Editoria Digitale

Vale la pena rinunciare alla credibilità per una manciata di clic?

Alcune agenzie di stampa e qualche testa giornalistica stanno marciando sui recenti dibattiti. Ogni settimana l’occasione di raccogliere qualche prezioso click si presenta online. Questa settimana Valentino Rossi e l’inserimento della carne rossa lavorata nella lista delle sostanze cancerogene hanno offerto un succulento boccone per molti.

Testate giornalistiche affermate o agenzie di stampa non hanno resistito a cadere nella trappola di ottenere click facili (Ti basta pensare che fine ha fatto Adnkronos o al social media management di ANSA). E questo si traduce in titoli accattivanti e provocazioni sui social al fine di scatenare dibattiti, alcune volte verbalmente violenti (flame), il più delle volte senza moderazione.

Cosa spinge testate affermate a condividere informazioni false o con titoli/immagini ingannevoli o volutamente imprecisi?

Il problema alla fonte sta nella ricerca di click ed engagement che si traducano in visite al sito e interazioni sui social. Si sente spesso parlare di Click Baiting, quasi sempre con connotazione negativa. Letteralmente si tratta di ottenere più click sui propri post grazie a titoli e immagini di anteprima accattivanti. Dall’ottimizzazione del post alla manipolazione della notizia la differenza è importante: non si tratta di sfumature. La differenza essenziale, che ne determina il netto confine, sta nei concetti di etica e di credibilità.

Quindi, ritornando alla domanda iniziale: perché rinunciare alla credibilità per una manciata di click? La risposta è abbastanza ovvia: monetizzazione e i click che alcuni titoli catturano non sono poi così pochi. In chiave temporale possiamo leggere questa scelta come guadagno sicuro oggi o semina per il mio domani? In periodi di tranquillità e di crescita la scelta strategica sarebbe credere nel futuro, ma in momenti di incertezza?

Le vere conseguenze di una scelta del genere le vedremo nei prossimi mesi/anni, sta di fatto che qualsiasi strategia basata esclusivamente sul presente non porta con sé valore e ricchezza per nessuno. Nemmeno per chi ne approfitta, la credibilità persa non è facile da riconquistare. È proprio in momenti di incertezza come questa che emergono le differenze tra i player sul mercato. Che si tratti di brand affermati o di nuovi giocatori, poco importa, l’attenersi ad un codice etico che impedisca di prendersi gioco del lettore sta facendo la vera differenza nel mondo dell’informazione oggi.

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La ricerca di facili commenti e l’istigazione all’odio

Una strategia abbastanza comune di chi vuole attrarre lettori attraverso i social, ed in particolar modo Facebook, consiste nel postare notizie spesso inconsistenti ed alcune volte infondate per attrarre commenti e provocare veri e propri flame.

Negli ultimi tempi molte delle più note testate giornalistiche hanno approfittato di temi quali migranti o l’uccisione del leone Cecil da parte del dentista statunitense per provocare le reazioni di una parte del web. Offese, minacce e il peggio che si possa intuire per una manciata di commenti e di interazioni senza il benché minimo tentativo di moderazione da parte degli amministratori delle pagine. Quando ci si è accorti che il dicibile e non solo era stato detto sono spuntate notizie sulla presunta morte del fratello di Cecil, per non parlare della cacciatrice italoamericana sulla quale ci si è scagliati poco dopo trasformando il giornalismo sui social in un tiro al bersaglio cieco e ignorante.

La domanda che mi pongo è: tutto questo è comunque engagement? La risposta è no, senza se e senza ma. Questo non è neppure Social Media Marketing. È prima di tutto pessimo giornalismo, scarsa conoscenza del mezzo (Facebook nel caso specifico e il web più in generale) nonché incapacità di relazionarsi con il proprio pubblico.

Misurare il proprio operato sui social attraverso il numero di commenti e di interazioni di questo tipo su Facebook è abbastanza inutile. Che tipo di relazione stai creando con la tua community? Non è vero semmai che stai applicando i comportamenti del web 1.0 al mondo dei social limitandoti a pubblicare senza poi creare rapporti? Cosa stai creando con questa strategia? Esiste una strategia dietro questo comportamento o siamo piuttosto nel campo del “voglio visite e del resto non me ne frega nulla”?

Lavorare sui social media vuol dire lavorare nel lungo periodo avendo sempre chiaro il concetto di reputazione e di relazione. Fare Social Media Marketing vuol dire avere obiettivi a breve termine per le singole campagne senza dimenticare quelli imprescindibili a medio e lungo termine. Il resto è fuffa.

An old lion of the Serengeti

An old lion of the Serengeti

Il prezzo di un eBook

La diffusione di strumenti quali eReader e tablet ha favorito la nascita di quella che comunemente viene chiamata editoria digitale.

Ad approfittarne sono stati una miriade di autori “improvvisati”. In questo caso però il termine “improvvisato” non ha una connotazione negativa. È intuibile anche dai più ottusi che i motivi che possono spingere un editore ad ignorare un certo autore sono molteplici e non solo la scarsa qualità delle opere prodotte. La vendibilità, la consistenza della nicchia alla quale lo scrittore si rivolge, e molti altri motivi sono determinanti (ricordiamoci che non c’é molto di cui andare fieri pubblicando “50 sfumature di grigio”…). Negli Stati Uniti questi autori improvvisati sono i responsabili del 30% dei Best Seller venduti su Amazon (leggi qui).

Qualche mese fa feci un breve sondaggio, qui sul mio blog, e proprio in questi giorni torna a parlarne un autore indipendente, Alessandro Girola, sul suo blog Plutonia Esperiment. Oggi vorrei incrociare i dati del mio sondaggio (che ha visto comunque una partecipazione numericamente troppo scarsa per essere considerato indicativo) con le tesi di Girola che potete leggere qui.

Ripeto, il totale dei partecipanti al mio sondaggio è troppo basso per poter essere considerato significativo. Io posi tre domande relative al prezzo “giusto” per un eBook di un autore indipendente. La prima verteva su racconti o romanzi non più lunghi di 100 pagine, la seconda su romanzi brevi o raccolte di racconti dalle 100 alle 200 pagine e la terza relativamente a romanzi oltre le 200 pagine.

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È interessante vedere che 26 dei 46 che hanno risposto alla prima domanda hanno optato per una cifra sotto l’euro (<99 cent), come era prevedibile.

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Per i romanzi brevi la percezione del prezzo giusto cambia. 22 su 43 ritengono di poter spendere fino a 2 € per un romanzo breve autoprodotto. Mentre 21 sono disposti a superare la soglia dei 2 €.

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I romanzi lunghi vengono valutati maggiormente. 31 votanti su 47 suggeriscono un prezzo superiore ai 3 euro. È abbastanza curioso vedere come, pure per opere di una certa mole, alcuni lettori non sono disposti a spendere più di 0,99 €.

In molti hanno definito i 99 cent come il nuovo gratis e anche a parer mio lo è.
Se vogliamo che nel futuro della letteratura indipendente ci sia posto per un self publishing di alto livello, fatto non solo di aspiranti scrittori annoiati, dobbiamo imparare a non svendere nulla. Dare valore alle loro opere è il primo passo.

Se spendiamo 9,99 € per l’ultimo noiosissimo eBook di Dan Brown (ebbene sì, pure io l’ho acquistato), ma 2 o 3 € per un bel thriller di un autore sconosciuto ci sembrano troppi, allora è il momento di ripensare il nostro ruolo di lettori.

Self Publishing e Self Promtion

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Era da un po’ che non parlavo di editoria digitale. Oggi però vorrei condividere con voi un bellissimo video sul mondo degli autori autoprodotti. Parlo di mondo e non di fenomeno perché la parola fenomeno cela in sé qualcosa di temporaneo e caduco. La possibilità degli autori di auto pubblicarsi non è nè temporanea nè contingente.

Uno degli aspetti più problematici di questi autori è la necessità di auto-promuoversi. La promozione è infatti una (e non certo l’unica) di quelle cose importanti che rendono utile un editore. In assenza di editore bisogna rimboccarsi le maniche e darsi da fare.

Giovedì 3 ottobre 2013 l’autrice Rita Carla Francesca Monticelli (il suo blog lo potete trovare qui) è intervenuta a COM:UNI:CARE sull’evoluzione/rivoluzione della rete parlando del fenomeno emergente degli autoeditori o, come li definisce Carla, Autori Indipendenti.

Non c’è molto da dire, Carla è stata esaustiva e chiarissima. Vi invito a guardare il video integralmente anche se dura 38 minuti. I primi 10/12 minuti sono dedicati al tema della fantascienza con Omar Serafini, co-fondatore con Paolo Bianchi, di Fantascientificast, dalla televisione al web.

Carla inizia il suo intervento circa al decimo minuto. Il tema trattato è quello ovviamente degli autori indipendenti (digitali). L’autore indipendente è colui che scrive, pubblica e promuove le proprie opere. È interessante la citazione di Virginia Woolf come autrice indipendente pionieristica. Si parla di nascita dei dispositivi di lettura (eReader e tablet) che hanno permesso questa trasformazione del mercato. Mi piace sottolineare che Carla parla di eBook scritti virtualmente a costo zero, affrontando la triplice figura che si concentra nell’autore indipendente, ovvero quelle di autore, editore e imprenditore.

Il prodotto indipendente non deve essere distinguibile per qualità (e non solo) dal prodotto edito e distribuito tradizionalmente. Dal punto di vista del confezionamento spesso gli eBook pubblicati dalle case editrici tradizionali sono peggiori di quelli auto pubblicati, per una mancanza di figure e quindi di competenze specifiche che il mercato digitale richiede.

Si parla anche di differenza di prezzo tra eBook e opera cartacea, di nascita del mestiere del self-publisher, di strategia digitale di promozione, ma vi ho già raccontato più di quanto avrei dovuto, quindi…

Buona visione 😉

Sondaggio: quanto dovrebbe costare un ebook?

Ecco la domanda del secolo!

È da tempo che ci rifletto e dopo aver letto numerosi articoli in merito ho pensato di chiederlo ai lettori. A voi.

Voglio limitare l’indagine alle opere di narrativa di autori indipendenti, i cosiddetti indie. Non mi riferisco al prezzo della loro prima opera, che per motivi promozionali potrebbe avere prezzi bassi, bensì alle opere future, di un autore mediamente noto. Ho voluto creare (arbitrariamente) 3 differenti categorie:

  1. Racconto (< di 99 pagine)
  2. Romanzo breve o raccolta di racconti (compreso tra 100 e 249 pagine)
  3. Romanzo lungo (maggiore di 250 pagine)

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Scott Turow e l’era dei dinosauri

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Scott Turow non ha bisogno di presentazioni. È uno scrittore con alle spalle best sellers come Presunto Innocente e Errori Reversibili che si è guadagnato un posto nell’olimpo dei legal thriller, oltre ad essere presidente dell’Authors Guild of America.

Fa effetto vedere autori così scafati scagliarsi contro Google, AmazonYouTube e compagnia bella. Soprattutto quando le motivazioni sono, a pare mio, decisamente banali e generiche come quelle apparse sull’Huffington Post di ieri. I commenti ovviamente non si fanno attendere, critici e molto spesso puntuali, a dimostrazione che il lettore di oggi non è più così passivo e inconsapevole, come se lo immagina lo scrittore americano.

Turow se la prende con Google, Amazon e Youtube in quanto in un certo qual modo diffondono la pirateria (Cosa centra Amazon non l’ho capito). Addirittura questi colossi, a detta dell’autore, opererebbero solo per profitto e non per il bene della cultura. Al di là dell’arcanum imperii che non ci saremmo mai immaginati, non mi risulta che gli editori e i distributori lavorino per la gloria.

Un ultimo attacco, viene lanciato da Turow verso l’inevitabile scomparsa degli autori. Non dimentichiamoci che nel settore della musica così come dell’editoria, a guadagnarci (90 volte su 100) non sono gli autori, bensì chi presidia la filiera (editori e distributori).

Certo, vi sono casi come quello di Longanesi che pubblica “La testimone del fuoco” di Lars Kepler (autore de “l’ipnotista”) a 13,99€ in ebook e 15,81€ rilegato che fanno pensare ad una provocazione nei confronti dei lettori del formato digitale. Provocazioni che potrebbero spingere a cercare nella pirateria una soluzione temporanea (come è successo per la musica).

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Il mondo non è fatto solo di furbi che passano le notti cercando il sistema di fregare il prossimo (anche se qualcuno così lo si trova sempre). Il mondo si sta evolvendo, sta mutando, che lo si voglia o no. Sentire autori come Turow o King schierarsi apertamente contro questo tipo di rivoluzione mi ricorda un po’ la figura dello stolto che si ripara da uno tsunami dietro ad un ombrellone. La domanda che i vecchi dinosauri da bancarella al supermercato dovrebbero porsi è: voglio cavalcare l’onda o attendo qui la mia estinzione?

Tweet da Marte? È possibile con Rita Carla Monticelli!

Ebbene sì, chi l’avrebbe mai detto: da Marte arrivano dei Tweet!

Prima di segnalarmi ad un bravo medico, lasciate che vi racconti questa storia dall’inizio.

Rita Carla Francesca Monticelli, o come preferisce farsi chiamare lei Carla, è l’autrice di una bellissima opera di fanascienza in 4 parti intitolata “Deserto Rosso”. I primi tre capitoli sono già usciti e li trovate su Amazon.it (a questo link), mentre il quarto ed ultimo capito della saga uscirà dopo l’estate, il 30 settembre 2013.

Carla è una delle tante e dei tanti autori talentuosi che hanno deciso di intraprendere la strada dell’auto-pubblicazione. Oltre alla sua, a parer mio, indiscussa abilità nello scrivere, Carla si sta facendo notare per la sua fantasia nel saper promuovere la propria opera attraverso il web.

L’ultima trovata della scrittrice cagliaritana è quella di creare un account su Twitter a nome di Anna Persson, il personaggio principale di “Deserto Rosso”, grazie al quale l’esobiologa svedese protagonista dell’epopea marziana interagisce con i lettori.

Non so se sia la prima ad attuare questa idea, ma so per certo che lo sta facendo veramente bene!!! Anna, su Twitter non vive di vita propria, infatti nomina spesso la propria creatrice, facendo così risaltare la sue esistenza squisitamente letteraria e rendendo le interazioni ancor più stimolanti.

Non è da trascurare il fatto che tra i follower di Anna possiamo trovare Luca Parmitano, l’astronauta italiano che il 28 maggio 2013 volerà nello spazio fino alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS)!

Potete seguire Carla sul suo sito www.anakina.net e sui principali social del web!

Deserto Rosso

Breve guida per approcciare la letteratura digitale

L’editoria Digitale ha rivoluzionato l’approccio al giornalismo quanto alla letteratura. Il tema della riflessione di oggi è proprio quest’ultima: la letteratura digitale.

Con questo breve articolo spero di rispondere a due domande critiche che negli ultimi mesi stanno attanagliando anche alcuni tra i più accaniti fan della carta.

  1. Perché avvicinarsi al supporto digitale?
  2. Come organizzarsi nell’approccio al digitale?

La carta è solo un supporto
In molti mi hanno detto che il libro, quello vero, è fatto di carta. Miei cari, mi dispiace contraddirvi, ma il libro, quello vero, è fatto di idee e di emozioni, di parole che accarezzano le nostre cellule grigie (per dirla alla Poirot), di intimità fra autore e lettore. Il supporto, che sia una tavoletta di terracotta o un ologramma, poco importa. Evitiamo di rifugiarci dietro a comode scuse per non affrontare l’innovazione. Innovazione che, ad oggi, ci permette di risparmiare spazio (non so voi, ma in casa mia regna il più totale disordine a causa dei numerosi libri senza fissa dimora) innanzitutto e che ci permette anche di portare con noi tutta la letteratura che vogliamo senza dover per questo girare con un trolley. Senza contare chi come me ha problemi di vista e gli eReader permettono di stancare meno gli occhi rispetto ai libri cartacei (questo nella mia personalissima esperienza).
Per conoscere meglio il tema dell’editoria digitale vi consiglio qualche blog come editoria crossmedialeeditoria-digitale o iltuoebook.it. Molto interessante è pennyebook o il notissimo Il Giornalaio.

Gli Indipendenti e i Self Published
Il principale motivo per il quale io consiglio vivissimamente di sperimentare il digitale è la scoperta dei cosiddetti autori indipendenti. Come riportato da ilmiolibro.kataweb.it oramai il numero dei libri pubblicati da autori indipendenti ha superato di gran lunga quello di opere pubblicate da case editrici, il che si traduce: in più scelta per il lettore. Inoltre all’interno di questa ampia scelta va sottolineato che acquistano più spazio quelle nicchie altrimenti snobbate dalle case editrici perché economicamente non interessanti. Il mondo degli autori indie è un mondo sconfinato e va letto oggi alla luce della social web revolution, ovvero di quella rivoluzione culturale in atto da qualche anno che ha permesso e permette tuttora la disintermediazione tra utenti e autori. Non è trascurabile neppure il fatto che i prezzi per eBook auto pubblicati sono bassi, forse troppo!

Communities e Recensioni
Nello sconfinato mondo della letteratura, come districarsi tra opere improvvisate ed astri nascenti? La risposta siamo noi, i lettori. Mai come oggi diventa essenziale interfacciarsi con le communities che nascono intorno ai temi ai noi più cari. Grazie alle recensioni presenti su portali come Goodreads, Anobii, o gli stessi online stores dove vogliamo acquistare il nostro prossimo libro, possiamo farci un’idea di cosa stiamo andando a leggere. Il nuovo passaparola ha questa forma!

La scelta del Dispositivo
Ad oggi vi sono diversi eReader in commercio, ma a quel che sembra la parte del padrone la fa Amazon con l’ormai famoso Kindle, seguito da Mondadori con il suo Kobo. Oltre a questi dispositivi se ne possono trovare molti altri e per una scelta oculata io consiglio di dedicare qualche minuto alle numerose video recensioni che si trovano sul web. Tra le più interessanti, a parer mio vi sono quelle di Riccardo Palombo di Netbooknews.it

Gestione della Libreria
Avvalersi di dispositivi come Kindle e Kobo permette di potersi rifornire in online store come Amazon o InMondadori che sono oggettivamente rifornitissimi. In ogni caso il dispositivo non preclude l’acquisto del libro su altri store. Quello che fate acquistando online, con un semplice pc, non è altro che scaricare un file. Una volta scaricato, questo file lo potrete caricare sul vostro dispositivo. Uno strumento utilissimo alla gestione della libreria è Calibre, un software gratuito che permette di organizzare i propri eBook, convertire il loro formato in modo da leggerli sul proprio dispositivo, e interfacciare la libreria con il dispositivo stesso. È vero che con disposotivi tipo Kindle i libri si possono acquistare direttamente dal dispositivo sfruttando connessioni wi-fi o addirittura il 3G, ma a parer mio è sempre utile avere un back up della propria libreria al sicuro a casa propria.

Buona lettura!

Editoria in mutazione e autopromozione

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“Un declino inarrestabile?
Inequivocabili, impietosi e tragicamente allarmanti, i dati pubblicati da Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione Europea, che comparano la spesa pubblica dei 27 stati-membri, hanno suscitato un flebile dibattito sui giornali e il disinteresse più totale del ceto politico nazionale”.

Così esordisce Neri Pozza Editore sulla sua pagina Facebook il 10 aprile 2013.
Effettivamente allarmanti i dati che vedono l’Italia all’ultimo posto in Europa per percentuale di spesa pubblica destinato alla cultura, 1,1% a fronte del 2,2% della media europea, e al penultimo, seguita solo dalla Grecia, per la percentuale di spesa in istruzione, l’8,5% a fronte del 10,9%.

Oltre ad una palese cecità dimostrata dal Paese Italia e dal crescente fenomeno del neo-analfabetismo, in questo momento l’editoria tradizionale sta vivendo una grande mutazione. Sia chiaro, non si parla di crisi, bensì di mutazione. La crisi è destinata a finire, questa mutazione sta invece trasformando la natura stessa dell’editoria.

In cosa consiste questa mutazione? Semplicemente nel ripensamento della relazione autore/lettore. Può sembrare semplicistico,  in realtà è semplice. Guardate cos’è successo nel mondo della musica con l’avvento dell’mp3 e saprete che errori non fare con l’avvento dell’eBook!

Non mi stancherò mai di citare la prima tesi del cluetrain manifesto: “i mercati sono conversazioni”!
Conversazioni che, nell’era digitale, sono diventate liquide, fluttuanti nella sconfinata rete.

Come faceva notare Luca Masali sul suo blog pennyebook gli investitori stanno abbandonando la carta, avvicinandosi sempre più al digitale, dove la forma comunicativa è dialogica e non unidirezionale, dove l’advertising perde il senso stesso che lo fonda in quanto l’advertiser vero e proprio diventa l’utente. Come sottolinea lo stesso Masali, negli USA è previsto che il budget pubblicitario destinato ai media digitali passi da 42,5 a 60,4 miliardi di dollari contro la costante contrazione dei cosiddetti media classici (in questo caso si tratta di quotidiani o periodici)

Ahimè, una conseguenza di questa rivoluzione è pure la riduzione dei budget delle case editrici o la totale assenza di budget degli autori indipendenti che porta ad una frammentazione delle opere e degli editori. Mentre nell’epoca dell’editore come filtro il punto di riferimento potevano essere proprio le webzine che filtravano e recensivano le opere, oggi siamo in mano principalmente ad Amazon e alle recensioni di altri utenti con il rischio di leggere cose come quella riportata nello screenshot qui sotto.

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Il punto è allora, come muoversi? I portali di settore spesso non tengono conto del cosiddetto self-publishing per non intasare il proprio lavoro (spesso è un hobbie), dato che aprendo le porte a tutti il numero di news e recensioni da dare crescerebbe in maniera spaventosa. Questo al contempo significa che spesso le cosiddette webzine stanno ignorando il fenomeno più interessante del momento, ovvero la fetta di mercato costituita dagli autori auto pubblicati.

L’unica strada sembrerebbe affidarsi alla capacità di fare Personal Branding dei singoli autori. O forse qualche alternativa esiste?

Perché Twitter non è un’occasione sprecata

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A inizio aprile mi capitò di leggere un articolo intitolato “perché Twitter è solo un’occasione sprecata“.

Il nucleo centrale del tema era appunto il fatto che la piattaforma di microblogging non fosse riuscita a compiere la rivoluzione dell’informazione che ci si era aspettati.

Il mio punto di vista sulla questione è diametralmente opposto a quello dell’autore, Antonio Lupetti, per essenzialmente due motivi.

Il primo motivo riguarda l’informazione stessa. Il 6 aprile 2013 viene pubblicato sul Blog di Mario Sechi un post interessante intitolato Twitter e l’informazione finanziaria dove si racconta che Bloomberg e Reuters monitorano costantemente Twitter per la ricerca di informazioni. È invece del 12 aprile 2013 l’articolo di Anna Masera su La Stampa relativo al futuro dell’editoria e del giornalismo nell’era digitale. Senza contare il post di Pier Luca Santoro dedicato alla presentazione del suo ebook “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole” dove il tema centrale è il ripensamento del mondo dell’editoria alla luce delle nuove connessioni permesse dal web. In breve, il tema è delicato e parlare di promesse disattese mi sembra a dir poco prematuro, senza contare che molti addetti ai lavori nascono digitali e si connettono naturalmente alle proprie communities sui social. Senza contare i rapporti tra Pubbliche Amministrazioni e cittadini o il live twitting durante eventi come la nomina del nuovo pontefice.

Il secondo motivo riguarda le nicchie. La ricchezza di un social non si misura con i grandi numeri delle maggioranze. Al contrario, la ricchezza è data dalla varietà di nicchie che trovano al suo interno gli strumenti per comunicare. Tentare di capire Twitter a partire dai Trend topics è voler leggere il Marketing 2.0 con la forma mentis del Marketing 1.0. Il web 2.0 trova la sua ricchezza nel rapporto one-to-one, prescindere da questo principio vuol dire, a parer mio, non afferrare i concetti stessi di 2.0 e di Social.

Parafrasando Ludwig Mies van der Rohe il quale sosteneva che “Dio è nei dettagli”, potremmo sostenere che il 2.0 sta nel singolo Tweet. Ci basti guardare i comportamenti virtuosi di alcuni account come quello di @Einaudieditore per capire in molti abbiano saputo cogliere l’occasione offerta da Twitter. Certo, perché Twitter è un’occasione che gli utenti hanno per creare relazioni digitali. Il social dei 140 caratteri non ha contenuti propri, è ovviamente reso vivo dai cosiddetti Prosumer. Affrontare questo argomento prescindendo dai contenuti, e quindi dalle community delle quali si fa parte, ci mette di fronte ad una scatola vuota, perché sì, un social senza persone è una scatola vuota. I grandi numeri, le grandi folle, lasciamole ai media del passato e accettiamo l’idea che il cuore pulsante dei media del futuro sono le persone.