Politica e PA

La deriva oclocratica del web

Cos’è l’oclocrazia? Ho scoperto questo temine proprio ieri. Secondo wikipedia è una forma degenerativa di democrazia. Il referendum greco è un caso lampante di oclocrazia: in centinaia credevano e probabilmente credono tutt’ora che la Grecia abbia indetto un referendum per rimanere o uscire dall’Euro e dall’Europa.

Ora, senza entrare nel tema Grecia, che a me è servito esclusivamente come casus belli: In cosa consiste la degenerazione oclocratica e come può interessare il social media marketing? La differenza tra oclocrazia e democrazia sta, secondo alcuni, nella mancanza di etica della demagogia  e nel fatto che l’oclocrazia porti ad una trasformazione della forma di governo dittatoriale. Ora, secondo me invece, la differenza sta nella figura e nel ruolo del demos. Il gioco delle parti tra comunità e governo, funziona nel momento in cui il popolo rispetta le proprie competenze delegando a coloro che hanno una preparazione adeguata le decisioni chiave. Nel momento in cui la decisione viene delegata a chi non ha le competenze (e la visione d’insieme necessaria) si ha la deriva demagogica dove la politica travia il popolo. Il popolo rumoroso scavalca la delega data al parlamento ed espressa nel governo, attuando così la deriva oclocratica con la quale il governo si deresponsabilizza.

Ripeto, il caso greco a me interessa esclusivamente come esempio da non seguire nel rapporto con la community online. Quindi, quando la gestione della community è oclocratica? Quando l’opinione degli utenti è manipolata attraverso una visione distorta o incompleta della realtà. Una gestione quindi priva di etica e trasparenza. Alla luce di questo ci troviamo di fronte però una community impreparata o ignorante. È Come in precedenza ho sostenuto che è il demos a fare la differenza, allo stesso modo ora affermo che è la community a farla nel nostro caso. La partecipazione della community può avvenire solo su temi a proposito dei quali le persone coinvolte hanno qualcosa da dire alla luce delle loro competenze.

Il nocciolo della questione è proprio questo:

  1. La community che interpello e con la quale mi relaziono ha le competenze per partecipare attivamente alla mia discussione?
  2. Cosa sto facendo per creare una community più preparata e indipendente, in grado di avere una propria opinione a proposito dei temi che affronto?

Queste sono domande chiave da porsi. Più i temi che affrontiamo sono specifici (prodotti altamente tecnologici, B2B, ambienti dilaverò ad alta specializzazione, etc.) più gli interlocutori devono essere preparati e più lo saranno maggiore sarà il valore della loro partecipazione. Considerare la propria community per quello che è, ovvero un importante stakeholder al pari di soci e dipendenti ha il suo perché nella sfera di influenza che essi possono avere per noi. Ciò significa che come è saggio investire nella formazione dei propri collaboratori, altrettanto è importante (e lungimirante) inserire contenuti formativi per la propria community.

Investire nella formazione della community vuol dire investire nel valore del brand. Sia per la percezione che le persone avranno sia per il frutto di una partecipazione attiva nella conversazione tra il brand e le persone. Al contrario, la sterilità del dialogo sarà indicativa della credibilità del brand stesso.

P.S. a proposito di referendum, in Italia l’articolo 75 della Costituzione non ammette il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

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PA e trasparenza: in Italia sarà un lungo cammino

Si sa, quando un determinato settore/ambito della vita pubblica ha deluso profondamente, allora è molto facile far parlare dei propri errori e molto più difficile dare risalto ai successi.

Questo è il punto di partenza se vogliamo affrontare realisticamente il rapporto tra social web e istituzioni. Il 9 giugno Oscar Giannino pubblica su Twitter un link alla pagina del worldjusticeproject.org dove viene messo in risalto il bassissimo livello di trasparenza tra Pubblica Amministrazione e cittadini.

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Su un totale di 97 paesi presi in analisi, l’Italia risulta 47 alla voce Open Government (vicino a stati come India, Cina, Ucraina, Russia, Turchia, Kenia, Tanzania, Burkina Faso, Senegal, etc.). Il punteggio nasce da una valutazione di diversi fattori

Dati come questi fanno riflettere. Ovviamente prima di gridare allo scandalo dobbiamo valutare la fonte dell’informazione e l’attendibilità della stessa.

Ciò che comunque mi sento di affermare è che la digitalizzazione e i nuovi strumenti di comunicazione permettono la creazione di relazioni costruttive tra cittadini e PA, andando ad accrescere la fiducia dei primi nelle seconde.

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Cittadini e istituzioni: il web come luogo di collaborazione

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In altri momenti ho ribadito ironicamente che in certi casi è meglio non essere presenti sui social network. In particolare se si rappresenta un’azienda “poco” social, che non vuole mettersi in discussione con i propri interlocutori (clienti, fornitori, partners, etc.). Il social web potrebbe, in questi casi, amplificare le sue bad-practice (mancata assistenza, ritardo pagamenti, scadente qualità prodotti/servizi, etc.)!

Tutt’altra storia se parliamo di Pubblica Amministrazione.
Nel rapporto politico (in senso greco, di comunità di cittadini) le due parti sono i cittadini e coloro ai quali i cittadini stessi hanno affidato il governo della “cosa pubblica” e l’amministrazione del pubblico interesse. Sarebbe un errore leggere questo tipo di relazione come quella che lega un’azienda o un’attività commerciale al proprio segmento di mercato. In primis perché l’obiettivo di un ente pubblico non è l’utile , bensì la gestione oculata di un patrimonio comune (non solo monetario) e la qualità della vita dei cittadini. In secondo luogo perché il mandato dell’azienda viene dalla visione (più o meno illuminata) dell’imprenditore, mentre nel settore pubblico è la comunità di cittadini ad investire, più o meno direttamente, il governante. Ciò che accomuna le due prospettive è invece l’ottica di medio lungo periodo, necessaria allo sviluppo di azioni e strategie efficaci e la necessità di fiducia affinché il rapporto sia sano e concreto.

Il cittadino ha, oggi come ieri, bisogno di informazioni. Sente la necessità di essere in contatto con chi governa il territorio, con le forze che pubblicamente si rendono portavoce del cittadino stesso. Questa necessità, insieme alla consapevolezza del fatto che oggi, grazie al social web, è facile comunicare (se lo si vuol fare!) porta le persone ad aspettarsi dalla PA una comunicazione costante e di qualità. Va sottolineato che in Italia siamo stati abituati a dare per scontato che l’innovazione nel settore pubblico arrivi una quindicina d’anni dopo rispetto al settore privato.

Questi due fattori ci fanno capire che ormai una buona fetta di cittadini si aspetta di essere tenuta informata attraverso i mezzi di comunicazione più moderni e veloci. Senza contare che questa ipotetica metà della popolazione è anche quella che spesso fa più rumore senza dover scendere nelle piazze con manifestazioni che, a volte, sfociano in violenza.

Oggi comunicare attraverso i social e il web è, per le Pubbliche Amministrazioni un obbligo. La condivisione e l’utilizzo competente di questi strumenti porta a diversi benefici:

  1. Promozione del Territorio
  2. Gestione delle Emergenze
  3. Aggiornamenti Legislativi
  4. Assistenza diretta al Cittadino

…e qui ne ho citate solo alcune!

Il prezzo da pagare è solamente quello di voler dialogare con i cittadini!

Un serio progetto di comunicazione online, pur non essendo a costo zero, ha diversi punti di forza:

  1. È decisamente più economico di molti altri investimenti fatti sui media tradizionali
  2. Porta a risultati misurabili in poco tempo
  3. È un’attività costante che migliora la reputazione dell’ente che la abbraccia
  4. Permette feedback immediati da parte della comunità
  5. Fa crescere la consapevolezza di se stessi come rappresentanti dei cittadini
  6. Aumenta la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e favorisce la collaborazione

Una crescita costante e consapevole dei rapporti tra la comunità e le istituzioni è oggi un obiettivo realisticamente raggiungibile con poco sforzo. Questa è l’occasione che molte forze politiche hanno di dimostrare il processo di svecchiamento che garantirà loro la sopravvivenza.

Berlusconi ricorre allo Street Team

È doveroso fare una premessa. Io non parlo di politica, il mio blog è un blog dedicato alla comunicazione online ed in particolar modo alle piattaforme come blog e social network, che permettono la comunicazione disintermediata tra le persone.

Detto questo vorrei analizzare oggi il fenomeno Esercito della Libertà.
È di questo mese l’apertura del portale esercitodellaliberta.it, un luogo sul web dove le persone possono iscriversi alla community di Silvio Berlusconi per rimanere in contatto con lui e offrirsi di partecipare attivamente alla vita politica del movimento.

La mia prima reazione, lo ammetto, è stata di positivo stupore. Mi ha ricordato tantissimo i portali usati da brand e artisti per gestire i cosiddetti street team. uno street team è un gruppo di persone che si sentono così vicine ad un brand da volerlo supportare anche con azioni di promozione concrete, sia online che offline. Spesso i Brand per gestire queste squadre di sostenitori attivi, militanti se vogliamo vedere, usano portali dedicati. Uno fra tutti, e forse il più noto, è fancorps.com che può vantare di essere la piattaforma utilizzata da Lady Gaga, Kodak, 7-Eleven e molti altri per la gestione dei propri fan più sfegatati, quelli che vogliono supportare attivamente la mission del Brand in questione. Su fancorps.com la struttura dei partecipanti è organizzata prendendo spunto dal linguaggio militare. Un nuovo iscritto entra come normale cadetto e man mano che compie delle vere e proprie missioni o attività per il suo brand preferito riceve delle promozioni a gradi superiori (come sergente, capitano etc.). I fan diventano i cosiddetti militanti del brand. Il linguaggio usato su esercitodellaliberta.it è il medesimo, anche perché inoltre si tratta pur sempre di uno street team.

Oggi invece leggo sul blog del sempre attento Rudy Bandiera che Berlusconi e i suoi street teamer sono stati denunciati per divieto di associazioni a carattere militare. L’Articolo 18 della Costituzione recita infatti:

I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.
Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

Se poi andiamo a vedere tra le dichiarazioni per l’arruolamento che i follower di Berlusconi fanno, pare evidente dal quarto e ultimo punto che l#organizzazione non ha carattere militare, bensì politico.

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Al di là della mossa del Cavaliere e del tam tam che questo evento genererà (in positivo o negativo) io trovo l’idea comunque moderna e in linea con l’utilizzo delle nuove tecnologie. È uno dei pochi segni di una forza politica vecchia (quella italiana) che vuole rinnovarsi e il fatto che lo stia facendo dal “basso”, dal territorio, offrendo una via a chi non può vantare zii o cugini che lo introducano in politica, mi sembra un segnale positivo.

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Comune di Soave: medioevalismo mediatico e alluvioni

Da ieri l’allarme alluvione ha tenuto sulle spine gli abitanti di Soave (VR).

Io sono uno di quelli!

Mentre i fiumi si ingrossano la situazione nel nord est del Veneto si fa preoccupante. Vicenza e diversi comuni della provincia vicentina sono in allerta. Anche nel padovano e nel trevigiano la situazione è difficile. Nel veronese sono interessati diversi comuni tra i quali Soave, San Bonifacio, Monteforte d’Alpone, Lavagno etc.

Mentre l’acqua percorre le nostre strade a Soave si verifica quello che potremmo chiamare un black out mediatico. Dico potremmo perché questo black out non è momentaneo, è cronico. Il sito di Soave è fermo all’ordinanza sulla chiusura delle scuole.

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Non esistono profili Facebook o Twitter né del comune né della Provincia. Le poche notizie arrivano imprecise e in ritardo dalle radio locali. Radio Adige stamane diffondeva la notizia che l’abitato soavese era stato risparmiato quando ben due quartieri erano già sott’acqua.

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Per non parlare dei cosiddetti mass media che con i social dovrebbero andare a nozze. Il famoso quotidiano L’Arena ha taciuto, parlando di alluvione, dalle 12.28 di ieri 16 maggio fino alle 19,11 sempre di ieri. Questo vuol dire essere sul pezzo?

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Il grande giornale veronese che vanta di essere attivo dal 1866 è stato vergognosamente surclassato da LP Network che su Facebook e Twitter si è dimostrato sempre aggiornato anticipando i cosiddetti “grandi” del giornalismo.

Cari amici del Comune e della Provincia, sapete invece chi si è distinto? Il Comune di Vicenza che tramite il sito e i social network ha tenuto aggiornata la popolazione, suggerendo pure dove portare le auto per evitare il ripetersi di spiacevoli situazioni.

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Colgo per cui l’occasione per chiedere ai dipendenti pubblici, stipendiati dai contribuenti come me, cosa sia stato fatto in questi quattro anni che ci hanno visto vittima di ben 4 alluvioni (ben due a novembre 2010, una a marzo 2011, una a maggio 2013)!
Inoltre vorrei ricordare che basta veramente poco per creare un rapporto con i cittadini attraverso la rete. Se vorrete approfondire il mondo della comunicazione sui social network, i miei contatti li trovate qui, sarò lieto di aiutarvi. E vorrei precisare che non basta avere un paio di account della Proloco soavese su Facebook per fare comunicazione, soprattutto se uno di questi è un account personale, cosa che sarebbe sconsigliata dalla policy di Facebook stessa. E non basta neppure mettere delle foto con il cellulare come un adolescente alla sagra della luganega senza specificare luogo, ora e situazione.

Abbiamo bisogno di informazioni utili!
Abbiamo bisogno di persone che sappiano governare il territorio!
Abbiamo bisogno di persone in grado di informarci e aiutarci!
Mi pare chiaro che queste persone non potete più essere voi!
Non ve ne facciamo una colpa, ci avete provato ed è andata male. Pure io da piccolo volevo fare l’astronauta, ma non ci sono riuscito. Nonostante questo sono cresciuto e ho una famiglia felice. Provateci anche voi.
Non vi chiedo di vergognarvi perché probabilmente non ne siete in grado. Forse state già pensando a come dare la colpa ai Maya. Non temete, avete migliaia di concittadini che si stanno vergognando per voi.

Un cittadino soavese

Barabba e la democrazia liquida

I nemici della Costituzione sono l’indifferenza alla politica che è amore per la vita, e il non voto. Non ti tirare fuori, se ti tiri fuori è terribile, dai il potere alla folla che sceglie sempre Barabba.” (R. Benigni)

Roberto Benigni, in occasione della lettura della Costituzione Italiana, esorta con parole ricche di significato a prendere posizione attivamente alla vita politica del paese. La folla, la moltitudine, il gregge, sceglie sempre Barabba. La moltitudine non è in grado di organizzarsi, di prendere decisioni importanti, la folla è rumorosa, non è saggia.

La settimana scorsa mi è capitato di leggere un bellissimo articolo, anche se forse troppo lungo, sul concetto di democrazia liquida, scritto da Luca Rubinato (vai all’articolo). L’analisi di Rubinato è, a parer mio, straordinariamente ficcante e articolata. Nella prima parte del post è interessante leggere quello che viene definito il “principio della spinta”:

“Due persone in una stanza sono in grado di entrare in relazione in una molteplicità di modi, il più articolato e “intelligente” dei quali è con ogni probabilità la parola. Ma se le persone nella stessa stanza diventano duemila, ecco che parlare diviene sostanzialmente impossibile e l’unica forma di relazione possibile resta la spinta, l’ondeggiare di gruppo, come ben sa chi abbia mai assistito a un concerto o partecipato a una manifestazione. A questo punto, quindi, l’intelligenza del sistema viene definita non tanto dalla somma delle intelligenze dei singoli partecipanti, quanto dall’intelligenza trasmissibile con il metodo di comunicazione possibile. Se quindi la spinta permette una minima trasmissione di intelligenza – il gruppo si muove verso sinistra, quindi anch’io lo faccio – ecco che l’intelligenza collettiva del gruppo si minimizza e l’assemblea diventa massa.”

Tipici esempi di principio della spinta sono, secondo Rubinato, la riunione condominiale o il talk show. Apparentemente sembra che la folla, la moltitudine, non sappia prendere le decisioni migliori.

Ciò che sfugge ai detrattori della democrazia liquida è proprio alla base dell’errore di Benigni. Il popolo non sceglie più Barabba nel momento in cui si informa su Gesù Barabba. O meglio, se lo sceglie lo fa coscientemente e consapevolmente.
La moltitudine legge e scrive, la moltitudine condivide e si confronta. La moltitudine si informa. Così come nelle communities, sono loro stesse spesso a definire l’andamento dei mercati. Ricordiamo per un attimo la celebre frase di Sam Walton (fondatore di Wal-Mart)

Esiste solo un capo supremo: il cliente. Il cliente può licenziare tutti nell’azienda, dal presidente in giù, semplicemente spendendo i suoi soldi da un’altra parte” 

Certo esistono grandi differenze tra il mondo politico e quello dei mercati. Ma una cosa in comune ce l’hanno, si basano entrambi sulla fiducia e sulle relazioni sociali. La politica è semplicemente una community entro la quale non si è scelto di stare, ma dalla quale, in democrazia, dipendono scelte che ci riguardano.

Il futuro passa oggi dalla comunità di persone, dalla formazione e dall’ascolto. Solo grazie a queste attitudini le organizzazione possono interloquire costruttivamente con la massa. La nostra è l’epoca in cui l’informazione non è elitaria e il confronto è continuo, con buona pace delle riunioni condominiali.