Editoria in mutazione e autopromozione


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“Un declino inarrestabile?
Inequivocabili, impietosi e tragicamente allarmanti, i dati pubblicati da Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione Europea, che comparano la spesa pubblica dei 27 stati-membri, hanno suscitato un flebile dibattito sui giornali e il disinteresse più totale del ceto politico nazionale”.

Così esordisce Neri Pozza Editore sulla sua pagina Facebook il 10 aprile 2013.
Effettivamente allarmanti i dati che vedono l’Italia all’ultimo posto in Europa per percentuale di spesa pubblica destinato alla cultura, 1,1% a fronte del 2,2% della media europea, e al penultimo, seguita solo dalla Grecia, per la percentuale di spesa in istruzione, l’8,5% a fronte del 10,9%.

Oltre ad una palese cecità dimostrata dal Paese Italia e dal crescente fenomeno del neo-analfabetismo, in questo momento l’editoria tradizionale sta vivendo una grande mutazione. Sia chiaro, non si parla di crisi, bensì di mutazione. La crisi è destinata a finire, questa mutazione sta invece trasformando la natura stessa dell’editoria.

In cosa consiste questa mutazione? Semplicemente nel ripensamento della relazione autore/lettore. Può sembrare semplicistico,  in realtà è semplice. Guardate cos’è successo nel mondo della musica con l’avvento dell’mp3 e saprete che errori non fare con l’avvento dell’eBook!

Non mi stancherò mai di citare la prima tesi del cluetrain manifesto: “i mercati sono conversazioni”!
Conversazioni che, nell’era digitale, sono diventate liquide, fluttuanti nella sconfinata rete.

Come faceva notare Luca Masali sul suo blog pennyebook gli investitori stanno abbandonando la carta, avvicinandosi sempre più al digitale, dove la forma comunicativa è dialogica e non unidirezionale, dove l’advertising perde il senso stesso che lo fonda in quanto l’advertiser vero e proprio diventa l’utente. Come sottolinea lo stesso Masali, negli USA è previsto che il budget pubblicitario destinato ai media digitali passi da 42,5 a 60,4 miliardi di dollari contro la costante contrazione dei cosiddetti media classici (in questo caso si tratta di quotidiani o periodici)

Ahimè, una conseguenza di questa rivoluzione è pure la riduzione dei budget delle case editrici o la totale assenza di budget degli autori indipendenti che porta ad una frammentazione delle opere e degli editori. Mentre nell’epoca dell’editore come filtro il punto di riferimento potevano essere proprio le webzine che filtravano e recensivano le opere, oggi siamo in mano principalmente ad Amazon e alle recensioni di altri utenti con il rischio di leggere cose come quella riportata nello screenshot qui sotto.

Esempio recensione Amazon.001

Il punto è allora, come muoversi? I portali di settore spesso non tengono conto del cosiddetto self-publishing per non intasare il proprio lavoro (spesso è un hobbie), dato che aprendo le porte a tutti il numero di news e recensioni da dare crescerebbe in maniera spaventosa. Questo al contempo significa che spesso le cosiddette webzine stanno ignorando il fenomeno più interessante del momento, ovvero la fetta di mercato costituita dagli autori auto pubblicati.

L’unica strada sembrerebbe affidarsi alla capacità di fare Personal Branding dei singoli autori. O forse qualche alternativa esiste?

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