Il narratore, il Ghost Writer e il Corporate Storyteller


Secondo Andrea Bernardelli

“una delle prime forme secondo cui può manifestarsi la figura del narratore è quella del commentatore o interprete dei fatti che rimanga una entità estranea alla storia e al mondo narrativo di cui riporta gli eventi. […]. In altri casi il narratore è un personaggio della stessa vicenda narrata – un abitante del mondo narrativo – che si fa carico di riportare gli eventi, o nelle vesti di un testimone secondario e laterale della vicenda, oppure come il protagonista stesso della storia. Tale personaggio-testimone definito da Booth narratore rappresentato o palese, è evidentemente caratterizzato da un maggiore coinvolgimento nella vicenda rispetto al narratore non rappresentato, fino a spingersi alle forme estreme della testimonianza diretta”

(La Narrazione)

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Non facciamoci ingannare dal nome. Quando parliamo di ghost writing il narratore non è il fantasma: è il protagonista. Ad esempio, in una autobiografia il narratore è il protagonista. Nel momento in cui si ricorre al ghost writer, questo artificio non cambia le carte i tavola. Il ghost writer deve scrivere l’autobiografia di Mister X come se lui stesso fosse realmente Mister X, imitandolo nel linguaggio, nell’approccio alle emozioni e via di seguito. Se Mister X ad un certo punto della vicenda, perde in un incidente la compagna, il writer deve far arrivare la drammaticità e il dolore dell’evento. Quindi, a ragion veduta, il ghost writer entra a pieno titolo nella seconda categoria, quella del narratore rappresentante.

Un altro mondo è quello del corporate storyteller. Io, personalmente, colloco il corporate storyteller fuori dal binomio narratore rappresentato/non rappresentato. Se come abbiamo visto qui l’impresa non è protagonista, bensì orizzonte assiologico (valoriale) del racconto, ma protagonisti sono come per Bernardelli personaggi (clienti, dipendenti, collaboratori), oggetti (prodotti, servizi) e eventi (raggiungimento di obiettivi, promozioni, fiere, presentazione nuovi prodotti, etc.) la domanda trova la sua naturale e comunque prevedibile risposta. Il narratore è coinvolto negli eventi narrati, è esso stesso un collaboratore/dipendente quindi fa parte sicuramente della seconda categoria, ma in modo diverso dal ghost writer.

Il Ghost Writer scrive mettendosi nei panni di una persona (Mister X), lo Storyteller parla a nome di un brand.
Il Ghost Writer (nel caso di autobiografia) parla di se stesso, lo storyteller parla di altro da sé nell’orizzonte valoriale proprio del brand.
Questo fa si che dai protagonisti della narrazione, gli oggetti del racconto e gli eventi narrati, debba emergere la appartenenza dell’ascoltatore/lettore a quello specifico orizzonte assiologico.

In ciò consiste la principale sfida del Corporate Storyteller, aspetto decisivo assente in questa forma nella narrazione classica, così come nell’attività di ghost writing. In un’altra forma più simile a quella d’impresa è presente lo storytelling politico

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