Perché Twitter non è un’occasione sprecata


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A inizio aprile mi capitò di leggere un articolo intitolato “perché Twitter è solo un’occasione sprecata“.

Il nucleo centrale del tema era appunto il fatto che la piattaforma di microblogging non fosse riuscita a compiere la rivoluzione dell’informazione che ci si era aspettati.

Il mio punto di vista sulla questione è diametralmente opposto a quello dell’autore, Antonio Lupetti, per essenzialmente due motivi.

Il primo motivo riguarda l’informazione stessa. Il 6 aprile 2013 viene pubblicato sul Blog di Mario Sechi un post interessante intitolato Twitter e l’informazione finanziaria dove si racconta che Bloomberg e Reuters monitorano costantemente Twitter per la ricerca di informazioni. È invece del 12 aprile 2013 l’articolo di Anna Masera su La Stampa relativo al futuro dell’editoria e del giornalismo nell’era digitale. Senza contare il post di Pier Luca Santoro dedicato alla presentazione del suo ebook “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole” dove il tema centrale è il ripensamento del mondo dell’editoria alla luce delle nuove connessioni permesse dal web. In breve, il tema è delicato e parlare di promesse disattese mi sembra a dir poco prematuro, senza contare che molti addetti ai lavori nascono digitali e si connettono naturalmente alle proprie communities sui social. Senza contare i rapporti tra Pubbliche Amministrazioni e cittadini o il live twitting durante eventi come la nomina del nuovo pontefice.

Il secondo motivo riguarda le nicchie. La ricchezza di un social non si misura con i grandi numeri delle maggioranze. Al contrario, la ricchezza è data dalla varietà di nicchie che trovano al suo interno gli strumenti per comunicare. Tentare di capire Twitter a partire dai Trend topics è voler leggere il Marketing 2.0 con la forma mentis del Marketing 1.0. Il web 2.0 trova la sua ricchezza nel rapporto one-to-one, prescindere da questo principio vuol dire, a parer mio, non afferrare i concetti stessi di 2.0 e di Social.

Parafrasando Ludwig Mies van der Rohe il quale sosteneva che “Dio è nei dettagli”, potremmo sostenere che il 2.0 sta nel singolo Tweet. Ci basti guardare i comportamenti virtuosi di alcuni account come quello di @Einaudieditore per capire in molti abbiano saputo cogliere l’occasione offerta da Twitter. Certo, perché Twitter è un’occasione che gli utenti hanno per creare relazioni digitali. Il social dei 140 caratteri non ha contenuti propri, è ovviamente reso vivo dai cosiddetti Prosumer. Affrontare questo argomento prescindendo dai contenuti, e quindi dalle community delle quali si fa parte, ci mette di fronte ad una scatola vuota, perché sì, un social senza persone è una scatola vuota. I grandi numeri, le grandi folle, lasciamole ai media del passato e accettiamo l’idea che il cuore pulsante dei media del futuro sono le persone.

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