Social Media Marketing: outsourcing o inhouse?


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Negli ultimi mesi si parla sempre di più di social media marketing e soprattutto non sono solo imprenditori “pionieri” ad abbracciare questo tipo di comunicazione, bensì piccole o medie aziende, le cosiddette PMI. Il cosiddetto social media marketing non è più un’esclusiva delle B2C.

Proprio stamattina leggo un articolo di Veronica Gentili intitolato proprio Social Media & PMI e mi scatta l’idea.

Per Veronica esistono tre vie da percorrere:
1. L’improvvisazione. Non ho soldi da spendere, prendo un mio dipendente e gli affibbio l’onere. Grande errore, meglio non esserci che essere presenti nel modo sbagliato, esiste qualcosa chiamata Brand Reputation con la quale non si scherza.
2. Formo un dipendente. Tengo l’attività all’interno, ma dando un minimo di formazione al dipendente.
3. Mi affido ad un professionista.

Leggete l’articolo di Veronica perché è effettivamente bello, scritto bene e vi fornisce gli strumenti migliori per scegliere come gestire la spinosa questione dei social in casa vostra.

A caratterizzare il nostro momento sono sicuramente tre fattori.
1. Frammentazione del mercato. Tipico di paesi come l’Italia tenuti in piedi dalle piccole aziende.
2. Budget sempre più esigui e rosicati. Fenomeno intimamente legato alla crisi che stiamo vivendo.
3. Il mercato del lavoro è in forte crisi. Questo vuol dire che in molti si improvvisano ciò che non sono andando così ad abbassare la qualità media del settore.

Ormai da anni conosciamo il significato del termine Outsourcing, l’esternalizzazione di alcune attività aziendali. Solitamente si tratta di quelle attività che non richiedono le competenze chiave per lo svolgimento quotidiano del core business aziendale (in uno studio tecnico ad esempio non si dovrebbe esternalizzare la progettazione).

Una volta appurato che le competenze in questione non sono core nel processo aziendale e non ho dipendenti/collaboratori che già le padroneggiano, cosa ci spinge a scegliere tra un dipendente/collaboratore interno e un consulente esterno?
I driver sono l’efficacia e il costo del progetto. L’imprenditore o il manager al quale spetta la scelta dovrebbe optare per la soluzione che a parità di livello qualitativo impatta meno sul budget a disposizione. Questo perché oggi come non mai è necessario fare i conti con i limitati fondi a disposizione.

Alla luce di quali fattori incidano sulla scelta della strategia da adottare, vedo due diversi comportamenti prevalere sul mercato:
1. Micro Imprese. Budget limitatissimo e tanta curiosità. Spesso però non supportate dalle necessarie conoscenze per essere efficace.
2. Piccole e Medie Imprese. Sempre più attente ai costi stanno sempre più disinvestendo sulla carta stampata e orientandosi al web attraverso consulenti specializzati.

Perché la via della formazione di risorse interne non prende piede tanto quanto le altre due soluzioni? Perché a conti fatti impatta negativamente sui costi. Una persona che dedica parte del suo tempo ai social costa comunque così come va ricordato che ci sono altri costi oltre a quelli della risorsa impiegata. Per fare chiarezza facciamo un semplice esempio:
– un’impiegata che costa all’azienda 30.000 euro annui (lei gode di 14 mensilità di circa 1.100 euro) dedica il 20% del suo tempo ai social aziendali e alla pianificazione di ciò che vi si pubblicherà
– il costo in termini di risorse dedicate al progetto social è di 6.000 euro annui
– l’azienda decide di investire 250 euro al mese in Facebook Ads per far crescere la propria pagina, spendendo così 3.000 euro l’anno.

Un’azienda che spende all’incirca 9.000 euro l’anno in attività di social media marketing potrebbe dedicare lo stesso budget ad un professionista esterno che “vive” i social 20 ore al giorno (maledetto mobile) ed ha competenze specifiche del settore ottenendo sicuramente maggiori risultati.

Non costituisce eccezione a questo ragionamento il fatto che molti dipendenti oggi hanno molto tempo libero e quindi il fatto di impiegarli sui social non costa nulla. Non fa eccezione perché in questo caso le competenze messe in campo e quindi i risultati non si possono paragonare!

Come spesso viene ribadito, non esistono più aziende in competizione, bensì supply chain che concorrono verso il successo e la scelta e la gestione dei propri partner all’interno della catena virtuosa è diventato strategica!

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