Fare Social Media Marketing nel 2016


È da qualche giorno che penso a cosa cambierà per chi si occupa di Social Media Marketing nel 2016. Un utile articolo di Dario Ciraci su Web in Fermento ne parla, relativamente a Facebook in un articolo intitolato I trend della Facebook Strategy del 2016.

I social non servono a vendere

Fare strategia oggi sul web vuol dire sapere quale approccio avere con i canali disponibili e conoscere precisamente cosa essi hanno da offrire e quali dinamiche offrono. Non è sbagliato chiedersi quanto posso guadagnare/raccogliere/vendere con Facebook o con Twitter. Ogni progetto deve avere un suo ROI, assolutamente. È sbagliato credere che questo ROI sia sempre e solo legato ad un risultato economico.

I social servono per creare interazioni e favorire rapporti digitali tra persone. Pensa a come questo può favorire il tuo business o la tua organizzazione. Una verità inconfutabile, che cito almeno tre volte l’anno qui sul blog, è la prima tesi del Clutrain Manifesto (1999):

I mercati sono conversazioni

Finché non hai chiaro questo, non hai ancora capito il marketing degli ultimi 10 anni almeno. I social servono a favorire (e solo in alcuni casi creare) queste conversazioni. La vera domanda da porsi è come inserire: voglio partecipare a queste conversazioni? Se inserisci la tua risposta in un piano marketing strutturato, i risultati non possono non arrivare.

Una volta capito questo dobbiamo capire come potrebbe evolvere il mondo dei social nell’anno appena iniziato per adattarvi le nostre strategie.

La casa dei contenuti 

Il 2016 sarà l’anno, a parer mio, dove dovremmo rivalutare il concetto di Inbound Marketing. Vedere i social come piattaforme all’interno delle quali incontrare utenti da portare sul proprio sito con contenuti interessanti potrebbe essere un errore. Non è nell’interesse di un social lasciar uscire utenti dal proprio sito per consumare contenuti.

È iniziato con i video e in breve Facebook ha capito che sarebbe stato saggio spodestare il primato di Youtube. Un video caricato su Facebook, quindi un contenuto nativo, avrà molte più visualizzazioni di un contenuto condiviso come un link a Youtube o Vimeo. Dal punto di vista dei contenuti scritti il tentativo di Facebook con lo strumento Note non sembra aver avuto molto successo, al contrario si è fatto notare Pulse su LinkedIn.

Il succo del discorso comunque non cambia: i contenuti nativi avranno sempre più visibilità dei contenuti condivisi all’interno del social web. Questo è un dato di fatto, prima lo si capisce e prima si aggiusta la propria strategia, se questa si basa su condividere sui social contenuti esterni creati su piattaforme proprietarie (il proprio sito).

I blog e i siti ovviamente non moriranno, ma a pare mio dovremmo sempre più aggiustare i contenuti di volta in volta a seconda di dove li pubblichiamo, senza dimenticare che in alcuni casi la scelta di condividerli sui social potrebbe non premiare quanto quella di crearli come contenuti nativi del social stesso.

In conclusione, le conversazioni nasceranno e rimarranno sempre più sui social.

Presenza organica e advertising

Il cruccio di ogni social media manager oggi è quello di aumentare la capacità organica di raggiungere più utenti possibili, senza quindi dover appunto investire in advertising per far vedere i propri contenuti alla propria community. Facebook è – e lo sarà sempre meno –  orientato alla possibilità di avere buoni riscontri in termini di copertura organica. Puntare la propria strategia sulla capacità di raggiungere senza budget i propri utenti in maniera massiva è una strategia fallimentare in partenza.

Se punti tutto (o quasi) su Facebook prepara (anche) il portafoglio. Sottolineo anche perché spingere in social advertising quando i tuoi contenuti non sono validi sarebbe come urlare ai quattro venti cosa tu NON sai fare. Il fatto che Facebook sia orientato a premiare chi investe in ads  non vuol dire che tu non sia obbligato a curare nei dettagli il tuo piano editoriale e pubblicare comunque contenuti di alto livello e che abbiano valore per la tua community.

Più lungimirante e saggio è guardarsi intorno e cercare canali alternativi che permettano una diversificazione strategica della propria social presence. Canali che sappiano offrire la possibilità di engagement attraverso un piano editoriale efficace.

Fare social advertising non è il male, ma se non si hanno risorse in abbondanza, potrebbe essere un terreno rischioso. Se competi contro chi ha budget limitati come i tuoi la partita vera e propria la sposti sulla qualità della comunicazione. Più la battaglia la sposti sul denaro, meno verrà riconosciuta e premiata la qualità della tua comunicazione. In breve, puoi affrontare e forse sconfiggere Golia finché non la metti sul piano del budget. Focalizzarsi troppo su una piattaforma che premia fortemente il budget investito non è per nulla saggio.

Instagram è pronto per salire sul trono

Il 2015 ha consolidato il ruolo di Instagram che può vantare 400 milioni di utenti attivi al mese con 80 milioni di foto condivise giornalmente. Come fa notare Maria Pia De Marzo (sempre su Web in Fermento il 6 marzo 2015)

La crescita [di Instagram, ndr] è esorbitante se si fa un raffronto con quanto avvenuto con altri canali. Facebook, ad esempio, nel range 2013-2014 è cresciuto solo, si fa per dire, del 3,4% mentre Twitter è cresciuto maggiormente con un +12%

La crescita di Instagram è stata tra il 2013 e il 2014 quasi del 60%. Ad oggi gli utenti attivi in Italia sono circa 8.4 milioni (contro i 4.7 di Twitter e i 7 di LinkedIn) e la promessa è diventata una realtà. Scommettere su Instagram oggi è un rischio meno azzardato che puntare la propria strategia solo su Facebook.

Il tasso di engagement è molto più alto che su Facebook, si raggiunge il 100% della community e (per ora) non si è vincolati ad algoritmi di sorta. L’advertising quindi qui è una scelta, non una necessità.

Un’indagine (anche se non troppo recente) di Forrester si è occupata di misurare il tasso di Engagement su Facebook, Twitter ed Instagram e su quest’ultima piattaforma il tasso di coinvolgimento (non a pagamento) è del 4.21%, mentre su Facebook è dello 0,7% e su Twitter dello 0,3%.

Non prendere questo treno oggi vuol dire perdere una ghiotta occasione. Questo sarà per molti il periodo migliore perché non è ancora troppo tardi per ottenere ottimi risultati senza investire in advertising e non è troppo presto, in quanto la piattaforma ha già dimostrato di essere una certezza nel presente e con ogni probabilità nel futuro. Investire su Instagram nel 2014 sarebbe forse potuto sembrare un azzardo per i più timorosi. Aspettare ad investire vorrà dire probabilmente fare i conti con i medesimi vincoli che esistono per Facebook oggi. Ecco perché il 2015 è stato l’anno del boom di instagram e il 2016 sarà quello dei ritardatari più “prudenti”.

Conclusioni

Il mondo del web muta con una rapidità disarmante. Fa parte della sua natura e va benissimo così, è uno dei sui vantaggi cometitivi. Nel 2015 tutto è un rischio, ma esistono rischi più o meno azzardati. Se si a che fare con piccole realtà il vantaggio competitivo è approfittare del momento giusto per trarre il massimo da un progetto con il minimo investimento. Ovvero affidarsi alle competenze dei propri collaboratori per agire con tempismo.

Se sei piccolo hai solo una chance: essere innovatore! Nelle scelte e nelle pianificazioni, sapendo quali rischi correre e quali no (scordati di non correre rischi), affidandoti alle  competenze delle persone e ragionando su numeri che, beninteso, non ti diranno mai tutto e saranno sempre parziali.

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