Il titolo: eterno problema


Dopo le parole di Luisa Carrada sul modo di scrivere i titoli, credo ci sia poco da aggiungere. Per chi non lo sapesse Lavoro, dunque scrivo! sta al webwriter (e non solo) come il codice penale sta all’avvocato penalista o la Bibbia al prete. Secondo la Carrada

un testo sul web assomiglia ad una scala che conduce in profondità: dal titolo, giù verso gli strati più profondi. I contenuti più ricchi e interessanti rischiano di stare in cantina, per proseguire la metafora architettonica, e il lettore laggiù bisogna portarcelo: titoli e sottotitoli servono proprio a questo, a convincerlo a seguirci, a fare i primi passi.

Luisa Carrada Lavoro, dunque scrivo! Zanichelli 2012

Il titolo della nostra storia non deve per forza essere il primo nostro pensiero. Non è raro che anche in narrativa il titolo dell’opera nasca alla fine della stesura dell’opera stessa. Vi sono numerosi casi in cui il testo è stato cambiato successivamente alla prima pubblicazione, creando quindi prime edizioni con titoli diversi.

Humans Of New York

Una delle prime domande che sorgono è: nel Corporate Storytelling il titolo ha la stessa funzione che ha in narrativa? Assolutamente no. Per due motivi:

  1. il titolo non è necessariamente una parte della narrazione;
  2. non è affatto detto che il titolo debba essere noto al lettore.

Spesso in narrativa il titolo è parte integrante della storia, un’anticipazione con lo scopo di racchiudere il cuore dello scritto senza però svelarne del tutto i contenuti, cosicché si crei nel lettore un’aspettativa e una curiosità che lo spinga ad acquistare il libro e leggere l’opera. Nel mondo Corporate il titolo ha più che altro il significato di nome del progetto.

Sia parlando di titolo del progetto, sia nel dettaglio di ogni singolo capitolo, non è detto che lo si debba palesare al lettore. Pensiamo a tal proposito ai bellissimi post della pagina Facebook Humans Of New York. Il titolo della pagina è sicuramente il titolo della storia, nulla più nulla meno, i singoli capitoli sono rappresentati da post accompagnati da immagini/ritratti (vedi l’immagine qui sopra). Possiamo addirittura interpretare l’immagine come una sorta di titolo silente del post, nei limiti di quanto un’immagine possa definirsi silente.

Strutturalmente Humans of New York presenta post con immagini allegate, molto semplicemente. L’immagine è sempre contestualizzata, ammicca alla storia, la introduce in qualche modo, facendosi in un certo senso Titolo senza Parole.

La narrazione online essendo per propria natura frammentata non necessita sempre di titoli, bensì di rimandi e contestualizzazioni, e soprattutto di semplicità.

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