che non provengono da noi, oltre la volpe che si arrende perché oggi non è riuscita a raggiungere l’uva, oltre i “non si può” o i “non ce la farai mai”, oltre le scuse di chi non ha raggiunto un obbiettivo, perché se c#é una cosa che la resilienza ci insegna è che il nostro obiettivo non lo raggiungiamo oggi, beh forse lo raggiungeremo domani.

Mi sembra scontato al termine di questa riflessione rimandarvi alla lettura, per me proficua, dei testi di Pietro Trabucchi e al bellissimo blog di mammeimperfette.com

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3 strumenti utili per non perdere il focus

In ogni disciplina, dallo sport allo studio e la vita professionale non fa certo eccezione, la preparazione è tutto. Non basta mai il talento per raggiungere un obiettivo. È sempre necessario prepararsi attraverso una serie di attività.

Il 12 settembre correrò la mia prima mezza maratona e per allora voglio essere preparato. Lunedì 25 maggio ho svolto il primo di 48 allenamenti che mi porteranno a poter correre la mezza di Stoccolma in meno di 2 ore e 15 minuti (spero). 48 allenamenti suddivisi in tre sessioni alla settimana, lavorando con ripetute e lunghi lenti domenicali.

Un tabella da rispettare mi aiuta a non fare il furbo. Così come utilizzare delle check list mi aiuta a preparare riscaldamento e stretching prima di ogni uscita. Calendarizzare i propri impegni e le proprie attività ci rende più conoscenti del tempo che dobbiamo dedicare alle diverse attività del nostro lavoro. Gestire in maniera strutturata il tempo mi permette di risparmiarne moltissimo per scrivere, leggere o passare qualche ora in più con i miei figli.

Ecco i tre strumenti che utilizzo io per essere efficiente in quello che faccio:

1. Calendario Mensile
Ce ne sono a decine, ma io uso iCal sincronizzato con i miei calendari su Google. Ne uso uno per ogni progetto che gestisco o al quale partecipo. Questo diventa uno strumento di condivisione e sincronizzazione con gli altri membri del team, ma mi da allo stesso tempo la possibilità di organizzare le mie attività che non siano nell’immediato. Vi inserisco appuntamenti e scadenze, non attività. Avere una prospettiva mensile nella gestione delle proprie attività è a parer mio un buon orizzonte dal quale partire.

2. Piano Settimanale
La settimana è una delle unità di misura temporali più facili da utilizzare e avere un piano che mi permetta di gestire i miei appuntamenti, le call conference o altri impegni, magari esterni alla mia attività mi permette di gestire il mio tempo in maniera ottimale. Per questo uso una pagina di iCal stampata che riempio il lunedì mattina con le attività presenti nella lista della quale parlo al punto 3.

1. Lista Attività
Questo è il documento per me più importante. È una lista che preparo il lunedì mattina o nel week end. Vi inserisco a penna, nero su bianco (io uso un quaderno, ma potete usare app come Evernote che vanno benissimo) tutte le attività che voglio fare entro la fine settimana successiva (mandare mail, scrivere report, preparare inserzioni ppc o scrivere articoli, etc.). Oltre a scrivere la vera e propria attività inserisco i documenti che devo produrre, come mail report, analisi su excel, business plan, etc.

Man mano che i giorni passano depenno dalla lista le attività svolte e ne aggiungo altre sono subentrate come urgenze. Grazie al confronto con i due calendari, mensile e settimanale, posso capire che attività hanno la precedenze e quando ritagliarmi il tempo per farle. Una ulteriore nota positiva è che dopo qualche mese ci si rende conto di quanto effettivamente si sia lavorato e di quanto poco tempo si sia buttato via in quisquilie.

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7 consigli per rimanere motivati

Qualche giorno fa ho letto un post molto bello di Run Like Never Before, un blog che si occupa di running (ovviamente), intitolato proprio così: 7 consigli da runners per rimanere motivati.

Mi ha colpito molto perché spesso la motivazione e non le gambe sono l’aspetto decisivo per portare a termine una gara. Ciò che mi ha colpito maggiormente è come almeno cinque di questi sette consigli si possano leggere in chiave manageriale. Più entro nel mondo del running e più mi rendo conto dei forti legami tra i due temi. Non a caso Daniele Barbone ne parla spesso nel suo bellissimo libro Runner si diventa: dall’ufficio al deserto. Il running diventa presto un approccio alla vita che ha molto in comune con lo spirito imprenditoriale. Di Daniele magari parliamo la settimana prossima

Non tutti i sette consigli per rimanere motivati sono centrali nella vita di un manager o di un professionista, ma è utile focalizzarci su ognuno di questi sette punti per capire come attività apparentemente così diverse abbiano così tanto in comune.

Pianifica la settimana
Mai attività si è dimostrata migliore nella vita di un manager o di un libero professionista. Dobbiamo essere consapevoli del tempo che le nostre attività ci chiedono, cosicché da poter sfruttare al meglio ogni mezz’ora del tempo che abbiamo. La gestione del tempo, grazie alla calendarizzazione degli appuntamenti e delle attività come gli allenamenti per i runners, è vitale e irrinunciabile. Pianificare, in entrambi i mondi (running e managerialità) vuol dire ottimizzare e focalizzare.

Svegliati presto
Io ho due bimbi piccoli quindi da questo punto di vista la decisione risvegliarsi presto non la prendo io, ma è pur vero che le prime ore del mattino sono le migliori e quelle dove riusciamo a ragionare meglio, com più lucidità. Svegliarsi presto vuol dire andare a letto presto per non essere degli zombie la mattina dopo. Svegliarsi presto vuol dire essere più attivi durante il giorno e non dover rinunciare a parte del carburante necessario per affrontare le sfide di ogni giorno. Questo è a parer mio un punto utile da ricordare, ma non essenziale.

Obiettivi a breve
Porsi obiettivi troppo lontani nel tempo può essere inefficace come porsene troppo importanti. Se si ha come obiettivo un risultato nei prossimi 12 mesi è il caso di darci dei sotto obiettivi mensili o almeno trimestrali, che ci facciano sentire il fiato sul collo. Si corre il rischio di fare male i conti e arrivare in prossimità delle scadenze che non si è lavorato abbastanza. Impegnarsi per qualcosa che verificherai a breve è tutt’altra cosa. Nel running sono delle gare da 10 km in vista della mezza maratona. Gli obiettivi a breve ci aiutano a tenerci focalizzati sui KPI (Key Performance Indicator, indicatori di performance) per noi più importanti.

Compagnia
Per i runners vale il correre in compagnia. Per i manager e i professionisti vale il continuo confronto attraverso riunioni e call periodiche (meglio se settimanali o quindicinali) costanti. Attraverso il confronto con colleghi, amici, competitore nascono sempre (e lo dico con cognizione di causa) idee fruttuose. Soprattutto circondarsi di professionisti di alto livello possiamo mettere in dubbio le nostre convinzioni e superare i nostri limiti. Nel running questo è vero per molti ma, a differenza del management, non è valido per tutti. Io ad esempio prediligo uscire da solo, senza distrazioni, per stare in silenzio e ritrovare un po’ di quel me stesso che si é perso nel frastuono del quotidiano. La compagnia per me è correre in competizione, in gara.

Scommettete su voi stessi
Chiunque voglia intraprendere qualsiasi attività deve imparare a credere in se stesso. Non esistono scorciatoie. Tanto per il runner quanto per il manager imparare a conoscersi e potersi fidare di se stessi è vitale. La strada per la conoscenza di sé passa da una costante attività di mettersi alla prova. Se impari a conoscerti sai dove puoi arrivare con un po’ di impegno e sai quando scommettere senza fare salti nel buio. Non si può credere in se stessi senza conoscersi almeno in parte, e la self confidence è la chiave del successo. Conosci te stesso gnôthi sautón, diceva Socrate citando l’incisione nel tempio di Apollo a Delfi. Socrate sapeva che qualsiasi tipo di conoscenza deve partire da se stessi e ci si conosce quando ci si mette alla prova nei momenti di extra-ordinarietà della vita, quando appunto si scommette su se stessi.

Medaglia
Questa è l’unica attività che, a mio parere, è difficile trovar nella vita professionale. Per un manager la vittoria e la medaglia può essere un premio per il raggiungimento di alcuni obiettivi particolarmente ardui da raggiungere, ma mi sembra quasi una forzatura. Certo, sentirsi apprezzati aiuta a restare motivati, ma non dobbiamo cercare in altri la fonte delle nostre motivazioni.

Corri bene, mangia meglio
Una vita sana, con un’alimentazione sana sono uno dei tanti accorgimenti per essere lucidi e focalizzati sul lavoro. L’alimentazione di un manager è data da quanto sa coltivare le proprie competenze, quindi in questa accezione possiamo dire che per un professionista la continua formazione e lettura di testi nei quali trovare nuove idee aiutano a rimanere motivati acquisendo nuovi punti di vista e ampliando i propri orizzonti di consapevolezza professionale. Questo punto, come il punto numero due, sono importanti anche se non essenziali. Vivere una vita sana aiuta anche ad essere più lucidi e a raggiungere una maggior efficacia ed efficienza nelle attività di concetto.

Concludendo. Il running (come molte altre discipline) ci insegna il sacrificio, l’impegno, la determinazione così come la conoscono molti professionisti o manager. Al centro di questo tema la motivazione è la spinta vitale ci fa accettare un incarico impegnativo sul lavoro o ci fa iscrivere ad una gara cercando il nostro personal best. Poco importa se indossi le scarpe da running o delle Fricker’s fatte a mano: dove trovi la tua motivazione?

Un'immagine tratta dalla toughviking.se

Un’immagine tratta dalla toughviking.se

È iniziata la preparazione alla mezza maratona di Stoccolma

Il tempo passa e la Stockholm Half Marathon si avvicina. Il programma di 16 settimane per prepararmi all’evento è iniziato lunedì 27 maggio e come prima settimana è andata bene anche se non è stata troppo spinta.

Lunedì 40 minuti lenti, giovedì 60 e domenica mattina 90, sempre tentando di mantenere un’andatura lenta tra i 6’40” e i 7’15” minuti per chilometro. Nulla di spettacolare. La vera prova è stata quella di domenica mattina visto che non ho mai corso per 90 minuti filati prima d’ora. Se fino a sabato sera il pensiero mi eccitava, domenica mattina un po’ di paura l’avevo. Ogni volta che ci si mette alla prova si è un po’ tesi.

Sia giovedì che domenica ho optato per un percorso molto bello, quasi esclusivamente in mezzo ad alberi o sulle rive del Lago Mälaren (il terzo lago svedese per superficie, 3,4 volte il lago di Garda) vicino a casa mia. Questo però ha voluto dire soffrire il vento freddo proveniente da ovest che forse mi ha un po’ ostacolato. Correre con il vento freddo che ti sferza il viso ha senza dubbio ripercussioni sul cronometro, ma la sensazione di pace e di vigore interiore che si prova è indescrivibile, sembra quasi di vivere un’esperienza inaccessibile agli altri.

I primi chilometri, nonostante faccia 10 minuti di cyclette e 10 di stretching prima di partire, sono sempre drastici. Superato il terzo/quarto chilometro inizio a prendere consapevolezza di me stesso. Nell’uscita di domenica mi sono reso conto che dal 10 chilometro (gli ultimi 22 minuti) in poi ho dato il meglio, le gambe andavano avanti da sole e il mio passo era costante. Uscire senza fare riscaldamento e stretching per me è deleterio, non riesco ad ingranare come vorrei neppure dopo diversi chilometri. Uscire già caldo mi permette di vivere al meglio il piacere della corsa, dell’uscita in sé. Senza contare il rischio infortuni che un buon riscaldamento riduce drasticamente.

L’importanza di avere un programma di allenamento è incommensurabile. Affidarsi ad un calendario fatto di appuntamenti ragionati e prestabiliti ti aiuta ad affrontare ogni uscita focalizzato sul risultato da raggiungere. Dalla settimana prossima so già che le mie settimane saranno scandite da un’uscita lenta il lunedì o il martedì, una seduta di ripetute il giovedì e un lungo la domenica.

La raccolta fondi prosegue, anche se lentamente. Questo mi rincuora, e ho comunque qualche bella idea per stimolare i miei contatti. ti ricordo infatti che sto preparando la mezza maratona di Stoccolma per raccogliere fondi a favore del Caritas Baby Hospital di Betlemme, l’unico ospedale pediatrico della Cisgiordania. Se vuoi sostenermi, dona cliccando sul banner qui sotto.

Grazie in anticipo e buone corse a tutti 😉

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La mia prima gara

Sabato ho corso la prima gara della mia carriera di runner.
Mentirei se vi dicessi che non ero nervoso. Ho iniziato a sentire la tensione per la competizione di 10 km di Norra Djurgårdsstadsloppet già alcuni giorni prima.

Non mi sono preparato nello specifico per i 10 chilometri di sabato, ho voluto inserire questo evento nel mio cammino verso la Mezza Maratona di Stoccolma del 12 settembre. È una distanza che in allenamento ho già coperto un paio di volte, senza spingere, per lavorare sulla durata più che sulla velocità, ma volevo a tutti i costi sperimentare il prima possibile l’atmosfera della gara, la compresenza di altri corridori, il profumo della competizione. Ho scelto la 10 chilometri e non la 5 inoltre per spirito di sfida e ne sono soddisfatto.

Il percorso designato dagli organizzatori è stupendo, se passerete mai da Stoccolma vi esorto a provarlo perché merita tantissimo, anche solo per una lunga passeggiata. Il tempo è stato clemente e la temperatura mite, cosa chiedere di più? Alle 13.45 siamo partiti ed io, consapevole dei miei limiti mi sono tenuto infondo al gruppo pensando che avrei dovuto tenere il mio passo, seppur lento.

La maggior parte dei partecipanti hanno tenuto fin da subito ritmi decisamente alti, me ne sono accorto quando il mio smartphone mi ha comunicato di aver percorso il primo chilometro in 5.44 minuti. Il mio obiettivo era di tenere una media di 6.30 minuti/km per stare sotto 1h 10 minuti di gara. Al secondo chilometro ho cominciato a sentire subito la stanchezza, mi capita sempre, e al terzo mi sono venuti dubbi sulla mia preparazione. Al quinto, in mezzo ad una fattoria didattica con mucche e capre ho visto il primo punto ristoro con bicchieri d’acqua e passato quello ho capito che avrei finito la gara. Dal 5° all’8° il mio passo è stato costante, tanto che il 6° il 7° chilometro li ho percorsi entrambi in 6.30 minuti ciascuno con il passo che la mia preparazione mi ha concesso come confortevole. Dall’ottavo in poi ho cominciato a prendere i corridori che avevano speso troppo all’inizio e li ho superati, non sarei arrivato ultimo perlomeno. Alcuni di loro si sono ritirati nella seconda metà della gara.

Gli ultimi due chilometri ho dato tutto, portando i miei tempi al chilometro sotto i 6 minuti. Ero consapevole che l’arrivo non sarebbe stato semplice. Poche centinaia di metri dopo la partenza vedevo salire i partecipanti alla 5k per la salita che noi stavamo scendendo con un dislivello di circa 25 metri. Su per la salita ho spinto e ho dato tutto quello che potevo, a qualche decina di metri dalla fine ho sentito che non ce la facevo più e per la prima volta durante la gara ho rallentato fino a camminare per un paio di metri affinché i conati di vomito mi sparissero. Lo scatto finale l’ho fatto con tutte le energie rimaste.

Quando appena dopo l’arrivo una biondina mi ha consegnato la medaglia del finisher mi sono sentito bene, quasi come se lo sforzo fatto nell’ultima ora non mi fosse neppure pesato più di tanto. Alla tenda degli organizzatori mi hanno confermato il tempo di 1.02.15. Non ci credevo. Avrei pensato di chiudere in non meno di 1.05.00. Guardando in serata i tempi dei partecipanti mi sono reso conto che il primo ad arrivare ha fatto registrare  34.15 minuti mentre l’ultimo 1.04.10. La maggior parte ha tenuto ritmi sotto i 5 min/km. È stata una gara molto veloce.

Sono arrivato alla fine della mia prima gara e per la terza volta ho corso per 10 chilometri filati, questa è la mia vittoria. Ora so che ce la posso fare se mi preparo e lavoro con costanza. Prima devo portarmi a correre per i 21 km della Mezza Maratona, che è il mio obiettivo il 12 settembre, poi lavorerò sulla performance. Nel frattempo avanti tutta!

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Esci di casa e inizia a correre

Sono uscito da casa per la prima volta il 5 gennaio 2015, meno quattro mesi fa, e oggi corro mediamente dai 20 ai 25 chilometri la settimana suddivisi in tre uscite.

Non sono mai stato un grande sportivo e ho pure sbevacchiato parecchio e fumato per oltre 20 anni se vogliamo essere sinceri. Non ho offerto alla corsa un gran fisico, ma le ho dato dedizione e costanza fino ad oggi. Questo vuol dire che per uscire di casa e muoversi non serve altro che forza di volontà.

Forza di volontà. Si dice che l’appetito vien mangiando, credo che per la corsa si possa dire la medesima cosa: la voglia di correre aumenta correndo. Più si corre e più si vorrebbe correre, i giorni di riposo (necessari) vengono percepiti come limitazioni. Chi vi dice che la corsa è una droga non vi sta prendendo in giro. È un’esperienza totalizzante, che influisce su tutti gli aspetti della propria vita, primi fra tutti quello personale e quello professionale.

Personalmente la mia abitudine a correre mi fa essere costantemente di buon umore e carico di energia e ottimismo, è un momento per stare con me stesso e ascoltarmi, mettermi alla prova e conoscermi. Professionalmente correre mi aiuta a focalizzare gli obiettivi, mi permette di guardare avanti e strutturare le mie attività al meglio per i progetti che seguo.

Per arrivare a questo piccolo, ma per me importante traguardo ho seguito i consigli di Runner’s World Italia che, all’interno della guida di Runner’s World Comincia a correre, grazie alla quale alternando camminata e corsa gradualmente sono riuscito a percorrere in due mesi circa i miei primi 10 chilometri consecutivi.

L’alternare camminata e corsa è un metodo efficace che permette di approcciare a questa disciplina senza uno sforzo troppo grande all’inizio. Si comincia correndo 1 minuto e camminando 1 minuto, ripetendo per 10 volte (quindi 20′ totali). Il secondo giorno di riposa e il terzo si corre 2′ e si cammina 1 per 8 volte (24′ totali). Il giorno successivo si riposa e il terzo allenamento della prima settimana si corre 4′ e si cammina 1′ per 5 volte (25′ totali). In questa maniera graduale si arriverà a correre i primi 5 chilometri in sole 4 settimane.

Ti assicuro che una volta conclusa la prima o la seconda settimana sarà difficile tornare indietro, scommettiamo?

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200 chilometri: cambio gomme

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Alla fine anche il traguardo dei 200 chilometri è arrivato.
E con esso le prime complicazioni.

Superati i 10 chilometri in allenamento ho iniziato a sentire dei dolori al piede destro. Mi sono deciso quindi a fare la cosiddetta Foot ID, ovvero la carta di identità del piede. Credevo essere supinatore, un corridore che appoggia maggiormente la parte esterna del piede e invece mi scopro ad essere un normal runner, quindi anche le mie attuali scarpe dovrebbero andare bene.

il problema infatti non risiede nelle scarpe, ma nella scarsa muscolatura del mio piede e della parte inferiore delle gambe. Le scarpe utilizzate da me, pur essendo ottime, non mi proteggevano sufficientemente dall’impatto con il terreno. Avendo iniziato a correre da meno di quattro mesi i miei muscoli non sono ancora abbastanza sviluppati per affrontare 10 chilometri di sollecitazioni. Mentre affronto un programma di esercizi per rinforzare i muscoli del piede inizio a correre con un modello di scarpa più protettiva e amortizzata.

Non esiste una regola che dica quando si deve cambiare scarpa. Possiamo però dire che mediamente la vita della calzatura del runner arriva ai 700-800 chilometri. Esistono molte variabili come il peso di chi corre o il modo di appoggiare il piede, ma mediamente giriamo intorno a questo chilometraggio. Il modello più vecchio continuerò ad usarlo per brevi uscite di 5-6 chilometri mentre le nuove scarpe le sfrutterò per distanze maggiori e, ovviamente per le gare.

A  proposito di gare, parteciperò alla mia prima competizione il 12 maggio. Si tratta di una 10 chilometri nei boschi a nord di Stoccolma, se non ho capito male. Questa gara, The Run Stockholm, mi aiuterà ad entrare nell’atmosfera delle competizioni. Il mio obiettivo è stare sotto i 65 minuti, ma la vedo dura 🙂

In ogni caso questa avventura mi ha insegnato ad avere rispetto per il proprio corpo, i piedi in particolare. Quindi prima di buttarvi a capofitto nel running fatevi esaminare per bene in un centro specializzato.

Eccomi che mi riposo dopo i 5k di lunedì mattina per testare le nuove scarpe

Eccomi che mi riposo dopo i 5k di lunedì mattina per testare le nuove scarpe

Riprendono gli allenamenti

Inutile negarlo, il trasloco è sempre una fonte incredibile di stress. Nel nostro caso poi non si è trattato di cambiare continente, ma spostarsi con due bimbi piccoli da un capo all’altro dell’Europa non è stato facile.

La nostra avventura in terra scandinava è iniziata domenica 22 marzo, quando alle 15 circa siamo arrivati davanti al nostra appartamento nella periferia di Stoccolma. Dopo i primi giorni spesi a svuotare scatoloni, e preparare documenti per trasferire qui l’attività ho riesumato le mie Brooks Glycerine 12 e sono uscito a correre.

Non vi nego che la prima uscita dopo quasi due settimane di inattività è stata drammatica, dopo il quinto km ho optato per una camminata. Non tutto è stato comunque da buttare. Ne ho approfittato per esplorare il Grimstaskogen, la riserva naturale a qualche centinaio di metri da casa mia.

La seconda uscita è stata anche meglio, le gambe cominciavano ad ingranare e mi sono goduto l’aria frizzante in riva al lago Mälaren (Qui alterniamo sole e neve anche in questa stagione). La terza uscita mi ha portato al personal best sui cinque chilometri.

Sento che il mio fisico sta cambiando così come le mie performance. Anche se non m’importa dei tempi, rimango un tartarunner, sono felice di vedere i frutti di tre mesi di allenamenti continui. Sento che arriverò pronto al mio appuntamento con la Mezza Maratona di Stoccolma il 12 settembre. Voglio approfittare di aprile e maggio per lavorare sui bene 10 km e dal 25 maggio iniziare la preparazione specifica alla gara.

Vi ricordo che a questo link potrete fare una donazione al Caritas Baby Hospital di Betlemme.

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