Le dimensioni nel tempo del racconto


La settimana scorsa abbiamo visto che la dimensione temporale nel Corporate Storytelling ci pone alcuni vincoli. Mentre non possiamo nulla, o quasi, sul tempo della storia e quello della narrazione, possiamo invece giocarci diverse carte nel trovare deforme e i modi migliori per raccontare la nostra storia portando il lettore su e giù per il sentiero narrativo a nostro piacimento.

Le dimensioni delle quali dobbiamo tenere a mente, secondo Bernardelli (La Narrazione, Editori Laterza 2006) sono anche stavolta tre:

  1. la durata ovvero la capacità del narratore di cancellare parti morte della storia che risulterebbero noiose e appesantirebbero la narrazione (ellissi) e usando con astuzia il ponte narrativo oppure andando a descrivere minuziosamente la scena se il tempo della storia è breve. Nel caso si voglia soffermarsi su di un ben preciso evento dilatandone la durata si parlerà estensione.
  2. l’ordine, che probabilmente è lo strumento più utile per noi. Si parla di ordine nel momento in cui si va ad agire sulla sequenza interna degli eventi, anticipandoli (prolessi) e facendo retrospezioni (analessi)
  3. la frequenza. La stessa storia la possiamo raccontare più volte, e qui dobbiamo tenere conto che nel corporate storytelling parliamo inevitabilmente di transmedialità. Se non prendiamo confidenza on il concetto di transmedialità sarà impossibile sfruttare la frequenza come strumento per poter legare il narratario al nostro universo valoriale.

Come si intrecciano queste riflessioni sulla narrazione con la narrazione d’impresa, ovvero con il tanto discusso Corporate Storytelling? intorno alla vita di un’organizzazione nascono decine e decine di eventi, accadimenti che la determinano senza che essa, alle volte, se ne accorga.

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Live twitting
Un tipico esempio di utilizzo della durata 1:1 è la pratica molto diffusa del live twitting, ovvero dell’utilizzo di Twitter per seguire o commentare uno specifico evento “in diretta”. In molti brand decidono di seguire in diretta alcuni eventi, raccontandoli con Twitter ai propri follower, ma non solo, anche grazie all’utilizzo di determinati hashtag. Se invece pensiamo ai tweet di chi sta seguendo l’evento allora, oltre che a rimanere in una dimensione 1:1 con la durata dell’evento, avremo anche più prospettive di uno stesso evento. Tra gli esempi più frequenti ci sono quelli di alcune trasmissioni televisive (X Factor, Sanremo, etc.) o di eventi quali convegni. In evento di questo tipo, soprattutto quelli televisivi, ci rendiamo conto che il 99% dei tweet e quindi della narrazione vengono da fonti non ufficiali, da altri rispetto a chi rappresenta il brand. l’ordine, in questi casi è necessariamente cronologico.

Countdown
Non l’abbiamo già sperimentato tutti un countdown prima di un evento o di una promozione? Non si tratta a conti fatti di una anticipazione di un evento che ancora deve venire? Anticipare alcuni aspetti o parti intere di un evento (alcune slide, dei temi, dati o numeri, etc.) è giocare con la narrazione di una storia che non si esaurisce nell’arco temporale della durata dell’evento, ma viene dilatata in un prima di attesa e probabilmente in dopo (vedi qui sotto).

Reporting 
Il principio di frequenza, inteso come pluralità  di prospettiva, si concretizza anche con un approccio alla durata diverso. Ad esempio, nella pubblicazione di un report di un determinato evento avremo una prospettiva multipla nel caso la pubblicazione avvenga da parte di utenti diversi. Un report viene solitamente redatto dopo che l’evento ha avuto luogo, quindi ci troveremo a parlare di analessi (dove il tempo della narrazione è posteriore rispetto a quello dell’evento). In breve  parliamo di una descrizione a posteriori, dove vengono riassunti i punti chiave dell’evento, non necessariamente solo ad opera del brand organizzatore dell’evento stesso. In questo caso l’ordine può non essere cronologico.

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