In viaggio verso nord


Sul tema della fuga di cervelli in fuga si è scritto molto, ma Solo un’altra che se ne va di Elena Torresani è una delle riflessioni che maggiormente mi hanno toccato.

Non so come andrà, ma restare a guardare non è mai stata un’opzione. Perché vogliamo fare e vogliamo fare bene, non chiediamo altro che un sistema che ce lo permetta, riconoscimento del lavoro che facciamo, pagamenti puntuali, tasse eque: quello che dovrebbe essere la normalità e che in Italia è diventato un miraggio

Questo è uno dei tanti passi del post di Elena che andrebbe urlato ai quattro venti. Noi però non urliamo, non fa per noi. Magari riflettiamo e sottovoce ci lamentiamo di un mercato troppo lontano dai lavoratori, a testa bassa andiamo avanti chiedendoci se un modello che sistematicamente penalizza i talenti possa essere ancora cambiato in qualcosa di virtuoso. Sì, dico noi perché fra pochi giorni anch’io andrò a nutrire le fila dei migranti. Io e la mia famiglia. Quattro pesi in meno per un parassita che sta consumando se stesso. Io non farò altro che spostare la mia partita IVA dall’Italia al nostro nuovo paese di residenza: la Svezia.

La nostra decisione è maturata nel corso degli ultimi anni e in questo periodo di tempo mi sono chiesto spesso il perché di una scelta, sotto certi aspetti, radicale. I motivi sono molteplici e sicuramente non basterebbe un post a nominarli tutti. Alcuni sono di natura personale, altri di natura professionale, ma credo che esista un’espressione per racchiuderli tutti: ce ne andiamo perché l’Italia è un’occasione sprecata. A partire dal regime fiscale, fino alla gestione dei talenti, l’Italia è diventata, a parer mio, un luogo dove imprenditori sempre più determinati, non devono affrontare solo il mercato. Devono affrontare un sistema che anziché supportarli nel creare ricchezza, li penalizza in ogni modo.

Perché proprio la Svezia? Per diversi motivi, principalmente relativi all’approccio delle tre corone al welfare e al concetto di famiglia. In Svezia infatti supportano la famiglia e agevolano chi vuole arricchire il paese con nuove nascite. Di questi aspetti però non vorrei parlarne qui, ti invito infatti a seguire il nostro (mio  della mia compagna) blog svedeseperprincipianti.com dove raccontiamo la nostra scoperta del mondo scandinavo, a partire dalla nostra esperienza.

Sia dal punto di vista personale che professionale, posso dire che l’Italia non rispetta più i miei personali prerequisiti di paese civile nel quale voglio vivere e far crescere i miei figli. Principalmente la ricerca di una qualità della vita migliore ci ha spinti a costruire il nostro futuro in un paese un po’ più attento ai diritti dei liberi professionisti e dei lavoratori in generale. Sono decisioni estremamente personali che non devono essere vissute come critiche assolute nei confronti di una cultura, ma come scelte legittime di vita. Un po’ come quando durante un film ci si stufa e si cambia canale. Il canale che abbiamo seguito fino ad oggi non ci piace più.

Questa settimana non sarò quindi molto presente sui social, tra gli ultimi scatoloni da preparare e il viaggio verso Stoccolma non so quanto riuscirò a scrivere. Quindi perdona eventuali miei ritardi nel risponderti. Potrai però seguire il mio viaggio su Twitter dove cercherò di essere più presente.

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