Quando finisce una storia?


Tutti sappiamo quando inizia la nostra storia.
La nostra storia inizia quando pronunciamo le parole magiche: c’era una volta!

Finché non raccontiamo a qualcuno, anche a noi stessi, la nostra storia, questa non esiste se non in forma di frammenti nelle storie di qualcun altro. La vera domanda è: quando finisce la nostra storia?

Una risposta non esiste, o meglio, la storia finisce quando vuole finire. Quando non ha più nulla da dire. Quando la fame di racconto si spegne (almeno temporaneamente). Sta di fatto che non c’è storia, a dispetto di quello può pensare Michael Ende, che non abbia una fine. A tutti noi serve una fine per dare compimento alla linea che unisce i vari punti della vicenda. Così come un filo appeso da A fino a B anche la nostra storia ha bisogno di almeno due punti ai quali legarsi per essere tesa. La storia è fatta di tensione tra oggi e domani. La nostra storia è questa tensione verso il domani. Senza tensione la narrazione non ha vigore.

Bastian-legge-La-storia-infinita

A chi serve veramente il finale? Al narratore o al narratario? A parer mio ad entrambi. Al narratori serve per dare un senso al tutto, una casa, un tetto ed un camino al termine di un sentiero innevato al freddo della sera. Al narratore serve per chiedere qualcosa al narratario.

Io ti racconto una storia, ma tu devi darmi qualcosa in cambio

Questo è il passo successivo al patto tra narratore e narratario. Do ut des. Nel Corporate Storytelling tutto ciò si traduce spesso in Call to Action (delle quali abbiamo parlato la settimana scorsa, leggi qui). Richiamo la tua attenzione e rispondo alle tue domande affinché tu compia un’azione per me. Il narratore (organizzazione, azienda, personaggio pubblico, etc.) diventa come Shahrazad che narra, chiedendo implicitamente al Principe Shahryar di non ucciderla.

Il rapporto tra narratore e narratario. azienda e cliente, organizzazione e donatore, è sicuramente bilaterale a partire dal bisogno che l’uno ha dell’altro e viceversa. Questa scambio si dipana attraverso la narrazione e la compartecipazione a questa fino al finale, con il quale il narratore accende la curiosità del narratario per la storia successiva, portandolo come la nostra eroina persiana, all’innamoramento.

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