Come si struttura un Piano Editoriale


Strutturare il Piano Editoriale è una delle prime attività da svolgere per chi fa il mio lavoro. Questo documento sarà inevitabilmente uno dei più importanti perché ci aiuterà e guiderà nello svolgimento del lavoro quotidiano, ovvero la ricerca e preparazione di contenuti da condividere con le nostre communities per incentivarle a intraprendere una discussione.

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Lo scopo 
Lo scopo del Piano editoriale quindi è quello di essere una guida per noi, e una sicurezza per il nostro cliente. La fase di progettualità è solitamente la seconda fase di ogni progetto e segue necessariamente fase di analisi o ascolto. Senza di essa la successiva fase operativa sarebbe lasciata all’improvvisazione, madre di molti errori. Lo scopo quindi è quello di mettere nero su bianco tutte quelle informazioni che ci saranno utili nel nostro lavoro quotidiano nei mesi a venire.

La durata
Un piano editoriale, nella mia esperienza, ha una durata media di circa sei mesi, ma si tratta di un valore che dipende da troppe variabili per poter essere definito a priori. Molte organizzazioni lavorano a canvas di tre mesi al termine dei quali rivedono o semplicemente aggiustano il piano esistente in base ai risultati ottenuti. Risulta quindi essenziale verificare ciclicamente i risultati per capire se il ciclo di vita del Piano Editoriale sia più o meno giunto al termine.

I contenuti 
Ogni piano deve contenere le informazioni essenziali per agevolare il lavoro che faremo nei mesi a seguire. Non esiste una scaletta definitiva, ovviamente. Io però ho la mia check list che, di progetto in progetto, mi permette di verificare i contenuti più importanti. Sono solo alcune voci che vanno ripensate di volta in volta, ma mi sono state spesso utili come prima passo per arrivare al documento finale.

  • Luogo. Dove andrò a pubblicare i miei contenuti? Un blog, Facebook, Twitter? Instagram, Tumblr? Più luoghi per me equivale quasi sempre a dire più Piani Editoriali. Quindi Facebook avrà il suo, che probabilmente sarà diverso da quello di Twitter o del Blog
  • Lettore tipo. A chi mi devo rivolgere? Cinquantenni in piena crisi di mezza età o diciassettenni sognatori? Professionisti affermati con redditi alti o disoccupati in cerca di un’opportunità? Sapere a chi mi rivolgo mi aiuterà a trovare il tono più corretto per relazionarmi a loro e a ottenere la loro fiducia.
  • Tono e Point of View. Formale o Informale? Darò del tu o del Lei a chi commenta? Scrivo per un Ente Governativo o per Asilo? Il punto di vista da tenere nonché i termini da usare saranno degli aspetti chiave per entrare in sintonia con il lettore.
  • Argomenti. Quali saranno gli argomenti da affrontare? In questo caso cerco di non usare più di tre termini. Per fare un esempio, se dovessi gestire un account di un negozio on line di scarpe e abbigliamento da running mi concentrerei su: Scarpe – Corsa – Allenamento.
  • Categorie. Impostare una serie di categorie o sottoargomlenti ci aiuta a variare e riduce il rischio di annoiare chi ci legge. Io sono per la semplicità, poche categorie e molti articoli.
  • Frequenza. Con quale frequenza ho intenzione di postare? Questa posizione è quella che rivedo più spesso. I motivi sono i più vari, in primis perché con le variazione dell’edge tank di Facebook molte regole sono cambiate negli ultimi due anni obbligando i community manager a cambiare il loro approccio. Inoltre dipende dal luogo dove devo postare, su Twitter o altri social posso sfruttare contenuti non proprietari, mentre nell’area news del mio sito o sul blog sarà più difficile. È uno dei punti caldi del Piano Editoriale.
  • Obiettivi a Breve. Se il mio cliente non me li da, devo pormi da solo degli obiettivi realistici a breve per verificare se il lavoro svolto sta dando i suoi frutti. Visitatori Unici Mensili sul sito? Persone coinvolte su Facebook? Tasso di Interazione su Twitter? Fissiamo obiettivi SMART con cadenza mensile o trimestrale.
  • Autori. Nel caso si tratti di un blog chi saranno gli autori dei post? Li scriverò solo io o saranno principalmente articoli di altri da editare? Andranno pubblicati gli autori o rimarranno articoli anonimi?

Generalmente non supero i dieci punti quando preparo un piano editoriale, già questi otto sono tanti e danno una panoramica abbastanza ampia di quella che sarà la linea editoriale. Più saremmo precisi ora, più veloce sarà il lavoro successivamente, questo è ciò che conta. Aggiustamenti se ne possono fare anche in seguito, quindi non perdiamo più di una decina di giorni per preparare il piano: la cosa importante è partire a lavorare!

Cosa ne pensi? Ci sono aspetti che secondo te mi sono sfuggiti e che tu integreresti?

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