Management e Innovazione

Riflessioni e spunti sul tema del management e dell’innovazione. Idee e best practice su come risparmiare tempo, gestire i problemi legati alla propria professione e molto altro

Il primo appuntamento: in culo anche al jazz!

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Il primo incontro con un possibile cliente è uno dei momenti più delicati del nostro lavoro, e non solo del nostro. La capacità di uscirne con le informazioni giuste per poter studiare un’offerta precisa e puntuale può determinare l’acquisizione o meno del cliente. Quindi andiamo a vedere insieme come la gestisco io, chissà che non sia utile anche a te.

La storia

“Non sei fregato veramente finché hai da parte una storia e qualcuno a cui raccontarla”
(La leggenda del pianista sull’oceano, 1998)

La storia è tutto, o quasi. Senza storia non c’è storia. La prima cosa da capire di una persona e della sua azienda è la storia che si porta dietro. Da ogni storia possiamo trarre molte informazioni utili. Tra queste, i protagonisti. Ogni storia ha dei protagonisti, gli imprenditori, i manager, i clienti che le hanno permesso di nascere e crescere. Ogni storia è un susseguirsi di scelte, preoccupazioni, sfide, sogni. Quando è nata questa attività? Perché un giorno questa persona ha deciso di mettere in piedi un’attività. Se, come spesso succede, non parliamo con l’imprenditore o il supermegadirettoregeneralestrategico, è ancora meglio. Andiamo alla ricerca, con il nostro interlocutore, delle risposte a queste domande. Quali sono stati i momenti topici nella storia dell’azienda? Se l’azienda esiste da un po’, quando il mercato è cambiato? Quando si è rinnovata l’ultima volta, come e perché?
Indaghiamo nel passato, capiamo come raggiungevano i clienti e come li raggiungono ora? Cosa ha messo in piedi negli anni per essere competitiva? In cosa è veramente competitiva?

Le persone
Senza persone non c’è conversazione. Come voler suonare un piano senza tasti, senza note. Le persone sono queste note, dobbiamo capirle e in un certo senso amarle. Chi sono, che lavoro fanno, da dove vengono, come passano le loro giornate? Parliamo di B2B o B2C? Perché hanno scelto proprio quel fornitore e non altri? Quanti sono? Quando comprano e attraverso quali canali? Come vengono in contatto con l’azienda? Il markettaro le definirebbe il target. Senza conoscere il target, tireremo una freccia nel buoi, sperando in una sana e improbabile botta di culo.

Il web
Scendiamo più nei particolari. Come è posizionata l’attività nel web? Ha un sito, sta già affrontando il mondo dei social network? Il sito come viene utilizzato? Raccoglie contatti per la newsletter? Ha un’area riservata con contenuti esclusivi? Ha una sezione ecommerce? Ha un blog strutturato o una sezione news attiva? Viene monitorato attraverso analytics? Quanti visitatori unici ha al mese? Dobbiamo capire se esistono numeri sui risultati raggiunti attraverso il web fino ad ora, così da poter fare una fotografia del paziente prima della cura.

I progetti futuri
Ognuno di noi ha dei progetti. La progettualità fa parte del vivere il presente in vista di qualcosa. Ci sono persone che non sanno di avere progetti, ma raramente non ne hanno. Il fatto che non siano strutturati in progetti è un’occasione per aiutarli a farlo. L’azienda vuole mantenere il suo posizionamento? Il target di riferimento è ancora interessante? Ci sono nuove nicchie da scoprire? È importante capire il senso e i motivi che hanno spinto l’azienda a contattarci.

Produrre un output
Lo scopo di tutto ciò è produrre una bozza di progetto con relativa offerta di massima per fare capire al proprio interlocutore cosa la tua mente malata ha studiato su misura per lui. Tutti questi dati ci serviranno anche come base di partenza per un’analisi della situazione di inizio progetto.

Voi come vi comportate? Quali sono le informazioni che cercate di estrapolare del primo incontro? Cosa vi serve per arrivare a stendere una prima offerta?

e in culo anche il jazz!

Formazione e competenze – La Lettura

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Ebbene sì: senza competenze e formazione continua non hai futuro!
In un periodo nel quale essere competitivi è una necessità, dobbiamo pensare che il nostro bagaglio di informazioni potrebbe essere obsoleto già l’anno prossimo. Il mondo si evolve, il mercato sta avendo ormai da anni una metamorfosi mai vista prima (dalle nostre generazioni perlomeno) e ciò vuol dire che se siamo competitivi oggi, l’anno prossimo potremo non esserlo più.

Sì, è vero, esiste Wikipedia ed esistono centinaia di blogger sempre attenti a darci consigli (spesso utili), ma Wiki non ci da competenze, ci da nozioni. Il trucco è saperle tradurre in attività e questo vuol dire avere competenze. Le competenze ci permettono di tradurre le nozioni in attività aventi lo scopo di creare valore per il nostro cliente. È su queste che dobbiamo lavorare, è per queste che dobbiamo leggere, studiare e confrontarci.

Competenze e formazione sono l’unica via per difendersi dall’estinzione. Ripeto un concetto già espresso altre volte: non sto parlando di strumenti. Gli strumenti si evolvono, cambiano, diventano obsoleti. Le persone no. È per questo che mi sono prefisso di dedicare una parte dei miei introiti alla mia formazione (coraggioso eh?).

Affinare le competenze
Ho deciso di orientare i miei sforzi all’approfondimento di competenze che già possiedo attraverso la lettura. L’autoformazione è più difficile di quanto sembri e la gestione del tempo in questo caso è fondamentale.

La sistematicità aiuta sempre e per questo motivo un aiuto potrebbe essere il ritagliarsi 30 minuti al giorno per dedicarsi alla lettura. Se per voi leggere quotidianamente è troppo potete sempre fissarvi un appuntamento settimanale, magari per più di 30 minuti. L’ideale sarebbe comunque uscire dal proprio ufficio e cercare un ambiente rilassante.Avere un occhio fisso sul libro e l’altro sullo schermo del pc non è proprio il massimo.

Ponetevi degli obiettivi, sempre. Un buon obiettivo potrebbe essere quello di leggere un libro al mese. Facendo così avrete sempre sott’occhio la vostra attività e saprete se state facendo bene oppure no.

Scrivete. Preparare modelli di progetti/offerte sulla base di ciò che si è letto, con delle liste di attività ben strutturate e dettagliate è, a parer mio il modo migliore di fissare e rendere fruibili per il futuro le nozioni acquisite. Stendere una bozza di progetto aiuta a poter utilizzare le nuove informazioni acquisite rendendo così spendibili le informazioni acquisite.

Buona lettura 🙂

La gestione delle attività inizia offline

380213264741Una persona molto saggia, qualche tempo fa, mi disse: “è ricco chi ha tempo, non chi ha soldi!”

Dato che la mia missione, e non solo mia, è lavorare poco e guadagnare molto, anzi moltissimo, l’ottimizzazione del tempo è diventata una simpatica ossessione 🙂

Saper gestire il proprio tempo aiuta a lavorare meno, ma soprattutto meglio, visto che le nostre giornate le spendiamo compiendo attività spesso poco utili.

Quando ti ritrovi a lavorare 13 ore al giorno cerchi un rimedio a quella che potrebbe essere definita una malattia. Io ho creato un metodo semplice, anzi banale, per riuscire a non perdermi in mille sciocchezze.

Project Management
Il punto di partenza di tutto è il project management. Senza competenze di project management ci ritroveremo a lavorare il doppio del necessario. Solo avendo ben chiaro cosa vogliono dire termini quali attività, milestone e deadline (io preferisco dire scadenza) possiamo organizzarci al meglio. In molti dicono di conoscere il project management, e in molti mi hanno dimostrato di non sapere neppure di cosa si parli. La cosa migliore è leggere qualcosa di semplice al riguardo. A me è piaciuto Il Project Management – Tecniche e Processi, ma sono convinto ve ne siano di più economici e altrettanto utili.

Definire le attività
Per ogni cosa che devo fare, che sia un appuntamento o una riunione, mi chiedo sempre cosa fisicamente devo fare, quale documento devo produrre (nel 90% dei casi se non si deve produrre un documento l’attività è inutile) per i colleghi. Così genero tutta una serie di micro attività che mi aiutano a portare avanti i singoli progetti. Chiedetevi sempre: che cosa posso/devo fare? il frutto del mio lavoro lo presento con un report? o una presentazione? Quali informazioni è utile produrre?

Monitorare le attività
L’arco temporale che prediligo è quello dei sette giorni. Il mio metodo per gestire le attività che dovrò svolgere durante la settimana consiste nel preparare un foglio A4 con pochi semplici campi:

  1. Il numero della settimana alla quale si fa riferimento
  2. Una tabella con 3 colonne per il monitoraggio delle attività
  • La prima colonna la dedico al progetto di riferimento (o al cliente).
  • La seconda colonna mi serve per scrivere l’attività che dovrò svolgere.
  • Nella terza colonna inserisco la scadenza.

Ovviamente ad ogni riga corrisponde un’attività.

Competenze prima che strumenti
Gestire il proprio lavoro non dipende dagli strumenti che si utilizzano, bensì dalle competenze che ci guidano nel loro utilizzo. Se l’idea di utilizzare un foglio di carta e una matita non vi alletta, esistono mille strumenti alternativi per la gestione dei propri flussi di lavoro. Poco importa quale software usiate, l’importante è che funzioni.

Scadenze come se piovesse
Focalizzatevi sempre sulle attività e sulle scadenze, tanto quando il processo lo controllate voi dall’inizio alla fine così come quando siete legati ad attività di altri. Soprattutto in quest’ultimo caso è importantissimo essere concentrati sulle scadenze. Non potete immaginare (o forse sì!) quante persone lavorano senza curarsi di dare scadenze ai colleghi.

Il venerdì pomeriggio, o il lunedì mattina, solitamente mi preoccupo di compilare il foglio, dopo aver verificato l’effettivo adempimento delle attività della settimana appena passata. È importante capire quanto la vostra settimana sarà intensa e quanto tempo vi rimane per attività necessarie e importanti come la contabilità o la formazione.

Se voi usate metodi alternativi suggeriteli qui sotto, nei commenti, che non si ha mai finito di imparare.

Anche quest’anno qualche giorno di vacanza non me lo toglie nessuno

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Devo scusarmi se sono stato assente per qualche tempo.

Anche quest’anno è arrivato il momento di staccare qualche giorno e andare a godersi un po’ di mare con la mia compagna e con il mio bimbo.

In molti colgono l’occasione, in questo periodo, per scrivere riflessioni su quale sia il comportamento professionalmente più corretto per chi come me lavora sul web.

Alcuni sostengono che chi lavora online non dovrebbe mai disconnettersi, perché la rete è “aperta” giorno e notte. Io non la penso così. Credo che chiunque abbia diritto a qualche giorno di pausa durante l’anno. Spesso sono questi giorni che permettono la nascita di idee creative; la mente, lontana dalle incombenze quotidiane lavora meglio!

Senza contare che il mio primo lavoro, lo dico con fierezza, è quello di fare il papà e qualche giorno di giochi matti con il mio piccolo sono un premio di cui non mi voglio privare.

Detto questo non mi rimane che augurare buone vacanze a tutti voi!

Ci rivediamo il 12 agosto.

Fantozzi e lavorare gratis, la realtà imita il cinema

Avete presente “Fantozzi va in pensione”? Nelle ultime sequenze vediamo il ragionier Ugo Fantozzi recarsi nell’ufficio del super mega direttore, il quale gli propone di tornare a lavorare per lui. Fantozzi, disperato in quanto non è riuscito ad abituarsi alla pensione, si offre di lavorare gratuitamente. Al ché il direttore lo interrompe sostenendo che lavorare gratis non si fa, il povero ragioniere infatti dovrà addirittura pagare per lavorare! Infatti potrà riavere il proprio posto di lavoro in cambio della sua pensione e dell’orologio in similoro ricevuto in precedenza dall’azienda come regalo di pensionamento.

Fantozzi va in pensione uscì nel 1988 nei cinema e nel 1990 approdò sul piccolo schermo. A distanza di 25 anni, la tragica situazione del ragioniere più famoso d’Italia, non fa più tanto ridere. Anzi, sembra quasi, come spesso si dice, che la realtà imiti il cinema.

Oltre al noto caso dell’Associazione Geosport (associazione dei geometri sportivi), la quale per la realizzazione del nuovo stadio di Pisa si è fatta aiutare da stagisti, non pagati, bensì paganti. Parliamo di 150 geometri che per seguire questo “corso di formazione” pagano 600 euro più iva, oltre alle spese di vitto e alloggio. Questa ed altre storie, più o meno agghiaccianti le potete leggere qui.

A tal proposito mi ha fatto riflettere molto questo video, realizzato da Silvia Bencivelli e Natalino Russo (riprese e montaggio Silvia Tarfano).

A questo proposito si aggiungono l’inchiesta di Repubblica che potete leggere qui, e l’approfondimento di Ediltecnico che trovate invece a questo link.

Il succo del discorso è semplice: il lavoro si paga in denaro. Le competenze e il lavoro intellettuale che un professionista svolge va sempre pagato. La scusa della visibilità del curriculum non regge, con il curriculum non si mangia. I professionisti sono senz’altro le figure più vulnerabili a queste vergognose situazioni.

Ognuno di noi si è trovato probabilmente a lavorare senza percepire un compenso, il ché può essere giustificato se si sta lavorando per se stessi e per promuovere il proprio nome o il proprio lavoro. Tutt’altra cosa è lavorare per qualcuno che vuole arricchirsi senza pagare chi si “sporca le mani” per lui.

Social Media Marketing: outsourcing o inhouse?

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Negli ultimi mesi si parla sempre di più di social media marketing e soprattutto non sono solo imprenditori “pionieri” ad abbracciare questo tipo di comunicazione, bensì piccole o medie aziende, le cosiddette PMI. Il cosiddetto social media marketing non è più un’esclusiva delle B2C.

Proprio stamattina leggo un articolo di Veronica Gentili intitolato proprio Social Media & PMI e mi scatta l’idea.

Per Veronica esistono tre vie da percorrere:
1. L’improvvisazione. Non ho soldi da spendere, prendo un mio dipendente e gli affibbio l’onere. Grande errore, meglio non esserci che essere presenti nel modo sbagliato, esiste qualcosa chiamata Brand Reputation con la quale non si scherza.
2. Formo un dipendente. Tengo l’attività all’interno, ma dando un minimo di formazione al dipendente.
3. Mi affido ad un professionista.

Leggete l’articolo di Veronica perché è effettivamente bello, scritto bene e vi fornisce gli strumenti migliori per scegliere come gestire la spinosa questione dei social in casa vostra.

A caratterizzare il nostro momento sono sicuramente tre fattori.
1. Frammentazione del mercato. Tipico di paesi come l’Italia tenuti in piedi dalle piccole aziende.
2. Budget sempre più esigui e rosicati. Fenomeno intimamente legato alla crisi che stiamo vivendo.
3. Il mercato del lavoro è in forte crisi. Questo vuol dire che in molti si improvvisano ciò che non sono andando così ad abbassare la qualità media del settore.

Ormai da anni conosciamo il significato del termine Outsourcing, l’esternalizzazione di alcune attività aziendali. Solitamente si tratta di quelle attività che non richiedono le competenze chiave per lo svolgimento quotidiano del core business aziendale (in uno studio tecnico ad esempio non si dovrebbe esternalizzare la progettazione).

Una volta appurato che le competenze in questione non sono core nel processo aziendale e non ho dipendenti/collaboratori che già le padroneggiano, cosa ci spinge a scegliere tra un dipendente/collaboratore interno e un consulente esterno?
I driver sono l’efficacia e il costo del progetto. L’imprenditore o il manager al quale spetta la scelta dovrebbe optare per la soluzione che a parità di livello qualitativo impatta meno sul budget a disposizione. Questo perché oggi come non mai è necessario fare i conti con i limitati fondi a disposizione.

Alla luce di quali fattori incidano sulla scelta della strategia da adottare, vedo due diversi comportamenti prevalere sul mercato:
1. Micro Imprese. Budget limitatissimo e tanta curiosità. Spesso però non supportate dalle necessarie conoscenze per essere efficace.
2. Piccole e Medie Imprese. Sempre più attente ai costi stanno sempre più disinvestendo sulla carta stampata e orientandosi al web attraverso consulenti specializzati.

Perché la via della formazione di risorse interne non prende piede tanto quanto le altre due soluzioni? Perché a conti fatti impatta negativamente sui costi. Una persona che dedica parte del suo tempo ai social costa comunque così come va ricordato che ci sono altri costi oltre a quelli della risorsa impiegata. Per fare chiarezza facciamo un semplice esempio:
– un’impiegata che costa all’azienda 30.000 euro annui (lei gode di 14 mensilità di circa 1.100 euro) dedica il 20% del suo tempo ai social aziendali e alla pianificazione di ciò che vi si pubblicherà
– il costo in termini di risorse dedicate al progetto social è di 6.000 euro annui
– l’azienda decide di investire 250 euro al mese in Facebook Ads per far crescere la propria pagina, spendendo così 3.000 euro l’anno.

Un’azienda che spende all’incirca 9.000 euro l’anno in attività di social media marketing potrebbe dedicare lo stesso budget ad un professionista esterno che “vive” i social 20 ore al giorno (maledetto mobile) ed ha competenze specifiche del settore ottenendo sicuramente maggiori risultati.

Non costituisce eccezione a questo ragionamento il fatto che molti dipendenti oggi hanno molto tempo libero e quindi il fatto di impiegarli sui social non costa nulla. Non fa eccezione perché in questo caso le competenze messe in campo e quindi i risultati non si possono paragonare!

Come spesso viene ribadito, non esistono più aziende in competizione, bensì supply chain che concorrono verso il successo e la scelta e la gestione dei propri partner all’interno della catena virtuosa è diventato strategica!

È tutta una questione di Team

La domanda che mi pongo da qualche tempo è: quali sono gli sforzi che un social media manager compie per raggiungere gli obiettivi del proprio cliente?
E ancora: in che cosa consiste questo rapporto? esistono comportamenti virtuosi nella gestione del cliente? Quando delle difficoltà, in un progetto di Social Media Marketing, vengono dal flusso di lavoro a monte rispetto al mercato?
La risposta non può essere univoca ed esaustiva. Sicuramente esistono comportamenti virtuosi nella gestione del cliente e sicuramente un flusso di lavoro impostato bene fa sì che un team lavori al meglio senza eccessivo dispendio di energie.
Il rapporto tra consulente (parola che personalmente non amo) e organizzazione (non sempre il cliente è un’azienda) può assumere diverse forme. I due estremi sono:
A – La prima è quella del “ragazzo” che mi posta i link su Facebook (Magari il “ragazzo”, ha 40 anni, una laurea e un master in una prestigiosa Business School…). In questo caso il flusso di informazioni e di lavoro è a senso unico. Il committente comunica al “fornitore di servizi” il quale comunica al mercato.
B – La seconda è quella del consulente che gestisce  sì i social, ma contribuisce a creare valore in azienda supportandola nella stesura e nell’attuazione di un piano marketing integrato.
Il ruolo del social media manager va visto aziendalmente come un ingranaggio all’interno del sistema azienda, un tassello della supply chain da integrare nel processo aziendale, se si vuole approfittare delle risorse messe in campo senza buttare via soldi.
pensiamo a quanto cosa avere un consulente e ai benefici che se ne vogliono trarre. per farlo immaginiamo una squadra di calcio che gioca senza schemi e la risposta sarà presto chiara.
Ok, tutto chiaro, spero, ma cosa vuol dire integrare il lavoro del consulente nella supply chain aziendale?
Integrare, vuol dire far parte di una squadra. Vuol dire sapere che se l’azienda sta organizzando un meeting per la metà di giugno, forse è il caso di mettersi al lavoro almeno un paio di mesi prima per promuoverlo attraverso il web e i social network. Integrare vuol dire condividere informazioni, vuol dire coordinare. L’azienda è come il corpo umano e sempre di più questo corpo, ha arti “esterni” (cerca competenze in outsourcing). Più sono le figure “esterne”, più è necessaria coordinazione, in quanto queste ultime non vivono l’azienda dall’interno, in alcuni casi i consulenti non vivono neppure nella stessa nazione dell’azienda.
Da dove partire, allora per creare il team?