Dalla comfort zone alla ricerca della fatica


La comfort zone è uno stato psicologico nel quale una persona si trova a proprio agio, dove sente di avere il controllo della situazione con uno stato di ansia pressoché inesistente e un basso livello di stress. Secondo Alasdair A. K. White è in questo stato che il manager può trovare la performance ottimale:

  • Percezione di controllo sulla situazione
  • Stato di ansia pressoché inesistente
  • Basso livello di stress

In questo stato psicologico il manager può focalizzarsi senza distrazioni sulle proprie attività core.

Dalla comfort zone alla ricerca della fatica

Come può questo compromettere, nel lungo periodo, le tue performance? Quello che una condizione del genere ti dà è un temporaneo vantaggio che, se prolungato troppo ti penalizza. Ogni situazione di vantaggio racchiude in sé delle minacce. Prova a pensare ad esempio quanto il concetto di dolore sia spesso mal interpretato. Si cerca di fuggire il più possibile dal dolore, mentre il dolore non è altro che uno strumento che abbiamo in dotazione per la nostra stessa sopravvivenza.

In quest’ottica, il guscio di sicurezza nel quale troviamo la nostra comfort zone altro non è che una prigione. È uno stato psicologico che racchiude in sé delle minacce. La più insidiosa di queste è la percezione del controllo di ciò che ci sta intorno.

Secondo Neale Donald Walsch

la vita inizia alla fine della propria comfort zone

Al di fuori della comfort zone troviamo il confronto con noi stessi. Che ci faccia piacere o no, questo tipo di esperienza ci mette in uno stato di:

  • Ansia
  • Stress
  • Sensazione di non avere il controllo

Durante un’esperienza conflittuale come questa riscopriamo la necessità della perdita dell’equilibrio. La corsa è un’ottima metafora di questa situazione: dal punto di vista della dinamica il running non è altro che una continua perdita di equilibrio, di fuga dalla comfort zone. Il corpo in questione sposta il proprio peso oltre il proprio baricentro perdendo l’equilibrio e quindi è costretto a ridefinire il proprio assetto spostando in avanti la gamba per poter atterrare sul piede, andando a spostare il proprio baricentro.

Il nuovo equilibrio che si troverà non sarà uguale a quello perso in precedenza. Avremo infatti guadagnato diverse decine di centimetri portando tutto il nostro corpo oltre la posizione che avevamo in partenza, e questo con una sola falcata. Ripetiamo questo movimento per due ore, con una frequenza di 180 passi al minuto e la distanza coperta sarà di diversi chilometri. Perdere l’equilibrio è l’unico modo per poter guadagnare terreno e spostarsi in avanti lungo il nostro cammino. Quindi non essere troppo fiero dell’equilibrio che hai guadagnato oggi, perché domani dovrai sbarazzartene.

La ricerca della fatica 

La cosa più difficile è perdere l’equilibrio. Lasciare la propria comfort zone per uno stato di insicurezza. Uscire dalla Comfort Zone significa tentare l’intentato, esplorare l’inesplorato, abbracciare l’incertezza, proiettare le proprie azioni verso la realizzazione dei propri sogni, entrare in intimo contatto con se stessi, crescere ed aprirsi alla sfida. Come fare allora per abbandonare il caldo giaciglio che questa piacevole illusione offre?

  1. Fissare obiettivi importanti per se stessi
  2. Legare la fatica al raggiungimento degli obiettivi

A nessuno piace sudare per nulla. Soprattutto quando lo sforzo richiesto è costante nel tempo e per lunghi periodi. Fare fatica, e di questo i runners ne sanno qualcosa, spesso vuol dire soffrire, aprire le porte ad alcuni tipi di disagi nella propria quotidianità. Non si tratta di non apprezzare le comodità che la vita ci offre, bensì di accettare il fatto che per raggiungere alcuni obiettivi è necessario rinunciare a queste comodità. In questo caso non si tratta di amare la sofferenza, è forse più saperci convivere per poter raggiungere dei traguardi che altrimenti non potresti raggiungere.

Per arrivare dove ti sei prefisso di arrivare non otterrai sconti. Il prezzo da pagare conosce due tipi di moneta: fatica e costanza. Puoi allenarti meglio o peggio, con l’aiuto di un professionista o da autodidatta, ma alla fine, presto o tardi arriverai al traguardo. Questo è l’aspetto della fatica che ti entra maggiormente nell’anima, perché attraverso la rilettura dello sforzo e del sacrificio in un’ottica di traguardo la fatica stessa diventa quasi una necessità.

Per fare questo e per raggiungere i tuoi sogni dovrai fare fatica. Fare fatica alcune volte vuol dire soffrire. Soprattutto se sogni in grande! La fatica è quella cosa che rende saporita un’esperienza. È quel filtro che rende magica anche un’immagine di Rovigo. La fatica provoca dipendenza, una volta vissuta nel tuo quotidiano non potrai farne a meno e le giornate facili ti risulteranno quanto meno noiose.

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