Social e blog: differenze e sinergie


Qualche settimana fa Facebook cambia il proprio algoritmo inserendo, tra i fattori decisivi affinché un post aumenti il proprio rank, il fattore tempo di permanenza del lettore. In breve, se mi soffermo maggiormente sui post di una certa pagina, i successivi post mi saranno mostrati dall’algoritmo con maggior facilità.

Da diverso tempo si parla di Inbound Marketing, termine che identifica una strategia di marketing basata sulla produzione di contenuti interessanti che attirino l’utente sulla propria piattaforma/blog/sito di propria spontanea volontà. Si contrappone a quel marketing basato in particolar modo sull’interruzione, atteggiamento tipico dell’advertising per come è concepito accademicamente. Anziché spendere soldi per avvisare il mio utente che ho delle soluzioni che gli fanno comodo, condivido in rete dei contenuti per lui utili in modo che nel momento in cui avrà un problema, sarà lui a cercare la soluzione da me.

Inutile dire che se nella maggior parte dei casi abbiamo concepito i social come riserve nelle quali pescare i nostri utenti e portarli in casa nostra (sul nostro sito) per carpirne pure la taglia di scarpe, oggi questo sarà più difficile. Lo stesso Riccardo Scandellari ha fatto delle interessanti riflessioni a proposito in un post intitolato L’inbound marketing va ripensato scritto appunto dopo la modifica introdotta dal social di Zuckerberg.

La strategia va ripensata, va messa in discussione, ma non dimenticare che due aspetti del tuo lavoro sui social oggi, domani e sempre:

  1. Lavora sui contenuti, che siano interessanti e utili per la tua community
  2. Reputazione e autorevolezza delle persone del tuo team sono la chiave

Ad oggi io cerco di equilibrare il più possibile la presenza dei brand che hanno affidato a me la loro comunicazione online tra piattaforme proprietarie (blog, area news, etc.) e social senza forzare troppo da un lato o dall’altro anche se ovviamente va fatta distinzione tra un brand che gode già di fama e visite dirette al sito a chi invece deve ancora emergere.

Pur essendo vero che tutto ciò che facciamo sui social non lo facciamo a casa nostra, è pur vero che la fiducia del utente la possiamo guadagnare anche stando su piattaforme non proprietarie. Pensare che l’inbound marketing concepisca i social come semplici bacini di utenti è errato. A dimostrarlo le recenti news a proposito della possibilità di acquisto di un prodotto senza dover lasciare la piattaforma di Zuckerberg.

Ma non solo. Pensare che essere su Facebook, così come su altri social, serva a raccogliere indirizzi mail, numeri di telefono o ordini è molto riduttivo. Non dimenticare che la componente emotiva gioca un ruolo fondamentale nel processo di acquisto.

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