La democrazia che non abbiamo (ancora) capito


Shhh please be quiet democracy is sleepingChris Anderson, come molti prima di lui, ci ha insegnato che la normalità non esiste.
Il mondo è fatto di persone e le persone hanno gusti preferenze idee e valori spesso diversi. Gruppi di persone simili si possono aggregare in quelle che vengono chiamate nicchie. Esistono le nicchie, esiste la diversità, la normalità è una forzatura ideologica.

Cosa non abbiamo capito di questa diversità se continuiamo a giudicare gli orientamenti, le idee, le preferenze o i valori di chi popola il pianeta? Esistono diversità buone e diversità meno buone, diversità accettabili e diversità non accettabili. Purtroppo.

Il social web inteso come luogo di condivisione e dialogo è fatto anche di strumenti. Senza la tecnologia, in breve, non potremmo scrivere tutto ciò che ci passa per la testa e non potremmo certo condividere o discutere con gli altri a distanza di chilometri. Ma la tecnologia non è tutto. Qualcuno tempo fa disse:

non sono le armi che uccidono le persone, sono le persone che uccidono le persone

In questo pensiero mi ritrovo al 100%. In un periodo dove chi manifesta un proprio pensiero viene aggredito verbalmente a destra e a sinistra, su Twitter come su Facebook, dove per ogni pensiero esposto i toni si alzano a dismisura e i malati da sindrome da tastiera sembrano avere vita facile, mi chiedo cosa manchi, cosa sia venuto meno o cosa non ci sia addirittura mai stato. Sicuramente il merito che hanno i social network è far emergere questi trend, dando loro più diffusione. Ciò non è di per sé negativo, anzi. Tutto ciò che permette la diffusione delle idee è positivo, qualsiasi esse siano. La censura non è mai giustificata. In un paese perfetto non dovrebbe neppure esistere, in quanto gli individui stessi e il loro spirito critico la renderebbero inutile.

Sono 2 le parole chiave in questo caso: educazione e cultura.

Attuare politicamente la democrazia in un paese, senza prima diffondere la cultura della democrazia non può che portare al fallimento. Attuare la democrazia culturalmente vuol dire comprendere il rispetto per l’idea altrui, fintanto che questa non sia imposta. Il coraggio del rispetto può anche crescere e diventare tentativo di dialogo. Fino a che per dialogo si intenderà la superiorità verbale e l’annientamento dell’avversario o delle sue idee, questa crescita sarà impossibile. Aprirsi al dialogo vuol dire aprire se stessi al dubbio, mettere tra parentesi le proprie idee e convinzioni per valutare la reale possibilità che il prossimo abbia ragione, oltre che diritto di pensarla così.

La cultura della democrazia nasce da qui. Dal rispetto che diventa confronto. Forse non siamo ancora in grado di capire cosa voglia dire democrazia, forse il nostro approccio alla convivenza con gli altri ha bisogno di una scossa, sicuramente avere diritto di parlare non vuol dire che dobbiamo per forza farlo e sentirci liberi di ledere le libertà altrui.

In questo panorama, la figura del community manager, acquisisce importanza e responsabilità. Oggi, chi rappresenta qualcuno (sia esso ente, azienda o personaggio pubblico) deve fare i conti con la rabbia di una comunità spesso incazzata, adirata, che trova sfogo dietro la fredda tastiera di un pc. L’identità e l’orizzonte valoriale delle aziende/organizzazioni rappresentate rischia di essere vissuto male, di essere preparato a tavolino per passare il vaglio della censura popolare, e ciò non farà bene a nessuno…

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