Impara a leggere e impara a scrivere


Scrivere, nell’epoca della digitalizzazione, risulta sempre più difficile. Ci sembra di non fare altro dalla mattina alla sera, pigiando sui tasti di una tastiera o sullo schermo del nostro iPhone. Spesso però quello che esce non è scrittura, bensì un insieme di lettere che avrebbero voluto o dovuto comunicare un pensiero magari altrettanto confuso.

Non saper esprimere i propri pensieri nonostante si sia stati educati a farlo (tutti siamo andati a scuola) è segno di un pensiero confuso e privo di struttura razionale. Questo è ciò che vediamo sempre più spesso leggendo i post di altre persone sui social.

Da cosa capisco che non so scrivere? Sono molti i segnali che indicano l’analfabetismo digitale, come ad esempio l’utilizzo sconsiderato del maiuscolo, o la totale mancanza di punteggiatura. Potremo aggiungere anche la totale ignoranza dei congiuntivi e condizionali, oppure la poca parsimonia nel ricorrere ad abbreviazioni. La serie di comportamenti che sarebbe buona norma tenere sul web si chiama in gergo netiquette e se vuoi approfondire il tema parti pure con il farti un’idea leggendo la relativa pagina di Wikipedia, non è esaustiva, ma è un buon inizio.

Esiste però un tipo di analfabetismo ancora più diffuso: l’analfabetismo digitale. Questa espressione va molto di moda ultimamente. Purtroppo per tutti noi è una minaccia reale e presente ed è la causa del verificarsi di molti dei comportamenti sopra elencati. Il progetto ALL (Adult Literacy and Lifeskills – Letteratismo e abilità per la vita) ha messo in luce un quadro inquietante per il nostro paese. Essere analfabeti significa non essere in grado di leggere e di scrivere. Essere analfabeti funzionali invece significa essere in grado di leggere e di scrivere (magari con qualche difficoltà), ma non essere in grado di comprendere o strutturare un ragionamento mediamente complesso. I dati emersi dall’indagine condotta tra il 2003 e il 2008 indicano una percentuale pari al 47% delle persone aventi un’età tra i 16 e i 65 anni. Un dato sconvolgente se paragonato ad esempio a quello norvegese del 7,9% di quello svizzero pari al 15,9%.

Comprendere, ovvero mettere in relazione parole, frasi e periodi di un testo fra di loro coerentemente ed inserire le informazioni acquisite una struttura conoscitiva esistente, risulta difficile per l’analfabeta funzionale. Allo stesso modo non è in grado di esprimersi correttamente per iscritto. L’analfabeta funzionale possiede le abilità che l’analfabeta non ha, come saper leggere e scrivere, ma non le sa usare.

Alcune manifestazioni di analfabetismo funzionale possono essere:

Leggere e comprendere
Nelle discussioni più comuni sui social c’è sempre chi salta di palo in frasca. Il più comune esempio di analfabetismo funzionale è dato dalla palese non comprensione del testo che si commenta. Leggere infatti non vuol dire comprendere e saper comprendere il significato di un testo semplice è quantomeno necessario nella nostra quotidianità.

La lunghezza di un post
Essere in grado di esprimere un concetto semplice con poche parole è essenziale. Chi non riesce a farlo, all’interno di una discussione può spesso venire annoverato tra gli analfabeti digitali. Si scrive per comunicare un pensiero a qualcuno, quindi per essere letti. Prima di propinare post da 800 parole nei commenti su Facebook chiediti se lo stesso concetto non sia possibile esprimerlo in poche frasi concise. La lunghezza di un post o di un commento è spesso direttamente proporzionale al narcisismo onanistico di chi scrive ed in questo caso non sempre parliamo di analfabetismo.

Il senso di un intervento
Quanti commenti inutili vedi ogni giorno sui social? Il fatto che un commento non sia  pertinente o addirittura  non serva ad arricchire la conversazione con informazioni utili probabilmente non è un buon segno. Anche in questo caso ci troviamo di fronte alle due possibili categorie di utenti nominati poco fa: analfabeti funzionali o narcisisti. Tipico è il voler dire la propria a proposito di un testo senza averlo letto (magari avendone solo velocemente scorso il titolo) o senza avere conoscenze in merito al tema trattato.

Il fatto e l’opinione
Uno dei maggiori indici di incapacità di strutturazione di un pensiero è dato dal non saper distinguere tra fatto e opinione. Il ricondurre ad esempio un fenomeno alla propria limitata esperienza anziché rifarsi a dati statistici più complessi è tipico del caso. Per questi è preferibile credere in ciò che vedono e toccano nel quotidiano piuttosto che fidarsi di un dato scientifico. La statistica ha in questo caso meno valore dell’esperienza diretta perché non la si può capire, non è tangibile. Un tipico esempio è il considerare un male assoluto temi (come la finanza o la ricerca scientifica) per il semplice fatto che non li si capisce. Da qui nascono molte teorie complottiste o antivacciniste per non parlare dell’ultima grande bugia nata intorno alla presunta ideologia gender.

Dietro tutti questi fenomeni vi è una forte strumentalizzazione politica ed ideologica della quale non mi voglio occupare qui ed ora. Sta di fatto che molta comunicazione si approfitti di una grossa fetta della comunità che ad oggi non è in grado di usare gli strumenti critici necessari per comprendere e valutare delle informazioni. È un dato di fatto che questa categoria di persone sia la socialmente più vulnerabile.
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