Storyholder, shareholder e stakeholder


Davvero pensavi che la tua azienda fosse veramente tua? Ok, è una provocazione, lo ammetto. La tua attività ti appartiene formalmente, ma chi la fa andare avanti non sei solo tu, è chiaro. Esistono dei gruppi di persone che hanno un coinvolgimento importante. Io li ho suddivisi in tre categorie, le tre S:

  1. Stakeholders
  2. Shareholders
  3. Storyholders

Sia chiaro, nessuno di questi termini è di mia invenzione, io mi sono limitato a metterli insieme. Sono fermamente convinto che queste tre tipologie racchiudano in maniera esaustiva le sfere di influenza di un’azienda.

Fino a qualche tempo fa si pensava esclusivamente alla prima categoria (per questo l’ho messa in cima alla lista). Non è nuova neppure la seconda ed è stata inserita pensando a istituti di credito e investitori che condividono i capitali necessari all’azienda per lavorare. A questi primi due gruppi si aggiungono gli storyholders, coloro che in un certo qual modo detengono le storie che portano l’identità stessa dell’azienda.

Gli Stakeholders sono coloro che sostengono l’impresa, quindi possiamo considerarla una macro categoria che comprende le due sottostanti. Esistono stakeholders interni come impiegati e proprietari, che hanno peso e interessi diversi dagli stakeholders esterni come banche, ma anche clienti e fornitori. Chiunque ha interesse nell’attività può considerarsi stakeholder.

Lo Shareholder a differenza dei primi sono un gruppo con interessi ben precisi, possiedono azioni o hanno investito denaro e quindi pretendono interessi e dividendi.

Lo Storyholder è una figura relativamente nuova. Appare in Transmedia: Storytelling e Comunicazione di Max Giovagnoli (Apogeo 2013).

Per capire appieno chi siano gli storyholders dobbiamo fare un passo indietro. Secondo Andrea Fontana lo storytelling è disciplina e metodo di lavoro, è un approccio conoscitivo, l’unica maniera razionale per affrontare una realtà complessa. La struttura narrativa della realtà produce storie e chi detiene queste storie in azienda, è in possesso di un capitale. Un capitale diverso da quello messo in campo dagli istituti di credito o da quello altrettanto importante costituito dalle competenze di chi lavora in azienda, ma altrettanto importante.

Accettare tutte le diverse forme di capitali che girano intorno alla tua azienda e rendersi conto che non si aveva idea neppure dell’esistenza di alcune di esse sono i primi passi verso una presa di coscienza ampia della propria realtà lavorativa.

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