Superare l’autosabotaggio con la ristrutturazione cognitiva


Esiste un modo di raccontarsi la vita per vivere meglio. La forma del racconto è una delle forme di interpretazione della realtà predilette dall’essere umano.

Grazie allo storytelling l’uomo si racconta, e grazie al racconto scopre (svela) la verità di ciò che lo circonda. Per gli antichi greci il concetto di verità si esprimeva con la parola aletheia ovvero disvelamento, mettendo in luce la dinamicità del concetto stesso di verità in contrapposizione alla veritas romana, oggettiva e statica.

Nel racconto il processo di disvelamento della realtà è interpretativo e costituente la realtà stessa. A seconda di come mi racconto ciò che mi circonda, vivo e creo l’orizzonte di significato che mi circonda. Trovare la chiave di lettura (o dovrei dire di racconto?) di ciò che ci circonda diventa fondamentale nel lavoro e nella vita. Riuscire a capire la connessione tra auto-racconto e capacità di risolvere i problemi vuol dire:

  1. Influenzare positivamente la community
  2. Orientarsi al problem solving
  3. Vivere meglio

Per alcuni vale lo storytelling della scusa. Tutta la loro narrazione è incentrata sulle motivazioni/scusanti del perché non hanno raggiunto un obiettivo. In questo tipo di narrazione il presente è speso per giustificare il passato. In questo tipo di lettura le energie vengono spese per cercare un alibi. Questo tipo di approccio è un aperto sabotaggio all’intenzionalità e alla progettualità futura.

In altri casi troviamo lo storytelling della rinuncia. Questi addirittura non iniziano nemmeno. Si nascondono dietro ad un “non ce la farò mai!” oppure ad un ancor più deprimente “non ho voglia di farlo!”. Anche in questo caso l’atteggiamento è quello del sabotatore.

Esiste poi lo storytelling progettuale dove il racconto è esso stesso progettualità. Il presente e il passato devono essere letti per poter giungere alla pianificazione di un progetto futuro. Nel passato e nel presente vanno identificate le criticità da affrontare per raggiungere l’obiettivo futuro. Il racconto sarà progettualità, intenzionalità. In questo tipo di storytelling l’obiettivo è la ricerca di opportunità.

Nella ricerca di opportunità ci si scontrerà con imprevisti e con momenti di difficoltà che non vanno demonizzati, bensì accettati come parte della storia, una parte integrante ed irrinunciabile. La nostra storia non deve per forza essere rosa e costellata di fiori. Qualsiasi community manager prima o poi si trova a dover gestire un flame, una critica o un reclamo. Così come in qualsiasi team ci si troverà a dover gestire degli attriti. Lo storytelling progettuale richiede sforzi e fatica. Momenti indissolubili di crescita ai quali dobbiamo abituarci, che dobbiamo vivere come momenti costitutivi dell’esperienza di crescita che non vanno evitati, bensì accettati con naturalezza e affrontati per trovare soluzioni in un’ottica di lungo termine.

È di fronte a questi momenti che necessitiamo di una ricostruzione cognitiva. Rileggere la nostra situazione nel momento in cui ci accorgiamo di essere diventati sabotatori di noi stessi, nel momento in cui il nostro raccontarci è incentrato sulla scusa o sulla rinuncia: questo deve essere il nostro obiettivo e in questo dobbiamo cercare la nostra opportunità.

Se la lettura di una situazione ora non ci permette di cogliere l’opportunità insita in essa dobbiamo cambiare chiave di lettura cercando di trovare la struttura gnoseologica che maggiormente risulta funzionale alla risoluzione del problema. La struttura attraverso la quale leggiamo la realtà è come un paio di occhiali, non siamo in grado di leggere ed interpretare nulla senza una struttura. Cambiare struttura è possibile, ma serve pratica e un continuo allenamento.

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